Lo strumento anti-coercizione dell’Unione europea (in inglese Anti-Coercion Instrument, Aci) è il quadro giuridico con cui Bruxelles può identificare e, se necessario, contrastare le pressioni economiche esercitate da un Paese terzo contro l’Ue o contro un singolo Stato membro. L’idea di fondo è che se qualcuno prova a “forzare” una scelta politica europea usando o minacciando misure commerciali, l’Ue possa rispondere in modo credibile.
Che cosa si intende per “coercizione economica”
Per il Regolamento (UE) 2023/2675, adottato il 22 novembre 2023 e applicabile dal 27 dicembre 2023, la coercizione economica si configura quando un Paese terzo applica o minaccia di applicare misure che incidono su commercio o investimenti per impedire o ottenere la modifica/adozione di un atto o di una posizione dell’Ue o di uno Stato membro (quindi non una normale disputa commerciale, ma una pressione finalizzata a un obiettivo politico).
È una definizione volutamente “operativa”: non serve che la minaccia si trasformi sempre in una misura concreta; anche la minaccia credibile può rientrare nella casistica, se punta a condizionare una decisione sovrana.
Deterrenza prima, contromisure poi
La Commissione europea lo dice esplicitamente: l’obiettivo principale dell’Aci è la deterrenza, cioè far sì che lo strumento non debba essere usato perché la controparte capisca che l’Ue ha una risposta pronta. Se però la coercizione avviene, l’Aci si svolge in diversi step:
- accertare formalmente che si tratti di coercizione;
- tentare la soluzione tramite dialogo;
- adottare, come ultima ratio, misure di risposta proporzionate
Questa architettura è coerente con l’impostazione “a gradini”: prima si prova a disinnescare la crisi; se non funziona, si passa alle contromisure.
Come funziona: chi decide e con quale procedura
In sintesi, il flusso previsto dal Regolamento passa per questi passaggi:
• valutazione/istruttoria: la Commissione analizza il caso, raccoglie informazioni e valuta se ricorrono gli elementi di coercizione economica;
• coinvolgimento degli Stati membri: la risposta europea passa attraverso le procedure decisionali previste dal quadro (incluso, se del caso, il via libera degli Stati membri secondo le regole applicabili);
• engagement: prima delle misure, l’Ue punta a far cessare la coercizione tramite dialogo e negoziati;
• misure di risposta: se la coercizione continua, il blocco può adottare contromisure, ‘pescando’ dal paniere di opzioni previste dal Regolamento, che va oltre i semplici dazi.
Che tipo di misure può prevedere l’Aci
Uno dei punti chiave è proprio questo: l’Aci non è limitato ai contro-dazi. Tra le misure che è possibile mettere in campo ci sono:
• restrizioni su import/export (quote, licenze, ecc…);
• interventi su appalti pubblici e accesso a gare;
• possibili leve su servizi, investimenti, proprietà intellettuale e altre aree economiche.
Questo è anche il motivo per cui l’Aci viene etichettato come “bazooka” commerciale: è uno strumento ampio con misure di un certo peso.
L’Aci è già stato usato?
Ad oggi, l’Aci non è stato ancora utilizzato, anche perché la sua efficacia è pensata soprattutto come deterrenza. L’obiettivo non è “aprire guerre commerciali”, ma chiuderle prima che inizino, mostrando che la pressione economica non è una strada conveniente.
La prima volta sarà contro gli Usa?
L’idea di ricorrere allo strumento anti-coercizione è però tornata sul tavolo in questi giorni come forma di risposta alle minacce del presidente Usa Donald Trump, che ha ribadito più volte la sua intenzione di ottenere la Groenlandia, con le buone o con le cattive. E che ha annunciato dazi-sanzioni contro otto Paesi europei che lo scorso fine settimana hanno inviato soldati sull’isola artica, nell’ambito dell’operazione Arctic Endurance avviata dalla Danimarca (cui appartiene la Groenlandia come territorio autonomo) per rispondere alle preoccupazioni sulla sicurezza della regione espresse dal tycoon – in realtà per rendergli più complicato procedere “con la forza”.
Secondo molti analisti, la questione giustifica pienamente il ricorso all’Aci, ma almeno al momento le capitali ci vanno coi piedi di piombo. Ma le cose potrebbero cambiare.
