“Progressi” secondo Mosca, “non facile” per Kiev: il trilaterale di Abu Dhabi si chiude così

Concluso il trilaterale, Zelensky chiede un'accelerazione verso la fine della guerra. Per il russo Dmitriev “avanzamenti positivi” nonostante le interferenze dei "guerrafondai europei e britannici”
22 ore fa
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Putin Zelensky Trump
Da sinistra, Vladimir Putin, Volodymyr Zelensky, Donald Trump in un'immagine di repertorio (Ipa/Fotogramma)

Si è concluso ad Abu Dhabi il nuovo round di negoziati trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, iniziato ieri (4 febbraio). Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riconosciuto la complessità dei colloqui, definendoli “non facili”, ma ha ribadito la disponibilità di Kiev a mantenere un approccio costruttivo. “Vogliamo risultati più rapidi”, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa a Kiev insieme al primo ministro polacco Donald Tusk. Accordo trovato per uno scambio di prigionieri.

Dal lato russo, il negoziatore del Cremlino Kirill Dmitriev ha parlato di “progressi e avanzamenti positivi” nel processo negoziale, sostenendo che tali sviluppi avverrebbero “nonostante i guerrafondai europei e britannici” che “stanno costantemente cercando di interferire nel processo”: lo ha riferito l’agenzia russa Tass, la quale ha riportato anche che i colloqui si sarebbero focalizzati su questioni economiche e territoriali e sulle condizioni per un cessate il fuoco.

Zelensky ha sottolineato che l’Ucraina non accetterà decisioni unilaterali sulla perdita dei propri territori. “I nostri territori sono nostri, anche se temporaneamente occupati”, ha ribadito, precisando che solo Kiev può decretare eventuali rinunce territoriali. Il presidente ucraino ha inoltre confermato che le delegazioni hanno concordato di proseguire il dialogo con ulteriori incontri nel prossimo futuro, pur evidenziando la natura sensibile delle informazioni discusse.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha tuttavia dichiarato che la Russia andrà avanti fino a quando l’Ucraina non adotterà le “decisioni pertinenti”. Non ha specificato quali siano, ma finora Mosca non ha mai ammorbidito le proprie richieste territoriali: il controllo completo del Donbass, anche la parte che non ad oggi non è riuscita a conquistare. Secondo alcune fonti vicine al Cremlino, la Federazione vorrebbe anche che tutte le parti riconoscessero la regione come territorio russo.

Accordo sullo scambio di prigionieri

Uno dei risultati concreti emersi dai colloqui è l’accordo per uno scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev. L’inviato speciale statunitense Steve Witkoff ha annunciato uno scambio di 314 prigionieri per parte, definendolo il primo di questo tipo dopo cinque mesi. “C’è ancora molto lavoro da fare”, ha dichiarato Witkoff, aggiungendo che iniziative come questa dimostrano che “un impegno diplomatico costante può produrre risultati concreti”.

Successivamente, il ministero della Difesa russo ha comunicato che lo scambio effettuato ha riguardato 157 prigionieri per parte. Zelensky ha confermato il rientro in Ucraina di 157 cittadini, tra militari e civili, molti dei quali detenuti dal 2022. Ha definito lo scambio un passo “molto importante” e ha assicurato che il lavoro per la liberazione di tutti i prigionieri proseguirà.

Bombardamenti e crisi energetica

Nonostante i negoziati, la situazione sul terreno resta critica. Nella notte, le forze russe hanno lanciato attacchi con droni su Kiev, causando almeno un ferito. Esplosioni sono state udite in diversi quartieri della capitale, tra cui Obolonskyi, Sviatoshynskyi e Solomianskyi. Dopo una breve pausa dei raid, concessa (ma non rispettata in pieno dalla Russia) su richiesta del presidente statunitense Donald Trump, Mosca ha ripreso i bombardamenti negli ultimi giorni.

Gli attacchi hanno colpito anche le infrastrutture energetiche. Oltre 53mila famiglie sono rimaste senza elettricità nella città di Zaporizhzhia e nelle aree circostanti. Blackout e interruzioni di emergenza sono stati segnalati anche in altre regioni del Paese, mentre le autorità ucraine continuano a segnalare una situazione critica per il sistema elettrico nazionale.

Il ruolo dell’Unione europea

Parallelamente ai colloqui di Abu Dhabi, nelle cancellerie europee da un po’ di tempo si parla di istituire un inviato speciale dell’Unione europea per l’Ucraina. L’idea, ancora in fase ipotetica, avrebbe l’obiettivo di garantire una presenza diretta dell’Ue ai futuri tavoli negoziali. La scelta dell’eventuale inviato spetterebbe al Consiglio europeo e il tema potrebbe essere affrontato a margine del ritiro dei leader dei Ventisette previsto per il 12 febbraio nel castello di Aiden Biesen.

Secondo quanto riferito da fonti europee, la Francia sarebbe tra i principali sostenitori della ripresa del dialogo con Mosca. Anche alcuni Paesi dell’Europa orientale, come Estonia e Lettonia ma anche l’Italia, hanno espresso la necessità di una figura dedicata che rappresenti la posizione dell’Ue nei negoziati sull’Ucraina. Resta aperta la discussione sul ruolo che questo inviato dovrebbe avere: se di semplice facilitatore o di rappresentante ufficiale della linea europea.

Parigi martedì ha inviato nella capitale russa il principale consigliere diplomatico Emmanuel Bonne per colloqui, suscitando critiche nel blocco. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha definito la mossa “diplomazia patetica”.