“Il peacekeeper ha mostrato un’altra volta il suo volto”. Dmitri Medvedev, vicepresidente del potente Consiglio di Sicurezza russo, sabato su X è stato lapidario riguardo il presidente degli Stati Uniti Donald trump. “I colloqui con l’Iran erano solo una copertura. Lo sapevano tutti”. L’attacco Usa-Israele all’Iran, lanciato il 28 febbraio e in cui la suprema guida del Paese Ali Khamenei e diversi altri alti esponenti del regime sono stati uccisi, oltre a destabilizzare l’intero Medio Oriente e ad avere conseguenze di più ampia portata, rischia di riverberarsi anche sui negoziati sull’Ucraina. Per diversi motivi.
Ha ragione Mosca?
Intanto l’operazione ‘Epic Fury (‘Ruggito del Leone’ per Tel Aviv)‘ decisa dal premier israeliano Benjamin Netanyahu e da Trump offre a Mosca il destro per legittimare la propria decisione di invadere ‘preventivamente’ l’Ucraina. Avendola infatti sempre giustificata come una mossa ‘difensiva’ contro l’aggressività occidentale, ora “sarà difficile convincere Putin di essersi sbagliato. “Agli scettici, (il presidente russo, ndr) indicherà Teheran e dirà: ‘Potevamo essere noi‘”, spiega su Telegram Vladimir Pastukhov, politologo russo affiliato all’University College di Londra.
Il ministero degli Esteri russo è stato molto chiaro: “Facendo precipitare il Medio Oriente in un abisso di escalation incontrollata, stanno di fatto incoraggiando i Paesi di tutto il mondo, soprattutto quelli della regione, ad acquisire mezzi sempre più efficaci contro le minacce emergenti”.
Al tempo stesso, la Russia può usare la crisi per sostenere che l’ordine internazionale sia già “in frantumi”, e che quindi anche le richieste occidentali su Ucraina e diritto internazionale sarebbero “selettive”. Su questo fronte, analisi di think tank europei sottolineano proprio il tema dei precedenti e della percezione di legalità e legittimità nell’uso della forza, con potenziali effetti a catena sulla diplomazia globale.
La diplomazia di Trump è inutile
E a proposito di diplomazia, Mosca potrebbe affermare che i negoziati con l’Iran siano stati un esempio di come i negoziati mediati da Trump siano inutili.
A tal proposito va detto che formalmente la Russia intende proseguire i colloqui di pace e ha ribadito la propria preferenza per un accordo politico e diplomatico. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov quest’oggi ha affermato che “abbiamo i nostri interessi che dobbiamo proteggere, ed è nel nostro interesse continuare questi negoziati. Restiamo certamente aperti a questi negoziati”.
Sabato Bloomberg, citando fonti anonime informate, aveva riportato che i russi vedono sempre meno ragioni per continuare i colloqui guidati dagli Stati Uniti. Alla domanda se dopo l’attacco all’Iran cambierà qualcosa, Peskov ha affermato che la Federazione continua ad apprezzare gli sforzi di mediazione degli americani, ma che Mosca si fida solo di se stessa “prima di tutto”.
Ora, se è vero che la Russia deve in qualche modo distrarre dal fatto che un altro suo alleato ha subito un colpo ferale – dopo Siria e Venezuela – senza che lei muovesse un dito, in quello che potrebbe essere interpretato come un segno di debolezza, è anche vero che l’argomentazione russa può comunque fare molta presa in patria e all’estero. E di certo può essere cavalcata per giustificare il fallimento dei negoziati di pace in Ucraina.
Trump ha altro per la testa
Ci sono altre considerazioni da fare. Epic Fury, che secondo Trump potrebbe durare anche “settimane”, può impattare sull’Ucraina anche per altre ragioni: se la crisi iraniana diventa dominante, la guerra Mosca-Kiev rischia di scivolare mediaticamente e politicamente in secondo piano, riducendo l’urgenza percepita di sostenerla o di negoziarla con forza.
Di conseguenza, potrebbe esserci meno spazio politico per investire in un compromesso o per sostenere un processo negoziale lungo e fragile, il che rischia di tradursi in un incentivo a cercare risultati rapidi con pressioni più dure (su Kiev o su Mosca, più facilmente su Kiev).
Ma se Mosca percepisce un vantaggio, può irrigidire le sue condizioni, così come l’Ucraina se teme di essere “sacrificata” per una priorità mediorientale.
Risorse militari e scorte: la ‘competizione tra teatri’
C’è poi un tema tecnico ma fondamentale: la ‘competizione tra teatri‘ per asset e materiale bellico. Difese aeree, intercettori, intelligence ISR, capacità navali e logistica sono fungibili” solo fino a un certo punto; se l’impegno Usa (e alleati) aumenta nel Golfo e nel Levante, la gestione delle priorità può diventare più complessa. Le fonti ufficiali e di difesa indicano un impiego ampio di mezzi nella campagna contro l’Iran e il protrarsi delle operazioni non implica automaticamente meno supporto all’Ucraina, ma aumenta la probabilità di tempi più lunghi nelle decisioni, di trade-off (scelta) più duri su sistemi “scarsi”, maggiore richiesta all’Europa di coprire gap (finanziari e industriali).
E l’Ue?
E a proposito dell’Europa, l’Ue ancora una volta procede in ordine sparso, anche se la Commissione sta cercando di elaborare una risposta coerente di politica estera. La presidente dell’organo esecutivo del blocco, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo António Costa hanno rilasciato sabato una dichiarazione con cui invitano “tutte le parti a esercitare la massima moderazione, a proteggere i civili e a rispettare pienamente il diritto internazionale”, dopo aver definito “preoccupanti” gli sviluppi in Iran ed aver riaffermato il “fermo impegno a salvaguardare la sicurezza e la stabilità regionale” e la “fondamentale importanza di garantire la sicurezza nucleare e prevenire qualsiasi azione che possa ulteriormente aggravare le tensioni o indebolire il regime globale di non proliferazione”.
Mentre l’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera, Kaja Kallas, ha avvertito che la situazione è “pericolosa”.
Ma intanto non solo nessun Paese europeo ha partecipato a Epic Fury, ma nemmeno erano stati informati che si stava per procedere, tanto che il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto si è ritrovato bloccato a Dubai. La Polonia tuttavia ha fatto sapere di essere stata messa a conoscenza dell’avvio dell’operazione, e secondo alcuni media lo stesso sarebbe stato fatto con la Germania.
In ogni caso, la maggior parte del blocco è allineata con von der Leyen e Costa nel chiedere moderazione e de-escalation, con il il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez che ha chiaramente di respingere “l’azione militare unilaterale degli Stati Uniti e di Israele”.
E3: “Pronti ad azioni difensive”
Dall’altro lato, Francia, Regno Unito e Germania (gli E3) si sono detti pronti a intraprendere “azioni difensive” per distruggere “alla fonte” la capacità dell’Iran di lanciare missili e droni e la sua capacità nucleare (non provata), se il Paese non pone fine ai suoi “attacchi sconsiderati”.
La Francia, dopo che un attacco iraniano ha colpito una propria base negli Emirati Arabi Uniti, si sta muovendo per rafforzare la propria presenza militare in Medio Oriente, mentre il primo ministro britannico Keir Starmer ha messo a disposizione degli Stati Uniti la base militare di Diego Garcia nelle isole Chagos per lanciare attacchi aerei. Base che in precedenza Starmer non voleva aprire agli Usa e che per questo nelle ultime settimane è stata causa di frizione con Trump.
“Europa patetica”
Quello che è certo è che Epic Fury evidenzia ulteriormente il distacco tra le due sponde dell’Atlantico. Peraltro dagli Usa c’è chi non ha perso occasione per attaccare l’Unione europea: “Tutti in Europa sono giustamente indignati per l’invasione russa dell’Ucraina. Ma quando si tratta del popolo iraniano, che soffre da tempo, l’Europa è stata patetica”, ha scritto sabato su X il senatore repubblicano Lindsey Graham, alleato del capo della Casa Bianca. Aggiungendo: “Siete diventati pateticamente morbidi e avete perso lo zelo nel confrontarvi con il male, apparentemente a meno che non sia davanti alla vostra porta”.
Chris LaCivita, stratega repubblicano tra gli artefici della vittoria di Trump nel 2024, ha scritto, come riporta Politico: “La ‘leadership’ europea è debole, volubile e ha paura della propria ombra”.
Intanto dopo una domenica di frenetici incontri, gli ambasciatori dell’Ue dovrebbero riunirsi oggi pomeriggio a Bruxelles, mentre stamattina un incontro dei ministri degli Affari europei, previsto a Cipro oggi e domani, è stato rinviato dopo l’attacco con un drone iraniano a una base americana sull’isola – Nicosia ha smentito di essere un target. Sempre oggi, von der Leyen riunirà il Security College, un nuovo formato focalizzato su sicurezza, difesa e politica estera.
