La premier italiana Giorgia Meloni ha affermato che l’intervento di Stati Uniti e Israele in Iran è una violazione del diritto internazionale, pur con un giro di parole che incornicia l’attacco “in un contesto di crisi del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale”. Al dodicesimo giorno dall’avvio dell’operazione ‘Epic Fury’, Meloni ieri ha riferito al Parlamento – la mattina al Senato e nel pomeriggio alla Camera – nell’ambito delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo della prossima settimana e sulla crisi in Medio Oriente.
La crisi del sistema internezionale, ha spiegato, è iniziato con l’invasione russa dell’Ucraina, da cui sarebbe derivata una “destabilizzazione globale” capace di produrre effetti anche nello scenario mediorientale. Anche qui, esiste “una data di inizio chiara” per “l’attuale conflittualità”, e “non è quella del 28 febbraio 2026 ma quella del 7 ottobre 2023”, con l’attacco di Hamas a Israele reso possibile anche dal sostegno di Teheran.
A Palazzo Madama Meloni ha anche precisato che questa è “una crisi tra le più complesse degli ultimi decenni che impone di agire con serietà”, specificando che “spero sia chiaro a tutti che non possiamo permetterci un regime degli ayatollah in possesso di un’arma nucleare e di missili in grado di colpire l’Italia e l’Europa”.
“Non entriamo in guerra”
La premier, che si è accreditata come ponte tra Trump e l’Europa, sta cercando di trovare un equilibrio tra l’alleanza e la sintonia con gli Stati Uniti e il sentimento popolare, fortemente contrario alla guerra e sempre di più allo stesso presidente americano. A tal proposito ha rassicurato: “Quello di Usa e Israele in Iran è un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte“.
Le parole di Meloni non soddisfano le opposizioni, che volevano una condanna più esplicita e nelle repliche hanno chiesto di vietare l’uso delle basi presenti suolo italiano, se dovesse arrivare una richiesta da parte degli Usa: richiesta che, ha ribadito ieri la premier, “ad oggi non c’è stata”. Dovesse arrivare, la decisione “spetterebbe sempre al governo” ma, ha confermato la premier, sarebbe affidata “al Parlamento.
La presidente del Consiglio ha poi condannato apertamente il bombardamento della scuola elementare Shajareh Tayyibeh di Minab, in Iran, avvenuto il 28 febbraio, nel quale sono morte 160 bambine. La premer ha chiesto di accertare velocemente di chi sia la responsabilità dell’accaduto, ma secondo inchieste giornalistiche dietro ci sarebbe un errore proprio degli Stati Uniti.
Italia e Ue
“Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa”, ha poi affermato Meloni, ricordando di aver promosso “un coordinamento con Francia, Germania e Regno Unito, Paesi con cui “in questi giorni” l’Italia sta condividendo “le valutazioni sull’evoluzione della crisi” e coordinando “le rispettive risposte nazionali” alle ripercussioni economiche e di sicurezza, “inclusa quella energetica e alimentare”.
“Siamo determinati a mantenere questo raccordo per calibrare tempestivamente le strategie comuni e non risparmiare alcuno sforzo, d’intesa con i partner regionali, nel favorire iniziative che riportino stabilità nell’area”, ha anche avvisato Meloni, menzionando un “piano” per “un ritorno della diplomazia“, ritorno definito impossibile finché l’Iran “non smette di bombardare i paesi del Golfo”.
Tra i leader europei il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez è l’unico ad aver condannato duramente l’operazione degli Stati Uniti e di Israele, ricevendone in cambio da Washington la minaccia di tagliare ogni relazione, a partire dal commercio. Anche il presidente francese Emmanuel Macron e il premier olandese Rob Jetten hanno espresso disaccordo, definendo già la scorsa settimana l’attacco a Teheran una “violazione del diritto internazionale”.
A tal proposito, la premier ha affermato che il governo Sánchez, “di cui tanto si parla, ha detto che ‘esiste un accordo bilaterale tra Spagna e Stati Uniti, e al di fuori di quell’accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole’. Il che significa che l’accordo non viene messo in discussione e che non vengono messe in discussione tutte le attività che rientrano nell’accordo. È quello che sta facendo anche l’Italia, e francamente stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche, persone. Un po’ di logica, da questo punto di vista, non guasterebbe”.
Al di là delle polemiche, la presidente del Consiglio è tornata a ribadire l’importanza dei confini Sud dell’Unione: la crisi in Medio Oriente conferma che “la prontezza europea della difesa va sviluppata a 360 gradi“, proteggendo sia il “fianco Est sia quello meridionale“, che “non possiamo consentire sia perso di vista”.
Meloni ha poi risposto alla Camera a Matteo Richetti (Azione), secondo cui l’Unione europea sarebbe l’unica istituzione a poter difendere il diritto internazionale affermando che “l’unico l’organismo che avrebbe la competenza di farlo sono le Nazioni unite, e su questo dovremmo essere d’accordo. Solo che lo sappiamo che c’è un problema di efficacia delle Nazioni unite”.
Italia e Paesi del Golfo
Meloni ha poi spiegato che, “come già discusso in Parlamento, stiamo fornendo assetti di difesa aerea ai Paesi del Golfo, così come hanno fatto gli altri principali Paesi europei – in particolare Regno Unito, Francia e Germania. E questo non soltanto perché si tratta di nazioni amiche e partner strategici dell’Italia, ma anche perché in quell’area sono presenti decine di migliaia di cittadini italiani che dobbiamo proteggere, senza contare che, nel Golfo, sono di stanza circa 2.000 soldati italiani“.
Allo stesso modo, “abbiamo inviato una nostra unità navale a Cipro per sostenere un partner europeo che ha visto il proprio territorio colpito da parte iraniana. Un atto dovuto di solidarietà europea, ma anche di prevenzione”.
Alla fine della giornata, Senato e Camera hanno approvato due risoluzioni di maggioranza. La prima impegna l’Italia a “condannare il ruolo destabilizzante dell’Iran in tutta la regione, esprimendo il suo pieno sostegno al popolo iraniano nella sua lotta per la libertà” e a “ribadire l’importanza di salvaguardare l’integrità e la sicurezza delle frontiere terrestri, aeree e marittime dell’Unione europea, e ad assicurare che esse siano efficacemente protette”.
