Sono 47 i progetti strategici adottati oggi dalla Commissione europea nell’ambito del Critical Raw Materials Act (Crma) con l’obiettivo di rafforzare la filiera europea delle materie prime, diversificare le fonti di approvvigionamento e ridurre le dipendenze dall’estero. I progetti, dislocati in 13 Stati membri, coprono tutte le fasi della filiera – estrazione, lavorazione, riciclo e sostituzione – e rappresentano un tassello fondamentale verso una maggiore sovranità industriale e tecnologica dell’Unione.
Obiettivi chiari: autonomia, resilienza e sostenibilità
Alcune materie prime sono considerate strategiche per vari motivi. Intanto perché si prevede che l’aumento della domanda rispetto agli attuali livelli di offerta crei nel prossimo futuro una scarsa disponibilità e costi in crescita. Poi perché vengono utilizzate in settori chiave come le energie rinnovabili, le tecnologie digitali, aerospaziali e di difesa.
Ad esempio, litio, cobalto, nichel, manganese e grafite servono per produrre batterie per la mobilità elettrica o l’accumulo di energia, mentre le cosiddette terre rare sono presenti nei motori dei veicoli elettrici o delle turbine eoliche.
Il Crma distingue tra materie prime strategiche (fondamentali per settori chiave e soggette a forti squilibri tra domanda e offerta) e materie prime critiche (importanti per l’economia e con elevato rischio di interruzione della fornitura). Attualmente, entrambe le tipologie vengono principalmente estratte, lavorate e riciclate in Paesi terzi, una situazione che rende l’Europa dipendente ed esposta a tensioni internazionali, instabilità, e rivolgimenti geopolitici.
In questo contesto nasce il Critical Raw Material Act, entrato in vigore a maggio 2024, che stabilisce un quadro per supportare i progetti strategici collegati all’estrazione, alla lavorazione e al riciclaggio delle materie prime strategiche e critiche, in modo da arrivare ai seguenti obbiettivi:
- almeno il 10% del consumo annuale dell’Ue per l’estrazione
- almeno il 40% del consumo annuale dell’Ue è destinato alla trasformazione
- almeno il 25% del consumo annuale dell’Ue destinato al riciclaggio
- non più del 65% del consumo annuale di ciascuna materia prima strategica dell’Unione dipende da un singolo fornitore di un Paese terzo per qualsiasi fase rilevante della catena del valore.

I progetti strategici in cifre
I progetti strategici adottati oggi, per i quali è previsto un investimento complessivo di 22,5 miliardi di euro, coinvolgono 13 Paesi: Belgio, Francia, Germania, Spagna, Italia, Estonia, Repubblica Ceca, Grecia, Svezia, Finlandia, Portogallo, Polonia, Romania.
Quanto alla tipologia, si tratta di:
- 25 progetti di estrazione
- 24 di lavorazione
- 10 di riciclaggio
- 2 di sostituzione
Inoltre, i progetti coprono 14 delle 17 materie prime dell’elenco stabilito dal Crma, tra cui:
- Litio: 22 progetti
- Nichel: 12
- Grafite: 11
- Cobalto: 10
- Manganese: 7
- Tungsteno: 3
- Magnesio: 1
Non compaiono in questa prima selezione progetti legati a bismuto, silicio metallico e titanio metallico.
Quattro progetti sono in Italia
Sono quattro i progetti strategici adottati dalla Commissione localizzati nel nostro Paese, tutti nell’ambito del riciclo (Recycling):
- Veneto – Circular Materials S.r.l.
- Toscana – Solvay Chimica Italia S.p.A.
- Lazio – Itelyum Regeneration S.p.A.
- Sardegna – Portovesme S.r.l..
I progetti riguarderanno litio, terre rare, nichel e altri metalli, contribuendo direttamente agli obiettivi dell’Ue per il 2030.
Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, “il risultato ottenuto (…) dà l’avvio ad una nuova visione del settore delle materie prime in Italia, incentrata sulla competitività ma anche sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale”. Inoltre, sottolinea il ministro, i progetti italiani adottati “confermano il forte orientamento del nostro Paese verso la circolarità, la valorizzazione e l’uso efficiente delle risorse”.
Accelerazione autorizzativa e supporto finanziario
Un elemento centrale del Crma è la semplificazione normativa. Mentre oggi i processi di autorizzazione possono richiedere dai 5 ai 10 anni, la nuova normativa impone 27 mesi massimo per i progetti di estrazione e 15 mesi per quelli di lavorazione, riciclaggio e sostituzione. Inoltre, la Commissione europea, gli Stati membri e le istituzioni finanziarie offriranno supporto tecnico e finanziario per accelerare l’implementazione dei progetti selezionati.
Séjourné: “Momento chiave per la sovranità industriale europea”
“Questo è un momento fondamentale per la sovranità europea come potenza industriale”, ha commentato il vicepresidente esecutivo per la strategia industriale Stéphane Séjourné in conferenza stampa, sottolineando come le materie prime siano “all’inizio delle nostre catene di fornitura più strategiche”. Esse, ha proseguito, “sono indispensabili per la decarbonizzazione del nostro continente. Ma l’Europa attualmente dipende da Paesi terzi. Dobbiamo aumentare la nostra produzione, diversificare la nostra fornitura esterna e fare scorte”. “I 47 progetti annunciati oggi ci aiuteranno a garantire la nostra fornitura interna di materie prime”, ha concluso.