Multilateralismo in pausa: il ritorno della politica del più forte. Ma il diritto internazionale è ‘solo’ ferito

Al Festival del Sarà a Roma, l’ambasciatore Piero Benassi invita a evitare letture catastrofiche, anche se, sottolinea il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, "il diritto internazionale si rompe un pezzo alla volta". Mentre il mondo scivola verso il multipolarismo e la democrazia è in difficoltà, l'Europa che ruolo avrà?
2 settimane fa
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“Quando si parla della morte del diritto internazionale bisognerebbe stare un po’ attenti. Il diritto internazionale attualmente subisce una gravissima ferita perché viene colpito uno dei suoi elementi importanti – la legittimità dell’uso della forza -, ma questo non è tutto il diritto internazionale. La maggior parte del vivere civile all’estero ancora regolato dal diritto internazionale. Se partiamo da considerazioni drammatiche, dopo non abbiamo la chiave per superare questo problema”. Piero Benassi, già rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione europea, ha portato uno spiraglio di ottimismo intervenendo lo scorso 11 marzo alla tappa romana del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro. Un incontro dedicato all’Era della supremazia, quella in cui tecnologia ed energia sono le nuove armi degli Stati, che si affidano alla legge del più forte per regolare i propri rapporti.

Ideato e diretto da Antonello Barone, ospitato dalla Camera di Commercio di Roma e promosso dalla Camera di Commercio del Molise in collaborazione con Unindustria Lazio e Biennale Tecnologia del Politecnico di Torino con il patrocinio istituzionale della Camera di Commercio di Roma, il Festival è giunto alla sua undicesima edizione.

Durante i tre panel in cui si è articolato il Festival – su deterrenza sovrana europea, conflitti ibridi e sovranità energetica – si è parlato molto della crisi del diritto internazionale. Una crisi decretata soprattutto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha impostato il suo secondo mandato con una linea ‘dura’, transazionale, prevaricatrice e fuori da ogni regola, galateo e protocollo. Per l’ambasciatore, anche se il diritto internazionale è ancora vivo, è altrettanto vero che il vecchio ordine globale è oggi in crisi, con il prevalere di “un certo modo di intendere la politica internazionale”, quello trumpiano del “io faccio una cosa solo se tu me ne dai una in cambio, che è un po’ il contrario della Carta delle Nazioni Unite”.

Verso un mondo multipolare: l’Europa ci sarà?

Quello che è sicuramente evidente, ha continuato Benassi, è che “il multilateralismo si prenderà una fase di congedo abbastanza prolungata” a favore di “un sistema multipolare“. E qui si nasconde in bella vista una domanda per noi fondamentale: “Sicuramente ci saranno come global player Stati Uniti, Cina, Russia – questa solo per le testate nucleari – e in prospettiva India e Giappone. Ci sarà anche l’Europa”?

Per l’ambasciatore, tutto dipende da come l’Unione gestirà i “beni pubblici europei – transizioni gemelle verde e digitale, difesa, energia -: nessuno di loro può essere trattato solo fino al confine di uno stato membro”.

E dipende anche dalla competizione tra Usa e Cina, su cui si gioca la partita globale e in cui l’Europa si trova stretta. Tra i tre blocchi ci sono delle differenze: “In America tutti sono liberi di fare tutto, lo stesso è avvenuto in Cina ma attraverso i sussidi statali. Per gli americani tutto è permesso, per i cinesi tutto è permesso ma tutto è controllato“.

L’Europa dal canto suo “è più avanti di entrambe dal punto di vista normativo e concettuale, col Digital service Act e il Digital Marketing Act che difendono la protezione del consumatore di fronte all’enorme strapotere delle piattaforme digitali e la vecchia regola della lotta all’abuso di posizione dominante”. Ma l’Ue è indietro tecnologicamente, perciò “deve fare il salto di qualità negli investimenti”, tenendo presente che ciò che ha funzionato per la libera concorrenza in una situazione di economia classica non va più bene ora, “proprio per la richiesta di enormi capitali finanziari per quelle che Draghi chiama le economie di scala”.

Rimanere nell’Europa per corroderla dall’interno

Argomenti su cui tuti sono d’accordo, ha sottolineato Benassi, ma sui quali ancora non ci si è davvero mossi. “Quello che c’è da fare è scritto ovunque. È una questione di volontà politica”. Il motivo è il cambio di approccio di chi è euroscettico, con la Brexit del 2016 come punto di svolta. Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, i sovranisti europei confidavano in “un effetto domino” che non solo non c’è stato ma Londra “ancora versa lacrime amare per Brexit”. A quel punto però la loro decisione è stata di “rimanere nell’Europa per corroderla dall’interno”.

La domanda diventa allora duplice: “Sei favorevole o no all’aumento del bilancio dell’Unione Europea? Sei favorevole o no all’eliminazione o quasi del diritto di veto? Da come un Paese risponde si capisce se sta giocando una partita europea o una partita nazionale”, ha avvisato Benassi.

Come ha sottolineato anche Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, intervenuto nel primo panel, “è ormai uno sport diffuso sparare sull’Europa. Non so quanto sia uno sport utile, ma quando qualcuno vuole dire qualcosa deve partire con una critica all’Europa. Io però penso che l’Europa abbia dimostrato di saper dare risposte giuste in determinati momenti, pur con tutte le difficoltà, le contraddizioni, gli elementi di debolezza dei sistemi politici nazionali che insieme la formano”. Ne sono degli esempi, ha ricordato l’onorevole, il sostegno l’Ucraina, il tema dei dazi o quello della difesa.

Alla fine, ha sintetizzato Benassi, “vale la vecchia frase che girava molti anni fa: l’Europa è divisa in due gruppi di Paesi: i Paesi piccoli e i Paesi che ancora non si rassegnano a essere piccoli”.

L’Europa stretta tra Stati Uniti e Cina

Paesi piccoli tra due giganti, come abbiamo visto. Il destino del Vecchio Continente dipenderà anche dalla direzione che prenderà la rivalità tra Stati Uniti e Cina. Per l’ambasciatore nessuno di questi ultimi attori è motivato a uno scontro bellico. Poi, per quanto riguarda gli Stati Uniti, “la recente sentenza della Corte suprema (sulla politica dei dazi di Trump, ndr) ci incoraggia, perché ci dice che ancora c’è un check balance”, oltre alla “periodicità nelle elezioni del Congresso e del presidente”. Mentre per quanto riguarda la Cina, Benassi ha sottolineato come questa applichi “la teoria dell’arte della guerra di Sun, secondo cui la perfetta vittoria è quella che ti consente un’acquisizione senza aver combattuto“.

Quindi Pechino “è fortemente intenzionata a proseguire la sua corsa tecnologica e di penetrazione politica e commerciale, attraverso probabilmente l’accettazione di un mondo diviso per influenze, almeno per i prossimi anni: Stati Uniti sull’emisfero occidentale, la Cina – a parte Taiwan – sull’Africa o lungo la via della seta”, con una “concorrenza a livello globale su alcuni Paesi dove gli americani indirettamente la stanno contrastando. È stato il caso di Panama relativamente a due porti di proprietà cinese, del Venezuela e dell’Iran. E sarà il caso della definizione strategica nel sud est asiatico”.

Iran, Guerini: “Il diritto internazionale si rompe un pezzo alla volta”

Di Iran si è parlato molto durante i tre panel che hanno animato l’incontro romano. L’operazione Epic Fury decisa e attuata da Stati Uniti e Israele, e il conflitto che ne è seguito, sono un esempio dell’imprevedibilità della nuova era, ha spiegato l’ambasciatore, perché “i tre soggetti (il terzo è l’Iran) hanno obiettivi diversi”. Ovvero, ha sintetizzato, “gli Stati Uniti devono rivendicare quantomeno un successo su uno qualsiasi dei tre punti che erano sul tavolo negoziale – missili balistici, nucleare, proxy di Teheran -, purché vengano via il prima possibile, cosa che è il contrario di quello che vuole Israele. E l’Iran dà l’impressione di sparare a casaccio. In realtà, siccome non può infliggere significativi costi militari, cerca di infliggere costi politici ed è il motivo per cui colpisce i Paesi del Golfo, chiude lo stretto di Hormuz, un missile è stato intercettato sopra la Turchia, un drone in prossimità di Cipro”.

Anche per Guerini il quadro iraniano è preoccupante, perché “sta evolvendo in una direzione di cui non si vede lo sbocco, in cui si fatica intravedere una strategia”. “Io non ho ancora capito fino in fondo chi abbia la direzione della guerra all’Iran, forse più Tel Aviv che Washington, ma, al di là del giudizio morale che ciascuno può darne, non possiamo che respingere l’idea che essendo morto il diritto internazionale lo saltiamo a piè pari e andiamo in un’altra era. In realtà il diritto internazionale si rompe un pezzo alla volta e anche questo intervento rischia di colpire profondamente il diritto internazionale, negarne l’efficacia, la sostanza”.

Democrazia sotto scacco

In tutto questo quadro, nell’Era della supremazia, per Benassi la difesa della democrazia è un punto fondamentale. “La democrazia è veramente sotto sotto schiaffo, quasi più del multilateralismo, come concetto globale: sta andando in crisi negli Stati Uniti ma anche nella stessa Europa”, ha avvisato l’ambasciatore.

Per diversi motivi: “Da un lato soffriamo per la cybersecurity, le minacce ibride e tutto quello che è tecnologicamente avanzato, perché le interferenze dall’esterno mostruose”. Poi, “la stessa struttura dell’Occidente con questi grandi conglomerati mette al primo posto altri interessi”. Terzo aspetto, la doppia morale occidentale ed europea, un concetto ormai “arrivato in capolinea” perché “il resto del pianeta non lo consente più”, soprattutto “in questo nuovo scenario di relazioni transatlantiche tra Europa e Stati Uniti” fratturate. Un esempio su tutti è il giudizio sull’Ucraina, “smaccatamente diverso dal giudizio su Gaza“, e sull’intervento di Stati Uniti e Israele in Iran.

Anche per Guerini dobbiamo interrogarci sul tema. “Nel nostro continente e nel nostro Paese abbiamo organizzato la vita civile, politica, istituzionale con le regole della democrazia liberale, il sistema delle garanzie, i pesi e i contrappesi. Ecco, questa idea oggi dall’altra parte dell’Atlantico è messa fortemente in discussione da frasi molto pesanti che ci dovrebbero far preoccupare e che invece forse affrontiamo con leggerezza. Una di queste è ‘il limite del mio potere è la mia coscienza (affermazione di Trump in un’intervista dello scorso gennaio, ndr)’”.

Cosa vogliamo e possiamo essere

Secondo il presidente del Copasir, si sta affacciando una fascinazione verso alcuni leader e la loro visione, ma anche una certa idea di democrazia ridotta al momento elettorale, per cui tutto ciò che è oltre è visto come disturbo. “Qui si gioca la discussione su cosa vogliamo e possiamo essere noi, cosa può essere l’Europa e il nostro Paese“, ma anche la relazione transatlantica stessa, che “piaccia o non piaccia è stata ed è l’architettura fondamentale di sicurezza per il nostro continente”. Solo che ora non poggia più su una condivisione di valori, ha avvertito Guerini, “come dimostra la Strategia di sicurezza nazionale americana, che prevede apertamente il sostegno a forze politiche funzionali alla disgregazione della casa comune europea”. In sostanza, ha sottolineato l’onorevole, “rischiamo di essere atlantisti con una sponda solo dell’Atlantico“, la nostra.

In definitiva, ha precisato Guerini, a Trump non interessano nemmeno le affinità politiche, ma “solo avere interlocutori funzionali al disegno di riscrivere le relazioni tra gli Stati Uniti e il mondo secondo l’interesse nazionale americano”. Nel presupposto che ciò che conta è la supremazia del più forte, ovvero il contrario degli ideali democratici.

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