Truppe Nato in Groenlandia: la mossa per difendere l’Artico (da Trump)

Secondo indiscrezioni del Telegraph, il governo britannico starebbe discutendo con gli alleati europei l’invio di una forza militare per cercare di far abbandonare a Trump le pretese di annessione sul territorio autonomo danese
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Truppe della Nato in Groenlandia. Ufficialmente per rispondere alle mire russe e cinesi nell’Artico, in realtà, per difenderla dagli Stati Uniti. L’idea che ha iniziato a circolare tra gli alleati europei è che un rafforzamento dell’attenzione dell’Alleanza nella regione possa spingere il presidente americano Donald Trump a mettere da parte le sue minacce di annettere “con le buone o con le cattive” il territorio, che fa parte del Regno di Danimarca ma che secondo il tycoon è “essenziale per la sicurezza degli Usa”.

Trump parla da tempo di “insufficiente protezione” dell’Artico, arrivando a dire che la difesa dell’isola sarebbe oggi ridotta “a due slitte”. “Noi puntiamo ad acquisire la Groenlandia, non pensiamo a soluzioni provvisorie. Altrimenti la prenderanno Russia e Cina. E non succederà finché sono io il presidente”, ha ribadito la scorsa settimana. Il presupposto sarebbe dunque che se la Nato, di cui fanno parte anche e soprattutto gli Stati Uniti, rafforzasse la propria presenza nell’area, la Casa Bianca non avrebbe motivo per annetterla.

L’idea risponderebbe anche a un’esigenza crescente in seno all’Alleanza stessa, come ha confermato ieri il comandante supremo Alexus Grynkewich durante una conferenza sulla sicurezza in Svezia: quella di tenere a bada Mosca e Pechino.

Difficile, tuttavia, che un maggior impegno della Nato nell’Artico basti a convincere Trump, che ha parlato apertamente di una necessità anche “psicologica” di possedere la Groenlandia, perché “la proprietà ti dà qualcosa che non si può ottenere con un semplice contratto di locazione“.

Londra apre i giochi nella Nato

Comunque, secondo quanto riferisce il Telegraph, il governo britannico sta discutendo con gli alleati europei l’invio di una forza militare in Groenlandia per rispondere all’esigenza di protezione dell’Artico espressa dalla Casa Bianca. “Condividiamo l’opinione del presidente Trump: la crescente aggressività della Russia nell’Estremo Nord deve essere scoraggiata e la sicurezza euro-atlantica rafforzata”, ha dichiarato una fonte governativa citata dal quotidiano.

Funzionari britannici hanno già incontrato i loro omologhi di Germania e Francia, partner del formato E3, per avviare i preparativi di un’iniziativa che coinvolgerebbe più membri dell’Alleanza. Più cauta al momento Parigi, mentre il governo tedesco si è detto pronto “ad aumentare la sicurezza nell’Artico insieme come alleati della Nato”, ribadendo però un punto fermo ampiamente condiviso con il resto del blocco europeo: sul futuro della Groenlandia possono decidere solo Nuuk e Copenaghen. Oggi a Washington il ministro degli Esteri di Berlino, Johann Wadephul, incontrerà il segretario di Stato americano Marco Rubio per parlare anche della questione.

L’ipotesi della “sentinella artica”

Secondo le indiscrezioni del Telegraph, i piani, ancora in fase iniziale, potrebbero prevedere l’impiego di soldati, navi da guerra e aerei, oltre a maggiori investimenti e a un meccanismo di deterrenza strutturato.

Venerdì in ambito Nato è stato sottolineato come la sicurezza artica sia “di interesse comune”, aprendo alla possibilità di un’operazione di rafforzamento sul modello di quanto avvenuto nel Baltico e sul fianco est: una vera e propria “sentinella artica”. La necessità di un ruolo maggiore nell’area è condiviso, sia per offrire a Trump quelle sicurezze che secondo lui mancano al suo Paese, sia per rintuzzare la minaccia russa – la Federazione è lo Stato con più coste artiche – e quella cinese – Pechino ha sviluppato da tempo una propria strategia sull’Artico.

Tra deterrenza e narrazioni contrapposte

I tempi della pax americana sono finiti“, ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz, citato ieri dal commissario alla Difesa Andrius Kubilius nel suo intervento alla conferenza sulla politica di sicurezza e difesa di Sälen, in Svezia. Nella stessa occasione, Grynkewich ha sottolineato che “gli alleati stanno collaborando strettamente sulle questioni artiche” e che è stato concordato di approfondire le attività nella regione, incrementando esercitazioni e cooperazione militare, quest’ultima “mai stata così forte in questa regione”.

Grynkewich ha parlato anche di un rafforzamento delle capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione, oltre a investimenti in infrastrutture e logistica per la mobilità militare. Ha citato la presenza di rompighiaccio e navi da ricerca cinesi nelle acque artiche, affermando che la loro attività “non ha scopi pacifici”, e ha accusato la Russia di “continuare a testare capacità avanzate nel Mare di Barents”. “Navi russe e cinesi conducono sempre più pattugliamenti congiunti” e la minaccia è destinata a crescere, ha avvisato, pur precisando che “al momento siamo ben lontani da una crisi”.

A questa narrazione si contrappone però quella di alcuni funzionari nordici. Diplomatici con accesso ai briefing dell’intelligence Nato, citati dal Financial Times, contestano la presenza massiccia di navi russe e cinesi intorno alla Groenlandia, costantemente evocata anche dall’amministrazione americana. “Non è affatto vero che i cinesi e i russi siano lì”, ha affermato una fonte. “Sono nell’Artico, sì, ma sul lato russo“, ha aggiunto un altro funzionario.

In settimana l’incontro tra Rubio e il ministro degli Esteri danese

Ma gli Stati Uniti vanno avanti, cercando di influenzare le spinte indipendentistiche dei groenlandesi per acquisire l’isola e ipotizzando anche di offrire somme di denaro a ogni groenlandese. Bruxelles da parte sua intende più che raddoppiare i fondi destinati al territorio, con risorse per welfare, sanità, istruzione, transizione verde e sviluppo dell’estrazione di materie prime.

Intanto, gli occhi sono puntati sull’incontro tra Rubioe i ministri degli Esteri danese (Lars Lokke Rasmussen) e groenlandese (Vivian Motzfeldt), confermato per mercoledì, con al centro proprio le rivendicazioni americane sull’isola.