A partire dal 2026, il regime fiscale delle spedizioni di basso valore provenienti da Paesi extra-Ue cambia in modo strutturale. Per la prima volta, pacchi finora marginali per valore unitario entrano stabilmente nel perimetro della politica doganale europea e italiana. La svolta non riguarda un singolo tributo, ma una revisione dell’impianto che ha sostenuto negli ultimi anni l’e-commerce transfrontaliero a basso costo.
Il cambiamento nasce da due decisioni distinte ma convergenti: l’introduzione, a livello Ue, di un dazio fisso sulle spedizioni sotto i 150 euro e, in parallelo, di un contributo nazionale italiano applicato alle importazioni di modico valore provenienti da Paesi terzi. Due strumenti diversi per natura giuridica e finalità, che insistono sugli stessi flussi e pongono un problema di coordinamento operativo e normativo.
La fine della franchigia e il nuovo dazio europeo sui piccoli pacchi
Dal 1° luglio 2026 l’Unione europea applicherà un dazio doganale fisso di 3 euro sulle spedizioni di valore dichiarato fino a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue. La misura, approvata dal Consiglio dell’Unione europea nel dicembre 2025, segna il superamento della franchigia doganale che per anni ha consentito l’ingresso di pacchi di basso valore senza dazi, pur in presenza dell’obbligo IVA.
Il nuovo prelievo è concepito come soluzione transitoria nel quadro della riforma dell’Unione doganale, che mira a superare progressivamente il criterio della soglia di valore e a introdurre un sistema di tassazione più coerente con la tipologia delle merci importate. La scelta di un importo fisso risponde a una logica di semplificazione amministrativa: l’applicazione dei dazi ordinari a milioni di micro-spedizioni avrebbe comportato costi di gestione sproporzionati rispetto al gettito.
Il dazio europeo si applica in larga parte alle spedizioni e-commerce gestite tramite il sistema Import One-Stop Shop, che consente ai venditori extra-Ue di assolvere l’IVA in modo centralizzato. L’obiettivo dichiarato è ridurre le distorsioni competitive generate dall’ingresso massiccio di beni a basso prezzo e alleggerire la pressione operativa sulle dogane, spesso chiamate a gestire volumi elevatissimi con margini di controllo limitati.
La misura non introduce restrizioni quantitative né automatismi di politica commerciale, ma amplia il perimetro delle importazioni soggette a prelievo, rendendo strutturale un controllo che finora era parziale. In questo senso, il dazio di 3 euro rappresenta un primo passaggio verso la revisione complessiva del sistema doganale europeo prevista entro il 2028.
L’intervento italiano sulle spedizioni extra-Ue sotto i 150 euro
Parallelamente alla decisione europea, la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un contributo di 2 euro per ciascuna spedizione di modico valore proveniente da Paesi terzi, entro la soglia dei 150 euro. La misura non configura un dazio doganale in senso stretto, ma un contributo nazionale destinato alla copertura delle spese amministrative connesse agli adempimenti di controllo e sdoganamento.
L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha chiarito che il contributo è riscosso all’atto dell’importazione definitiva. Il perimetro applicativo non è limitato formalmente all’e-commerce, ma riguarda le spedizioni di basso valore immesse in libera pratica, un ambito che di fatto coincide in larga parte con i flussi generati dalle piattaforme di vendita online extra-Ue.
Il contributo è destinato a incidere su una platea molto ampia di spedizioni. In fase di manovra sono circolate stime che parlano di alcune centinaia di milioni di colli potenzialmente interessati ogni anno, con un gettito atteso significativo. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità amministrativa delle dogane e attenuare l’asimmetria di trattamento tra operatori europei e venditori extra-Ue.
La coesistenza tra il contributo nazionale e il dazio europeo solleva una questione di coordinamento. La politica commerciale e doganale rientra nella competenza esclusiva dell’Unione europea, mentre il contributo italiano è qualificato come misura amministrativa interna. La distinzione è giuridicamente rilevante, ma sul piano pratico comporta un aggravio complessivo sugli stessi flussi di importazione.
Il rischio di sovrapposizioni è attenuato dal diverso calendario di entrata in vigore e dalla diversa qualificazione dei due strumenti, ma resta aperta la necessità di chiarire, in sede attuativa, modalità di riscossione, soggetti obbligati ed eventuali esenzioni. Il coordinamento con le strutture doganali europee sarà decisivo per evitare duplicazioni operative o contenziosi.
Effetti su e-commerce, consumatori e mercato interno europeo
L’effetto combinato delle nuove misure è destinato a incidere sull’intero ecosistema dell’e-commerce transfrontaliero. Per i grandi marketplace extra-Ue, l’introduzione di un prelievo fisso per spedizione modifica l’equilibrio economico delle importazioni di basso valore, in particolare per prodotti con margini ridotti e prezzi molto contenuti.
L’impatto sui consumatori finali dipenderà dalle strategie adottate dagli operatori: assorbimento dei costi, trasferimento sul prezzo finale o riorganizzazione delle catene logistiche, anche attraverso l’utilizzo di magazzini e hub di distribuzione all’interno dell’Unione. In ogni caso, viene meno uno dei principali vantaggi competitivi legati all’assenza di dazi sulle micro-spedizioni, che aveva favorito l’espansione di piattaforme extra-Ue nel mercato europeo.
Dal punto di vista delle imprese europee, il nuovo assetto riduce una delle asimmetrie più evidenti senza introdurre misure protezionistiche in senso stretto. La revisione del regime di basso valore non chiude il mercato, ma riallinea il trattamento fiscale delle importazioni a quello delle produzioni interne, intervenendo su una distorsione accumulata nel tempo.
Sul fronte amministrativo, le autorità doganali sono chiamate a gestire un volume elevatissimo di operazioni con strumenti semplificati ma più pervasivi. La riforma in corso richiede un rafforzamento dei sistemi informativi e una cooperazione più stretta tra Stati membri, per evitare che l’aumento dei controlli rallenti i flussi commerciali. La tassa sui pacchi extra-Ue si inserisce così in una revisione più ampia del rapporto tra commercio digitale globale e regole fiscali europee, destinata a ridisegnare in modo permanente il perimetro delle importazioni di basso valore.
