L’Ungheria si avvicina a un appuntamento elettorale decisivo fissato per il 12 aprile 2026, una data che metterà alla prova il controllo del potere del primo ministro Viktor Orbán per la prima volta in sedici anni. Lo sfidante principale è Péter Magyar, un ex insider del governo che con il suo partito di centro-destra, Tisza, ha stravolto il panorama politico magiaro.
Per rispondere a questa sfida, Orbán ha lanciato la sua campagna elettorale con un video che vede la partecipazione dei principali leader delle destre internazionali, inclusi la premier italiana Giorgia Meloni e il leader della Lega Matteo Salvini, schierati apertamente a sostegno del leader del partito Fidesz.
Péter Magyar: chi è l’ex alleato diventato sfidante
Péter Magyar, 44 anni, non è un volto nuovo per la politica ungherese, ma la sua trasformazione in leader dell’opposizione è stata fulminea. Avvocato di professione ed ex membro della dirigenza di Fidesz, Magyar è stato per anni parte integrante del sistema di potere di Orbán, ricoprendo incarichi diplomatici a Bruxelles e ruoli nei consigli di amministrazione di aziende statali. La sua rottura con il governo è avvenuta nel febbraio 2024, in seguito a uno scandalo legato alla grazia concessa dall’allora presidente Katalin Novák a un uomo coinvolto in un caso di abusi su minori, evento che ha portato alle dimissioni della stessa Novák e dell’ex moglie di Magyar, Judit Varga, all’epoca dei fatti ministra della Giustizia.
Da quel momento, Magyar si è presentato come un “whistleblower”, rendendo pubbliche registrazioni che suggerirebbero il coinvolgimento di membri del governo in giri di corruzione e manipolazione di documenti giudiziari. Il suo partito, Tisza (Rispetto e Libertà), ha raccolto consensi record: secondo un sondaggio condotto tra il 7 e il 13 gennaio dall’istituto demoscopico Median e pubblicato dal settimanale Hvg, il partito Tisza è in testa con il 51% delle intenzioni di voto, contro il 39% di Fidesz. L’istituto di ricerca, però, rileva anche che il 44% degli intervistati ritiene che sarà Fidesz a vincere, mentre solo il 39% si aspetta che sia Tisza.
Magyar promette di sbloccare i fondi Ue congelati, combattere la corruzione e mantenere l’Ungheria saldamente ancorata alla Nato e all’Unione europea.
Lo spot elettorale di Orbán con Meloni e Salvini
Per contrastare l’ascesa di Magyar e consolidare la sua immagine di difensore della nazione, Viktor Orbán ha diffuso sui social media un video elettorale dal carattere internazionale. Nello spot compaiono figure chiave della destra globale come il premier israeliano Benjamin Netanyahu, la francese Marine Le Pen, l’argentino Javier Milei e lo spagnolo Santiago Abascal.
Nel filmato, la presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni dichiara, in lingua inglese, che “tutti insieme stiamo dalla parte di un’Europa che rispetta la sovranità nazionale ed è orgogliosa delle sue radici culturali e religiose”. Il ministro italiano dei Trasporti e leader della Lega Matteo Salvini, dal canto suo, esorta direttamente gli elettori affermando: “Se vuoi la pace, vota Fidesz”. Altri leader presenti includono la tedesca Alice Weidel (del partito di estrema destra Afd) e il presidente serbo Aleksandar Vučić. Nello spot si sottolinea come Orbán si sia opposto coraggiosamente alla migrazione di massa e difenda la sovranità dei popoli.
Battaglie legali e accuse incrociate
La campagna elettorale si sta svolgendo in un clima di forte scontro giudiziario. Recentemente, la Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo ha votato contro la revoca dell’immunità parlamentare di Péter Magyar, respingendo le richieste delle autorità ungheresi legate ad accuse di furto e diffamazione. Magyar ha definito queste accuse come una “persecuzione” politica.
Orbán, d’altra parte, ha reagito duramente definendo Magyar un “uomo di Bruxelles” che aspira a diventare governatore del Paese per conto di poteri stranieri. Mentre il governo cerca di sminuire Magyar accusandolo di violenza domestica (accuse che lui nega fermamente), lo sfidante continua a mobilitare decine di migliaia di persone nelle piazze di Budapest, denunciando quella che definisce la “mafia” al potere in Ungheria.
Il voto del 12 aprile sarà determinante per capire se il modello, definito dagli oppositori di “democrazia illiberale”, di Orbán riuscirà a resistere a questa inedita pressione interna.
