Islanda, ritorno all’Europa: referendum entro il 2027 sui negoziati Ue

Reykjavík riapre il dossier adesione dopo dieci anni di stop
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Bandiera Islanda Canva

L’Islanda riporta l’Europa al centro della propria agenda politica. Dopo oltre un decennio di sospensione, il governo insediato a Reykjavík alla fine del 2024 ha formalizzato l’impegno a indire un referendum nazionale per decidere se riaprire i negoziati di adesione all’Unione europea entro il 2027. Il voto non riguarderà l’ingresso immediato nell’Ue, ma l’eventuale riattivazione di un processo congelato nel 2013 e politicamente accantonato nel 2015.

Il ritorno del dossier europeo avviene in un quadro mutato. L’allargamento è tornato una priorità strategica per Bruxelles, la sicurezza europea è diventata tema dominante dopo l’invasione russa dell’Ucraina e l’Artico è entrato stabilmente nelle dinamiche geopolitiche. Per un Paese già integrato nel mercato unico ma privo di rappresentanza nelle istituzioni decisionali dell’Unione, la scelta di riaprire i negoziati assume una portata strutturale.

Una candidatura sospesa, non ritirata

L’Islanda ha presentato domanda di adesione all’Ue nel luglio 2009, nel pieno della crisi finanziaria che aveva travolto il sistema bancario nazionale. I negoziati sono stati aperti nel 2011 e hanno registrato progressi significativi in tempi relativamente rapidi. Secondo il briefing del Servizio di ricerca del Parlamento europeo (EPRS), prima della sospensione nel dicembre 2013 erano stati aperti 27 capitoli negoziali su 35 e 11 erano stati chiusi provvisoriamente.

Dopo le elezioni del 2013, il nuovo esecutivo decise di congelare il processo in attesa di un eventuale referendum. Nel marzo 2015 il ministro degli Esteri islandese comunicò al Consiglio dell’Unione europea che Reykjavík non intendeva riprendere i colloqui e non desiderava essere considerata Paese candidato. Tuttavia, come evidenziato nel briefing EPRS, la candidatura non è mai stata formalmente ritirata ma solo sospesa. Questo dettaglio giuridico lascia aperta la possibilità di riattivare il dossier senza dover ripartire da zero.

Il nuovo governo di coalizione formatosi dopo le elezioni del novembre 2024 ha inserito nel proprio accordo l’impegno a tenere un referendum “sull’opportunità di aprire i negoziati di adesione all’Ue entro il 2027”. La formulazione, come sottolineato dallo stesso documento, riguarda esclusivamente la riapertura dei negoziati e non l’adesione in sé. In caso di esito favorevole, l’Islanda dovrebbe notificare al Consiglio la volontà di riattivare formalmente il processo.

Integrazione economica già avanzata

Dal 1994 l’Islanda partecipa allo Spazio economico europeo (See), che estende il mercato unico ai tre Stati European Free Trade Association (Efta) – Islanda, Norvegia e Liechtenstein. L’accordo garantisce la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone e richiede l’adozione della legislazione europea pertinente al mercato interno. Il briefing EPRS ricorda che l’Islanda applica integralmente le norme Ue relative alle quattro libertà e alle politiche orizzontali collegate. Resta fuori da settori chiave come l’unione doganale, la politica commerciale comune, la politica agricola e quella della pesca, nonché dall’unione economica e monetaria. Questo assetto consente a Reykjavík di negoziare accordi commerciali nell’ambito dell’Efta, che ha concluso 33 accordi di libero scambio con 44 Paesi e territori terzi. Parallelamente, l’Islanda contribuisce finanziariamente alla coesione europea attraverso il Meccanismo finanziario See.

I dati economici confermano una posizione solida. Nel 2025 il Pil pro capite islandese ha raggiunto 98.150 dollari, il quinto più alto a livello globale. L’Unione europea è il principale partner commerciale: nel 2024 ha rappresentato oltre il 52 % del commercio totale islandese in beni e ha assorbito il 62,5 % delle esportazioni del Paese. L’integrazione economica è dunque già strutturale, ma avviene senza diritto di voto nelle sedi decisionali europee.

Sicurezza, difesa e dimensione artica

L’Islanda è membro fondatore della Nato dal 1949 e basa la propria sicurezza sull’Alleanza e su un accordo bilaterale di difesa con gli Stati Uniti del 1951. Non dispone di forze armate permanenti. Negli ultimi anni, la cooperazione con l’Unione europea in materia di sicurezza e difesa si è intensificata. Dal 2023 le parti hanno avviato un dialogo regolare su questi temi.

Nel luglio 2025 la presidente della Commissione europea ha annunciato l’avvio dei colloqui per un partenariato Ue-Islanda in materia di sicurezza e difesa. L’accordo, una volta concluso, dovrebbe rafforzare la cooperazione su minacce ibride, cybersicurezza, resilienza delle infrastrutture critiche e sicurezza artica. L’Islanda partecipa inoltre a componenti del programma spaziale europeo, inclusi Galileo ed European Geostationary Navigation Overlay Service, con implicazioni operative anche nel campo della sicurezza.

La guerra in Ucraina ha consolidato l’allineamento politico. L’Islanda applica il regime sanzionatorio europeo contro la Russia e ha fornito sostegno finanziario, umanitario e militare a Kiev. In parallelo, il Parlamento europeo ha invitato l’Ue a “collaborare in modo proattivo con il governo islandese per promuovere i vantaggi di una potenziale adesione all’UE e migliorare la preparazione per un rinnovato processo di adesione”, segnalando che il dossier islandese è tornato nell’orizzonte politico europeo.

Pesca, sovranità e consenso interno

La Politica comune della pesca resta il capitolo più delicato. L’accordo See non incorpora la politica europea della pesca e dell’agricoltura, lasciando all’Islanda pieno controllo sulle proprie acque. Durante i negoziati precedenti al 2013, il capitolo pesca non aveva superato la fase preliminare di screening. Il settore continua a rappresentare un punto di equilibrio tra economia e sovranità.

Nel luglio 2025 Ue e Islanda hanno firmato un memorandum d’intesa per rafforzare la cooperazione su pesca e affari marittimi, con impegni in materia di sostenibilità, ricerca scientifica e coordinamento nei fora internazionali. L’intesa è non vincolante ma dimostra che, pur restando fuori dalla Politica comune, il dialogo tecnico prosegue su basi strutturate.

Il briefing EPRS evidenzia che l’opinione pubblica islandese è divisa sull’adesione piena, mentre mostra maggiore apertura verso un referendum sulla riapertura dei negoziati. I gruppi legati a pesca e agricoltura esprimono preoccupazioni per l’impatto sulle competenze nazionali; altri vedono nell’adesione un modo per rafforzare il peso politico del Paese in Europa. Il referendum previsto entro il 2027 costituirà il primo passaggio formale per verificare quale orientamento prevarrà.

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