L’Unione europea ha deciso di inserire il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) nella lista delle organizzazioni terroristiche. L’accordo politico, raggiunto all’unanimità dai ministri degli Esteri riuniti a Bruxelles, colloca per la prima volta un pilastro dell’apparato statale iraniano nello stesso perimetro giuridico di gruppi come al-Qaeda e Stato islamico, segnando una svolta nella postura europea verso Teheran dopo settimane di violenta repressione delle proteste interne. “La repressione non può restare senza risposta”, ha dichiarato l’Alto rappresentante Kaja Kallas annunciando la decisione, mentre il Consiglio ha approvato un nuovo pacchetto di sanzioni contro funzionari, comandanti dei pasdaran ed entità coinvolte nella repressione e nella censura digitale. La designazione, la cui adozione formale è attesa nei prossimi giorni, introduce congelamento dei beni, divieti di finanziamento e restrizioni di viaggio per i membri permanenti dell’IRGC, aprendo una fase inedita nei rapporti tra Unione europea e Repubblica islamica.
La decisione arriva al termine di un confronto interno durato mesi, nel quale diverse capitali avevano espresso riserve sull’opportunità di qualificare come terroristica una struttura che in Iran rappresenta un pilastro del potere politico, militare ed economico. Il timore era che una simile mossa potesse compromettere i canali diplomatici residui con Teheran, esporre cittadini europei a ritorsioni e ridurre il margine di manovra dell’Unione su dossier sensibili, dal nucleare alla sicurezza regionale. La repressione delle proteste scoppiate a fine dicembre ha però modificato l’equazione politica, accelerando un riallineamento che ha reso possibile l’unanimità raggiunta a Bruxelles, pur nella consapevolezza dei rischi. “La stima è che i canali diplomatici rimarranno aperti”, ha affermato Kallas, mentre il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha sottolineato che l’accordo “non significa che non si debba continuare il dialogo”; di segno opposto la reazione iraniana, con il capo della diplomazia Abbas Araqchi che ha definito la decisione europea “un altro grave errore strategico” e “profondamente dannoso per i propri interessi”.
L’Ue ridisegna il perimetro delle sanzioni sull’Iran
La decisione di inserire l’IRGC nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche si accompagna a un rafforzamento sostanziale dell’apparato sanzionatorio contro l’Iran, che segna un cambio di passo nell’enforcement europeo. Il Consiglio ha infatti adottato nuove misure restrittive contro 15 persone e sei entità ritenute responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, portando il regime sanzionatorio complessivo a colpire 247 individui e 50 soggetti giuridici. Tra i nomi figurano Eskandar Momeni, ministro dell’Interno iraniano e capo del Consiglio di sicurezza nazionale, con competenze dirette sulle forze di polizia e un ruolo nell’IRGC, oltre a esponenti chiave del sistema giudiziario come il procuratore generale Mohammad Movahedi-Azad e il giudice Iman Afshari, a conferma che la repressione viene letta da Bruxelles come una responsabilità istituzionale che attraversa esecutivo, apparati di sicurezza e tribunali. Gli elenchi includono inoltre comandanti dei pasdaran e ufficiali di alto rango della polizia e delle Forze dell’Ordine, ritenuti coinvolti nella violenta repressione delle proteste e negli arresti arbitrari di attivisti e difensori dei diritti umani. Sul versante delle entità, il Consiglio ha colpito strutture centrali del controllo dell’informazione e dello spazio digitale, come l’Autorità di regolamentazione dei media audiovisivi iraniani, la Seraj Cyberspace Organization, il Working Group for Determining Instances of Criminal Content e diverse società di software impegnate in attività di censura, campagne coordinate sui social media, diffusione di contenuti manipolati e sviluppo di strumenti di sorveglianza e repressione che hanno contribuito alla diffusa interruzione dell’accesso a Internet.
L’inserimento dell’IRGC nella lista delle organizzazioni terroristiche attiva così un livello di vincoli che va oltre le sanzioni mirate, applicando il quadro antiterrorismo europeo che vieta non solo il finanziamento diretto ma anche qualsiasi forma di supporto materiale o finanziario, anche indiretto, a soggetti riconducibili all’organizzazione designata. In termini operativi, questo amplia in modo significativo la responsabilità potenziale di banche, assicurazioni, intermediari e imprese europee, chiamate a rafforzare i controlli su controparti, beneficiari effettivi e catene di pagamento. La natura pervasiva dell’IRGC, radicata nei settori dell’energia, delle infrastrutture, della logistica, delle telecomunicazioni e della difesa, rende opaca la distinzione tra attività civili e militari e spinge il mercato verso un irrigidimento dei criteri di due diligence. In questo quadro, il congelamento dei beni, i divieti di viaggio e il divieto di mettere fondi a disposizione si combinano con il rafforzamento del bando all’export di apparecchiature utilizzabili per la repressione interna, incluse quelle per il monitoraggio delle telecomunicazioni, estendendo il perimetro di rischio a intere filiere legate a software, componentistica e servizi IT.
Il legame Iran-Russia nel mirino di Bruxelles
Accanto al dossier sui diritti umani, il Consiglio ha rafforzato il regime di misure restrittive legato al sostegno militare dell’Iran alla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, collocando il rapporto con Teheran all’interno di una logica di sicurezza europea più ampia. Le nuove designazioni riguardano quattro persone e sei entità coinvolte nello sviluppo, nella produzione e nella logistica di sistemi d’arma, con un’attenzione specifica al programma sponsorizzato dallo Stato iraniano per i veicoli aerei senza pilota. Tra i soggetti colpiti figurano aziende considerate centrali nel programma missilistico balistico e società commerciali utilizzate come copertura per il ministero della Difesa iraniano, oltre a operatori privati che forniscono componenti critiche al Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche. Il messaggio politico è esplicito: il supporto iraniano a Mosca non è più trattato come una variabile regionale, ma come una minaccia diretta agli interessi di sicurezza dell’Unione.
La scelta più rilevante riguarda però l’estensione del divieto di esportazione dall’Ue verso l’Iran, che ora include ulteriori componenti e tecnologie utilizzate nello sviluppo e nella produzione di droni e missili, dai materiali speciali e le miscele energetiche all’elettronica, ai computer, alle telecomunicazioni e alla sicurezza delle informazioni, fino a sensori, laser, navigazione, avionica, aerospazio e propulsione. L’obiettivo è colpire le catene di approvvigionamento a monte, dove l’elusione delle sanzioni è più frequente e il tracciamento più complesso, riducendo la capacità iraniana di sostenere produzioni scalabili e a basso costo. Per l’industria europea e per le autorità di controllo, questo spostamento implica un rafforzamento dei meccanismi di export control e una lettura più ampia del rischio geopolitico associato alle forniture tecnologiche, in un contesto in cui la pressione su Teheran viene integrata nella strategia di contenimento della capacità russa di proseguire il conflitto.
