Le politiche severe sulla lotta all’immigrazione clandestina della presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni l’hanno aiutata “ad affermarsi come una delle leader più dure d’Europa”. Eppure, “il suo governo di coalizione ha deciso di consentire l’ingresso in Italia a quasi 500.000 migranti extracomunitari”. È così che un lungo editoriale del noto quotidiano britannico The Telegraph spiega le politiche migratorie dell’esecutivo italiano e parla della strategia definita “pragmatica” delle politiche della leader italiana.
Come ricorda il quotidiano, Meloni ha stretto accordi con le nazioni nordafricane per fermare le imbarcazioni di migranti che attraversano il Mediterraneo, ha costruito un centro di detenzione in Albania da cui rimandare nei loro Paesi d’origine i richiedenti asilo respinti e ha minacciato di imporre un blocco navale totale per impedire ai migranti illegali di raggiungere il suolo italiano. Ma non è tutto come sembra.
Rigore a parole, visti nei fatti
Dietro la retorica della linea dura, il quotidiano britannico evidenzia una realtà diversa: per rispondere alla crisi demografica e alla carenza di manodopera, il governo Meloni ha pianificato l’ingresso legale di 497.550 lavoratori extracomunitari tra il 2026 e il 2028. Questa cifra si aggiunge ai 450.000 permessi già approvati per il triennio 2023-2025.
Secondo gli esperti consultati dal Telegraph, si tratta di un approccio “quintessenzialmente meloniano”: una posizione pubblica intransigente abbinata a una gestione pragmatica che riconosce la necessità economica di nuovi lavoratori.
L’Italia che non fa più figli
La ragione di questa apertura è da ricercarsi nei dati demografici allarmanti: nel 2024, l’Italia ha registrato 281.000 decessi in più rispetto alle nascite, con la popolazione totale scesa a 58,93 milioni. Questa contrazione si traduce in una fame di lavoratori in settori chiave come l’agricoltura e il turismo.
Esemplare è la storia riportata dal quotidiano di due migranti indiani, Parwinder e Beant Singh, impiegati in un’azienda lattiero-casearia a Bracciano, nel Lazio. Il proprietario della fattoria, Dante Picotti, ha dichiarato apertamente di aver bisogno di loro perché “i giovani italiani non vogliono fare questo lavoro”, aggiungendo che senza il loro aiuto sarebbe costretto a chiudere l’attività. Per agevolare queste imprese, il governo ha snellito e accelerato le procedure per i visti legali.
“Il governo ha cercato di sostenere le famiglie con politiche come più asili nido statali e congedi parentali per incoraggiare il tasso di natalità, ma finora non ha avuto particolare successo. Quindi hanno bisogno di migranti”, ha dichiarato al Telegraph Federico Santi, analista politico ed economico per Eurasia Group.
Una strategia a “due registri”
Secondo il professor Erik Jones dell’Istituto Universitario Europeo, la Meloni ha imparato a parlare di immigrazione usando “due registri diversi”. Da un lato, colpisce le corde della sua base elettorale con la linea dura contro le imbarcazioni delle Ong e la minaccia di blocchi navali. Dall’altro, soddisfa la comunità imprenditoriale, specialmente nel Nord, facilitando i canali di migrazione legale. “Politicamente – ha spiegato il professor Erik Jones, direttore del Robert Schuman Centre presso l’Istituto Universitario Europeo-, può parlare duramente di migrazione. Ma economicamente, è molto più pragmatica”.
Questa strategia “dual track” include anche il Piano Mattei, lanciato nel 2024 per promuovere lo sviluppo in Africa attraverso circa 100 progetti in settori come energia e agricoltura. L’obiettivo dichiarato è garantire ai cittadini provenienti dall’Africa il “diritto a non emigrare“, offrendo opportunità nei loro Paesi d’origine.
Reazioni in Europa e critiche interne
A livello europeo, Meloni ha riscosso successi diplomatici: Ursula von der Leyen ha lodato il modello dei centri in Albania come esempio di “pensiero fuori dagli schemi”, e i dati mostrano una riduzione del 58% degli arrivi illegali via mare tra il 2023 e il 2024.
Tuttavia, questa “normalizzazione” ha attirato critiche dalla destra sovranista europea, come il gruppo dei Patrioti per l’Europa, che teme un “annacquamento” della missione originaria e un eccessivo appiattimento sulle posizioni di Bruxelles. Frank Furedi, direttore esecutivo di Mcc Brussels, un think-tank legato al primo ministro ungherese Viktor Orbán, ha dichiarato: “Sta cercando di dimostrare che si può essere duri in materia di immigrazione senza far saltare Bruxelles […]. La sua formula è a doppio binario: deterrenza in mare, sviluppo in Africa e percorsi legali controllati. È un tentativo di conciliare sovranità e pragmatismo. Aprire percorsi legali promettendo controlli più severi è politicamente sofisticato, ma crea confusione tra i sostenitori della linea dura che vogliono chiarezza, non calibrazione”.
In Italia, l’opposizione di centro-sinistra continua invece a contestare l’approccio repressivo, definendo “illusoria” l’idea di risolvere un fenomeno epocale con blocchi navali o fili spinati. Il ritratto che emerge dall’analisi del Telegraph è quello di una premiership definita dalla tensione tra sovranità e pragmatismo, in un delicato equilibrio politico tra la rassicurazione della propria base elettorale e le necessità reali dell’economia italiana.
