Orbán a Zelensky: “Sul petrolio useremo la forza”. La replica: “Mandiamo i soldati a casa sua”

Nuovo scontro politico tra Kiev e Budapest. Bruxelles interviene e bacchetta l'ucraino: "Minacce inaccettabili"
6 ore fa
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Il premier ungherese Viktor Orbán
Il premier ungherese Viktor Orbán (Ipa/Fotogramma)

Scambio di minacce tra il primo ministro ungherese Viktor Orbán e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Tanto che Bruxelles, che inizialmente non ha voluto commentare, è intervenuta ammonendo il leader slavo: “Non devono esserci minacce contro gli Stati membri dell’Ue”, ha dichiarato oggi ai giornalisti il ​​portavoce della Commissione, Olof Gill. ”In particolare, come Commissione europea siamo molto chiari sul fatto che quel tipo di linguaggio non è accettabile“.

Ma cos’era successo?

Orbán minaccia di “usare la forza”

Ieri Orbán sui social ha avvisato Kiev che intende “rompere con la forza il blocco petrolifero ucraino“, e che non cercherà “nessun accordo, nessun compromesso”, con riferimento alla pipeline Druzhba che porta il greggio dalla Russia all’Ungheria passando attraverso l’Ucraina. A fine febbraio, un attacco russo ha danneggiato l’infrastruttura, ma secondo Budapest l’Ucraina ne sta rallentando la riparazione in modo pretestuoso. La situazione ha offerto al premier magiaro l’occasione per bloccare il prestito da 90 mld vitale per Kiev e per rinfocolare una campagna elettorale interna che al momento lo vede sfavorito.

Zelensky “sta lanciando minacce perché vuole un governo filo-ucraino in Ungheria”, ha affermato.

“Vinceremo. Abbiamo strumenti politici e finanziari, e con questi li costringeremo il prima possibile a riaprire l’oleodotto Friendship”, ha promesso Orbán su X, con una musica epica di sottofondo.

Zelensky minaccia di mandare soldati a casa di Orbán

Zelensky non è stato a subire e ha prima preso in giro la controparte, affermando che i russi “ci stanno uccidendo, e noi dovremmo dare il petrolio al povero Orbán, perché senza non può vincere le elezioni”. Poi lo ha minacciato a sua volta: “Speriamo che una certa persona nell’Ue non continui a bloccare i 90 miliardi (…) e che i soldati ucraini abbiano le armi. Altrimenti, daremo l’indirizzo di questa persona alle nostre forze armate, ai nostri ragazzi. Lasciamo che lo chiamino, che parlino con lui nella loro lingua”.

Orbán sfavorito alle elezioni di aprile

Quello dell’energia è un tema fondamentale per Orbán, che ha sempre rifiutato di abbandonare le forniture russe, ponendosi, anche su questo tema, in contrasto il resto del blocco europeo, che invece sta procedendo al phase out (con tutte le conseguenze del caso, come dimostra la chiusura dello Stretto di Hormuz per la crisi nel Golfo).

Le elezioni parlamentari in Ungheria sono previste il 12 aprile, ma per la prima volta in quasi 15 anni Orbán è svantaggiato rispetto al suo rivale, Péter Magyar del partito filo-europeo Tisza. Il premier sta dunque cercando di cavalcare il danneggiamento all’oleodotto Amicizia, sostenendo che Ucraina e Ue siano in combutta per privare il suo Paese dell’accesso al carburante a basso costo, e che Bruxelles collabori con la Croazia per bloccare il rifornimento attraverso il mare Adriatico.

Intanto, Péter Magyar si è schierato dalla parte di Orbán e ha criticato Zelenskyy.

L’Ungheria ha arrestato sette ucraini

A peggiorare il quadro, ieri Budapest ha dichiarato di aver arrestato sette ucraini, dipendenti della banca statale Oschadbank, che trasportavano 35 milioni di euro in contanti e 9 kg di oro, con l’accusa di riciclaggio di denaro. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha specificato che il trasporto stava avvenendo nell’ambito di un’operazione bancaria di routine e su X ha attaccato: “Stiamo parlando di un’Ungheria che prende ostaggi e ruba denaro. Se questa è la ‘forza’ annunciata oggi dal signor Orbán, allora si tratta della forza di una banda criminale. Questo è terrorismo di Stato e racket”.

Sybiha ha aggiunto che il governo si riserva “il diritto di adottare misure appropriate, tra cui l’imposizione di sanzioni e altre misure restrittive”. “Tutti coloro che sono responsabili della presa e della detenzione in ostaggio dei nostri cittadini saranno ritenuti responsabili”, ha scritto ancora sui social media.

Kiev in una nota diplomatica ha chiesto il “il rilascio immediato” dei suoi cittadini e avvertito di stare preparando “le prossime azioni, anche a livello Ue”. E afferma di aver avviato un “procedimento penale” per l’incidente.

Balázs Orbán, direttore politico dell’ufficio del primo ministro Viktor Orbán (con cui non c’è parentela), ha invece dichiarato che “le autorità ungheresi hanno avviato un’indagine completa” sul trasporto dei fondi e che Budapest “chiederà risposte alla leadership ucraina” su “chi sta dietro a questo denaro e cosa è destinato a finanziare”.

Oggi il portavoce internazionale del governo ungherese Zoltán Kovács ha fatto sapere che i sette ucraini arrestati saranno “espulsi dall’Ungheria“.

Blocco del prestito

Ma la partita principale si gioca su ben altro denaro. Come accennato, Orbán ha preso a pretesto il rallentamento nella riparazione dell’oleodotto per bloccare il prestito da 90 mld deciso a fine dicembre dall’Ue per sostenere Kiev nello sforzo bellico.

Il premier magiaro ha condizionato il suo assenso alla riparazione dell’infrastruttura, e la stessa cosa ha fatto il leader slovacco Robert Fico, il cui Paese dipende anch’esso dal greggio russo: un grattacapo da cui Bruxelles non riesce a venir fuori da oltre una settimana.

Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó e quello degli Esteri slovacco Juraj Blanár hanno scritto al commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen perché Bruxelles “garantisca che rotte di approvvigionamento petrolifero ininterrotte e diversificate rimangano disponibili per la nostra regione”.

“c’è molta retorica crescente e incendiaria”, ha sottolineato Gill, aggiungendo che lo scopo della Commissione è “far sì che tutti si calmino un po’”, perché “tale retorica da parte di tutti non è né utile né favorevole al raggiungimento degli obiettivi comuni”. Bruxelles, ha fatto sapere, sta avviando “discussioni attive con tutte le parti” per risolvere la questione.

Allo stesso tempo, l’Ue ha informato che prevede che Kiev finisca i fondi alla fine di aprile e non alla fine di marzo come detto finora. Questo consentirebbe al blocco di aspettare un cambio di leadership a Budapest e dunque che il veto venga meno da solo. Ma che Orbán perda non è scontato.

“In un modo o nell’altro, manterremo fede al prestito”, ha affermato la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen. “Voglio essere molto chiara: abbiamo diverse opzioni e le utilizzeremo”.