Un singolo bottone può distruggere molto più di tutti i droni, i tank e i missili messi insieme. Domani, 5 febbraio 2026, il mondo si sveglierà senza protezione dalle armi nucleari: il trattato New Start, ultimo baluardo di deterrenza nucleare tra Usa e Russia, scadrà alle 23:59 di oggi e non è stato rinnovato.
Cosa è il New Start
Il New Strategic Arms Reduction Treaty (New Start) era l’ultimo trattato bilaterale a limitare gli arsenali nucleari strategici di Stati Uniti e Russia. Per la prima volta dagli anni Settanta, quando iniziarono i negoziati Salt I, non esisterà più alcun vincolo giuridico internazionale sulle testate nucleari delle due superpotenze. Senza un rinnovo, il mondo entra in un territorio inesplorato: nessuna ispezione, nessuna trasparenza, nessun limite numerico alle testate.
Firmato nel 2010 dal presidente americano Barack Obama e dall’allora presidente russo Dmitry Medvedev (oggi Vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa), il trattato entrò in vigore nel 2011 con validità decennale. Nel 2021, poco dopo il suo insediamento, Joe Biden ottenne da Vladimir Putin un’estensione di cinque anni, l’unico prolungamento consentito dal testo.
I limiti al nucleare Usa e Russia
Il New Start fissava tre limiti numerici chiari per entrambe le potenze:
- un massimo di 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate (cioè pronte al lancio su missili operativi);
- 800 vettori complessivi tra operativi e non (missili balistici intercontinentali Icbm, sottomarini lanciamissili Slbm e bombardieri pesanti);
- 700 vettori operativi contemporaneamente in servizio.
Non solo: il trattato prevedeva anche un sistema di verifica reciproca attraverso ispezioni in loco (diciotto all’anno per ciascuna parte), notifiche preventive su nuovi dispiegamenti con 48 ore di preavviso e scambio regolare di dati sugli arsenali.
Questo meccanismo di trasparenza aveva reso possibile, per oltre un decennio, una “deterrenza prevedibile“: ciascuna delle due potenze sapeva esattamente cosa possedeva l’altra, riducendo il rischio di errori di calcolo e false percezioni.
Un trattato zoppo dal 2023
Il New Start era già morente da tre anni. Il 28 febbraio 2023, un anno dopo l’invasione dell’Ucraina, Putin annunciò la sospensione unilaterale della partecipazione russa, accusando l’Occidente di “ipocrisia strategica“. Mosca non uscì formalmente dal trattato, ma bloccò tutte le ispezioni in loco e interruppe lo scambio di dati sulla telemetria dei lanci missilistici. Insomma, fino a oggi il trattato non è vivo, né morto, ma in stato vegetativo. Gli Stati Uniti risposero a loro volta bloccando le notifiche e rifiutando le ispezioni, considerando la sospensione russa “giuridicamente invalida”.
Tuttavia, entrambi i Paesi hanno continuato a rispettare i limiti numerici sulle testate, pur senza alcuna verifica esterna. Questo delicato equilibrio, basato su auto-restrizione volontaria ma senza garanzie, termina definitivamente domani.
Cosa succede adesso
Senza il rinnovo del trattato Usa e Russia avranno piena libertà di riarmo: potranno aggiungere testate sui missili esistenti (la pratica chiamata “uploading“), lanciare nuovi vettori, espandere gli arsenali senza limiti numerici. Gli esperti avvertono però che i cambiamenti concreti non saranno immediati: servirebbero dai sei ai dodici mesi per modifiche operative significative. Il rischio è incrementale.
Finisce anche la “deterrenza trasparente“: finora, anche con il trattato tecnicamente sospeso, entrambe le potenze continuavano a rispettare i limiti per segnalare stabilità strategica. Da domani, 5 febbraio, non ci sarà nessuna certezza a riguardo.
La proposta di Putin ignorata da Trump
Lo scorso settembre 2025, Vladimir Putin aveva offerto a Donald Trump un’estensione volontaria di un anno per i soli limiti numerici, senza ripristinare le verifiche. “La Russia è pronta a continuare ad aderire ai limiti centrali del New Start per un anno dopo il 5 febbraio 2026, se gli Stati Uniti faranno lo stesso”, aveva dichiarato il presidente russo durante una riunione del Consiglio di sicurezza russo. Rose Gottemoeller, ex negoziatrice americana del New Start, aveva definito la proposta “realizzabile con una semplice dichiarazione congiunta non vincolante, senza negoziati lunghi”.
Da Washington, però, non è mai arrivata una risposta ufficiale alla proposta del Cremlino. Il presidente americano Donald Trump vuole un accordo “più ampio” che includa anche la Cina, l’altra superpotenza globale. Pechino, però, rifiuta categoricamente: con circa 600 testate nucleari contro le oltre 5.000 di Usa e Russia, considera la richiesta “né ragionevole né realistica“. Ad agosto 2025 il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha ribadito che “i Paesi con i maggiori arsenali nucleari devono adempiere alle proprie responsabilità speciali nel disarmo nucleare“.
Il fantasma che aleggia sull’Ucraina
Il trattato scaduto è anche il fantasma che aleggia sui negoziati di pace tra Trump e Putin sull’Ucraina. Il presidente americano vuole negoziare con Mosca, ma evita di affrontare frontalmente la questione nucleare. Dal canto suo, Putin userà quasi certamente il New Start scaduto come leva di pressione nei negoziati, minacciando di espandere l’arsenale se Washington non convincerà Zelensky a cedere i territori ucraini nel mirino di Mosca.
Il rischio “escalation immediata” per l’Europa
Il vuoto nucleare riapre scenari da Guerra fredda. La questione riguarda da vicino anche il continente europeo: senza limiti agli arsenali strategici, tornano anche i missili a medio raggio, quelli vietati dal Trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), abrogato da Trump nel 2019 e definitivamente sepolto dalla Russia a dicembre 2024.
Diversi indizi gettano ombra sulla sicurezza dell’Europa.
La Russia ha già annunciato il dispiegamento di missili ipersonici Oreshnik in Bielorussia, gli stessi usati su Dnipro; gli Stati Uniti preparano il dispiegamento di missili a medio raggio in Germania nel 2026 mentre Francia, Germania e Regno Unito stanno sviluppando missili con gittata superiore ai 2.000 chilometri nell’ambito del consorzio europeo Elsa (European Long-Range Strike Approach).
L’Europa rischia di trasformarsi nuovamente in una “zona di escalation immediata“, come durante la crisi degli euromissili degli anni Ottanta.
Il rischio di proliferazione globale
L’abbandono del controllo degli armamenti da parte delle due superpotenze invia un segnale devastante al resto del mondo perché indebolisce il Trattato di non proliferazione nucleare (Npt), in vigore dal 1970. Paesi nucleari minori come Iran, Corea del Nord, Pakistan e Israele potrebbero interpretare la fine del trattato come un via libera all’arricchimento dell’arsenale.
Teheran ha già minacciato il ritiro dal Npt in risposta alle sanzioni europee, evocando il fantasma di una nuova proliferazione incontrollata.
Senza limiti e trasparenza, ogni potenza nucleare sarà costretta a supporre il peggio dell’altra e a riarmare per prevenire. Inoltre, in assenza di canali di comunicazione consolidati e certezze numeriche, il rischio di incidenti (errori radar, falsi allarmi, interpretazioni sbagliate di manovre militari) diventa molto più alto.
Già nel 1964 “Il Dottor Stranamore”, capolavoro cinematografico di Stanley Kubrick, ci metteva in guardia su letale ordigno “Fine del mondo” affidandosi alle parole del Colonnello Mandrake: “Non ho una gran pratica, per così dire, di mitragliatrici. Anche durante la guerra sapevo solo spingere il bottone“.
