Prezzi dell’energia troppo alti: l’Ets europeo finisce sotto accusa

L’aumento dei prezzi dell’elettricità riaccende il dibattito sul sistema di scambio delle emissioni: Italia in prima linea per una revisione o una sospensione del meccanismo
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Wopke Hoekstra
Wopke Hoekstra (Anp/Ipa/Fotogramma)

“L’unica via d’uscita dalla situazione attuale è una maggiore indipendenza energetica, e il sistema Ets è fondamentale per raggiungere l’autonomia strategica“. Dunque va mantenuto. Lo ha sottolineato ieri il commissario europeo al Clima, Wopke Hoekstra, arrivando al Consiglio Ambiente a Bruxelles. Con l’impennata dei prezzi dell’elettricità dovuta alla crisi in corso nel Golfo Persico, il sistema Ets è diventato un terreno di scontro tra le capitali, con alcune che vorrebbero sospenderlo o abbandonarlo in modo da alleggerire l’onere sulle bollette e altre – in effetti la maggioranza – che intende portarlo avanti.

La Commissione è di quest’ultimo avviso, pur riconoscendo la necessità di apportare delle modifiche al meccanismo. Modifiche che, ha affermato ieri Hoekstra, verranno definite entro il terzo trimestre di quest’anno. “Stiamo accelerando il lavoro sulla prossima revisione dell’Ets, in particolare per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030“, ha annunciato la presidente Ursula von der Leyen in una lettera inviata martedì ai leader europei.

Verso il Consiglio europeo

Il tema sarà discusso domani, tra le altre cose, in occasione del Consiglio europeo. Il punto è la questione energetica: l’Europa ha un problema strutturale di alti prezzi dell’elettricità, che gli shock dovuti all’invasione russa dell’Ucraina aveva già reso urgente risolvere. Ora, con la crisi del petrolio e del gas dovuta all’intervento Usa-Israele contro l’Iran, non si può più rimandare.

Sempre domani, la Commissione ufficializzerà le misure che intende prender per far fronte all’impennata dei prezzi, ma al di là del contingente, la Commissione intende agire su ciò che contribuisce al costo finale dell’elettricità: reti, i prezzi di rete e anche l’Ets.

Cos’è e come funziona il sistema Ets

L’Ets (Emissions Trading System) è il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂, basato sui principi del ‘chi inquina paga‘ e del ‘cap and trade’. L’Unione europea stabilisce un tetto massimo alle emissioni complessive consentite per determinati settori (energia, industria, aviazione), distribuendo o vendendo quote di emissione alle imprese. Le aziende che emettono meno CO₂ possono vendere le quote in eccesso, mentre quelle che superano i limiti devono acquistarne di aggiuntive sul mercato.

Nel tempo, il tetto complessivo viene progressivamente ridotto, incentivando la diminuzione delle emissioni e orientando gli investimenti verso tecnologie più pulite. Il prezzo delle quote è determinato dal mercato e rappresenta un segnale economico per guidare la transizione energetica.

La revisione dell’Ets

Secondo quanto annunciato da Hoekstra, una revisione del meccanismo, che dal 2005 ha consentito una rilevante riduzione delle emissioni inquinanti, arriverà alla fine del secondo trimestre o all’inizio del terzo trimestre. “Il nostro piano attuale è di assicurarci che ci occupiamo innanzitutto, nei prossimi due mesi, del meccanismo di stabilità e del benchmark”, ovvero i parametri di riferimento dell’Ets.

Naturalmente, a tal fine occorre “avere il contributo dei leader entro la fine di questa settimana, per calibrare non solo ciò che è necessario, ma anche quando è necessario”.

Calibrare, ma non smantellare: “È di fondamentale importanza continuare con l’Ets”, ha affermato il commissario, perché questo, anche a prescindere dalle politiche ambientali, consente di muoversi verso una “maggiore indipendenza energetica”, che è “l’unica via d’uscita dalla situazione attuale”.

“Ciò significa maggiori investimenti nella rete, più energie rinnovabili, più nucleare, più sistemi di accumulo: è ciò di cui l’Europa ha bisogno, per ragioni climatiche, ma – nell’attuale arco temporale – almeno altrettanto per ragioni di competitività e certamente di indipendenza”, ha precisato.

“Diffusa preoccupazione”

Non tutti concordano. Ieri, una riunione di coordinamento ministeriale del gruppo dei Paesi creatosi nel contesto del recente negoziato sulla legge per il clima, tenutasi a margine del Consiglio Ambiente, ha “registrato “una diffusa preoccupazione soprattutto per l’incidenza dell’Ets, sia quello sulla produzione termoelettrica che quello sull’industria, sulle economie dei Paesi membri“.

I partecipanti alla riunione – Austria, Croazia, Grecia, Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Ungheria – “si sono ripromessi di proporre iniziative comuni per affrontare questo problema“.

“Ets pietra angolare europea”

DI contro, il 12 marzo Danimarca, Finlandia, Portogallo, Spagna, Svezia in una lettera congiunta hanno definito l’Ets “la pietra angolare della strategia climatica e industriale europea” e il mezzo più efficace “per ridurre le emissioni e guidare gli investimenti”.

Di conseguenza, “i tentativi di indebolire, sospendere o limitare il sistema Ets minerebbero la fiducia degli investitori, penalizzerebbero chi si muove per primo, distorcerebbero la parità di condizioni e rallenterebbero la trasformazione delle nostre economie”. Anche la Germania accetterebbe solo “lievi aggiustamenti”, che non incidano sulla traiettoria verde intrapresa dalle aziende.

Delloo scontro sulla possibile revisione dell’Ets e del market design elettrico se ne è parlato anche al Consiglio Energia di lunedì 16 marzo. Nell’occasione, l’Austria ha presentato una proposta di mediazione centrata sulla trasparenza nella determinazione del prezzo dell’elettricità che consentirebbe di valutare possibili misure senza stravolgere il meccanismo.

Come ha spiegato un alto funzionario europeo in un incontro riservato con la stampa, “ci aspettiamo che alcuni leader sostengano di rivedere l’Ets, ma la maggioranza dei Paesi continua a ritenere il sistema indispensabile e vuole mantenerlo in piedi”.

L’Italia chiede la sospensione dell’Ets

L’Italia, insieme all’Ungheria, è tra i Paesi più determinati verso la revisione o la sospensione del meccanismo. Già il 27 febbraio Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, aveva avanzato una richiesta in tal senso.

Sul tema è tornato lunedì, a margine del Consiglio Energia dell’Ue, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sottolineando che l’Italia chiede “una revisione del sistema Ets che ne limiti gli effetti sul prezzo dell’energia, riduca la volatilità e prezzo delle quote e limiti le dinamiche speculative, così che il meccanismo possa guidare efficacemente la transizione“.

“Noi chiediamo la sospensione dell’Ets per quanto riguarda il termoelettrico, o in alternativa una soluzione che eviti di triplicare il valore dell’Ets sul prezzo dell’energia”, ha detto ancora affermando che “la a natura dell’Ets è assimilabile a una tassa e sulla bolletta italiana pesa complessivamente per oltre 7 miliardi”. “Chiediamo una correzione di tutto ciò. Poi può essere la sospensione, può essere una valutazione anche di tipo diverso“, ha aggiunto.

Tra le possibili opzioni, per Pichetto Fratin ci sono l’uso degli extraprofitti energetici, la defiscalizzazione o la non applicazione dell’Iva sull’Ets. Ma in tal senso “esiste un vincolo di direttiva europea”, ha ricordato.

Il governo italiano ha già previsto, all’art. 6 del decreto bollette, l’eliminazione del costo dell’Ets per i produttori termoelettrici. Bruxelles dovrà decidere della compatibilità della misura con le norme comunitarie.

La lettera di von der Leyen

Palazzo Berlaymont comunque non sembra avere in mente modifiche strutturali al meccanismo di scambio quote. Nella sua lettera sulla competitività inviata martedì in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo, la presidente della Commissione ha fatto sapere di stare “accelerando i lavori sulla prossima revisione dell’Ets, in particolare per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030”.

“Dobbiamo velocizzare il sostegno alle industrie ad alta intensità energetica nel loro percorso di modernizzazione e riduzione delle emissioni di carbonio” e creare uno “strumento ponte accelerato, finanziato con le quote Ets, con particolare attenzione agli Stati membri a basso reddito”, in vista dell’istituzione della Banca per la decarbonizzazione industriale.

La Commissione, ha continuato la presidente, adotterà a breve i parametri di riferimento dell’Ets, “tenendo conto delle preoccupazioni espresse dall’industria”, e “presenterà una proposta per aumentare la capacità di intervento della Riserva di stabilità del mercato, in modo che possa affrontare in modo più efficace l’eccessiva volatilità dei prezzi e mantenerli sotto controllo nel breve termine”.

Per quanto riguarda l’attuale impennata dei prezzi, Bruxelles valuterà, caso per caso, la possibilità per gli Stati membri di “sovvenzionare o porre un tetto massimo al prezzo della produzione di energia elettrica da centrali a gas e ridistribuire i ricavi intramarginali”, un escamotage già adottato nel 2022.

Ma l’ipotesi di un price cap non è stato accolto con favore da aziende e trader, secondo cui “indebolirebbe la posizione dell’Europa nell’attrarre l’offerta globale”. “Se i prezzi all’ingrosso fossero artificialmente mantenuti sotto ai livelli del mercato globale, i carichi di Gnl verrebbero probabilmente dirottati verso altre regioni, rischiando interruzioni dell’approvvigionamento a breve termine”, affermano in due lettere in risposta di quella della Commissione.

Tra le misure indicate da von der Leyen ci sarebbe anche l’aumento dell’offerta di permessi di emissione nel mercato del carbonio dell’Unione per tenere sotto controllo i prezzi nel breve termine. L’annuncio ha fatto scendere il costo del carbonio in Europa di oltre il 5%.

Bruxelles dice no al ritorno al gas russo

Nessuna possibilità, invece, per il ritorno al gas e al petrolio russo, come ha proposto di fare il premier ungherese Viktor Orbán. Un’ipotesi che ha trovato il sostegno del primo ministro belga, Bart de Wever, che in settimana ha dichiarato che l’Unione dovrebbe negoziare con Mosca e, col tempo, “riconquistare l’accesso a energia a buon mercato”.

Ma la Commissione esclude questa strada. “L’Ue non cederà alle pressioni per riallacciare i rapporti con la Russia pur di compensare l’impennata dei prezzi dell’energia innescata dalla guerra in Iran“, ha dichiarato Dan Jørgensen, commissario per l’Energia a margine del Consiglio di lunedì.

“Siamo stati dipendenti dall’energia russa per troppo tempo, permettendo a Putin di ricattarci e di usare l’energia come un’arma contro di noi; siamo determinati a mantenere la rotta su questi temi,” ha spiegato. “Sarebbe un errore ripetere ciò che abbiamo fatto in passato. In futuro, non importeremo dalla Russia nemmeno una singola molecola“.