Iran, “guerra illegale”: l’Europa chiede de-escalation. Trump: “Codardi”

Il Consiglio europeo rifiuta il coinvolgimento militare e punta su diplomazia e multilateralismo. A latere, sei Paesi si dicono pronti a contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, ma senza dettagli
2 ore fa
4 minuti di lettura
Consiglio europeo euco marzo2026 ipa ftg
Foto di gruppo del Consiglio (Ipa/Fotogramma)

Nessun invio militare ma un invito alla de-escalation e al rispetto del diritto internazionale. Il Consiglio europeo del 19 marzo si è chiuso senza sorprese rispetto alla posizione, per un volta comune, espressa in questi giorni sulla crisi innescata dall’operazione Stati Uniti-Israele in Iran. La situazione nel Golfo Persico “minaccia la sicurezza regionale e mondiale“, si legge nelle conclusioni sul Medio Oriente, che chiedono anche una moratoria sugli attacchi contro le strutture energetiche e idriche.

No alla guerra, sì alla diplomazia

Un punto è fermo: la guerra rimane una guerra di Stati Uniti e Israele, come hanno sottolineato diversi leader nel corso della lunga giornata di lavori. La posizione comune, sintetizzata dal premier del Lussemburgo, Luc Frieden, è che l’Europa “non ha iniziato la guerra, non è in guerra e non vuole essere trascinata in una guerra per cui non è stata nemmeno consultata”.

Quanto all’impegno chiesto dal presidente americano Donald Trump di contribuire alla sicurezza delle navi nello Stretto di Hormuz, la cui chiusura da parte dell’Iran sta provocando una gravissima crisi energetica e in prospettiva alimentare, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiarito prima dell’inizio del vertice: “Potremo impegnarci concretamente solo quando le armi taceranno“, nell’ambito di “un mandato internazionale, che al momento non abbiamo”.

Particolarmente critico, come immaginabile, il premier spagnolo Pedro Sánchez, che ha ribadito di considerare la guerra “illegale“. “L’Europa si fonda sui principi del multilateralismo e, quindi, su decisioni condivise, non unilaterali, sul diritto internazionale, sulla pace e sul rispetto della coesistenza pacifica tra nazioni e società. Ed è proprio questo che viene messo in discussione ancora una volta, con la guerra in Iran”, ha affermato.

No alla guerra, dunque, sì alla diplomazia: nelle conclusioni, il Consiglio si dice “pronto a contribuire a tutti gli sforzi diplomatici volti a ridurre le tensioni e a trovare una soluzione duratura per far cessare le ostilità”, ma anche “per impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare e per porre fine alle sue attività destabilizzanti, compreso il suo programma nel settore dei missili balistici”.

Condanna dell’Iran

Nel documento finale, infatti, il Consiglio sottolinea che a Teheran “non deve mai essere consentito di dotarsi dell’arma nucleare“, oltre a condannare “fermamente gli attacchi militari indiscriminati dell’Iran contro i Paesi della regione”. Invita dunque il Paese “e i suoi emissari a porre immediatamente fine a tali attacchi e a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale” dei suoi vicini.

Il Consiglio inoltre “condanna qualsiasi atto che minacci la navigazione o impedisca alle navi di entrare e uscire dallo stretto di Hormuz”, uno dei punti più critici della crisi. Ma non ci sono misure ad accompagnare tale condanna.

Trump: “Codardi”

Al di fuori del Consiglio, sei Paesi (Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito) in una dichiarazione congiunta si sono detti pronti a “contribuire agli sforzi appropriati” per garantire la sicurezza nello Stretto”. La disponibilità sembra un passo verso le richieste di Trump in tal senso, avanzate in settimana e rifiutate scatenando l’ira del tycoon. Che, dopo aver detto di non avere bisogno dell’aiuto altrui, oggi ha definito “codardi” i Paesi della Nato e ha avvisato: “Ce ne ricorderemo“. “Senza gli Stati Uniti, la Nato è una tigre di carta”.

L’iniziativa dei sei Stati sembra comunque un passo un po’ a vuoto, visto che esclude ogni coinvolgimento militare e non chiarisce che risorse siano a disposizione e come, mentre la crisi del Golfo si intensifica.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha proposto una soluzione multilaterale: coinvolgere le Nazioni Unite per creare un “quadro Onu” capace di riaprire la rotta marittima. Macron, pur escludendo un intervento militare, insiste sul fatto che “i combattimenti dovrebbero cessare almeno per qualche giorno per cercare di dare una nuova possibilità ai negoziati

Quanto all’ipotesi di estendere il mandato della missione Aspides, che protegge la navigazione nell’aera del Mar Rosso minacciata dalle milizie yemenite Houti (proxy dell’Iran), non se ne è fatto nulla: il Consiglio ha chiesto il suo potenziamento ma “in linea con il mandato”.

Kallas: “Operazione senza basi giuridiche”

Anche l’Alta rappresentante diplomatica dell’Ue, Kaja Kallas, ha ribadito che l’Europa non farsi coinvolgere nel conflitto in corso. Stati Uniti e Israele, per la lituana, stanno agendo al di fuori del diritto internazionale. “Non ci sono le basi giuridiche” per la loro ‘Epic Fury’, in quanto “il ricorso all’uso della forza è previsto in due casi, autodifesa e mandato Onu e queste cose non ci sono”.

L’attacco al più grande giacimento di gas naturale del mondo

Allo stesso tempo, Kallas ha messo l’accento sull’importanza per il blocco si difendere i propri interessi nella regione. L’attacco iraniano ai terminali di GNL in Qatar, in ritorsione all’attacco israeliano al giacimento di gas South Pars/North Dome, condiviso tra Iran e Qatar e il più grande del mondo, ha provocato danni importanti. Ripararli, secondo le stime di Doha, richiederà tra tre e cinque anni. Il Qatar ha segnalato l’impossibilità di garantire forniture verso Italia e Belgio.

 “Gli attacchi dell’Iran contro le infrastrutture energetiche del Qatar creano ulteriore caos, ed è chiaro che abbiamo bisogno di una via d’uscita da questa guerra, non di un’escalation“, ha sottolineato Kallas.

Multilateralismo

Intanto il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, ospite a pranzo e alla sua ultima presenza al vertice europeo, ha ringraziato il Consiglio per il suo “forte sostegno al multilateralismo e al diritto internazionale“.

Tema ripreso dal presidente António Costa, che al suo arrivo a Bruxelles ha ribadito come “il sistema multilaterale sia uno strumento fondamentale per proteggere l’ordine basato sulle regole internazionali“. “L’alternativa è la guerra in Ucraina, è la concorrenza sleale nel commercio, è la minaccia alla sovranità in Groenlandia e in altre parti del mondo”.

Il riferimento non velato è alle parole della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che nel suo discorso alla Conferenza degli ambasciatori dell’Ue, il 9 marzo, aveva affermato: “L’Europa non può più essere la custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che non esiste più e non tornerà”.

Un’uscita che le è subito valsa diverse critiche nel blocco.

Difesa europea e tensioni nel Mediterraneo

Per quanto riguarda Cipro, von der Leyen ha ricordato che è “uno degli Stati più colpiti da questa crisi”. Insieme alla Grecia, “la loro sicurezza è quella di tutta l’Unione“, ha aggiunto. Nicosia e Atene hanno chiesto all’Unione di rafforzare la difesa reciproca, prevista dall’articolo 42.7 del Trattato Ue.

Bruxelles ha confermato il sostegno agli Stati membri più esposti, anche attraverso il dispiegamento di mezzi militari nel Mediterraneo orientale, senza passi formali verso un’attivazione della clausola.

Migranti: nessun impatto immediato, ma alta vigilanza

Sul fronte migratorio, infine, il Consiglio europeo invita a mantenere alta la vigilanza. Von der Leyen ha sottolineato in conferenza stampa: “Servono una de-escalation e la protezione dei civili e delle infrastrutture. Per ora non abbiamo ancora visto nessun impatto dei flussi migratori da questa crisi, ma dobbiamo essere preparati per evitare una situazione come quella del 2015” .