Un primo turno ‘estremo’. Le elezioni amministrative francesi, svoltesi ieri, hanno fornito qualche indicazione sul vento che tira Oltralpe, con i buoni risultati ottenuti da estrema destra ed estrema sinistra, mentre tutti gli occhi sono già puntati alle presidenziali dell’anno prossimo, vero ‘turning point’ nazionale ed europeo. Naturalmente, non tutto è deciso, a maggior ragione se si considera il peso determinante che potranno avere le alleanze che si formeranno in occasione del ballottaggio, previsto per il 22 marzo.
Rassemblement National
Ma intanto, Rassemblement National ha ottenuto il miglior risultato di sempre al primo turno delle elezioni comunali, sebbene senza agguantare la vittoria schiacciante che desiderava là dove è più forte, ovvero nel Sud. A Tolone, dove pensava di vincere con Laure Lavalette, una delle più strette collaboratrici di Marine Le Pen, lo scontro è aperto, mentre a Marsiglia Franck Allisio è stato testa a testa con il sindaco uscente Benoît Payan, sostenuto da diversi partiti della sinistra moderata. Il candidato di sinistra, anch’egli al secondo turno, sta proponendo un’alleanza con Payan per battere Allisio.
A Perpignan, l’unica città con più di 100mila abitanti in cui il partito avesse già presentato le proprie candidature, il sindaco uscente Louis Aliot è stato rieletto agevolmente. Inoltre, molti candidati hanno superato il 40% dei voti. l’estrema destra sta guadagnando terreno in modo significativo nei centri urbani, tradizionalmente in mano al centro-destra e al centro-sinistra. A ulteriore dimostrazione dello spostamento degli elettori conservatori verso l’estrema destra, Éric Ciotti, ex leader del partito di centro-destra Les Républicains e ora alleato di Le Pen, ha ottenuto un netto vantaggio a Nizza, con 10 punti di distacco dal sindaco di lunga data Christian Estrosi, dell’alleanza di centro-destra di Macron.
“Questi risultati rivelano un’aspettativa che sappiamo essere immensa”, ha commentato il presidente Jordan Bardella rivelando la vera posta in gioco: “Il cambiamento non aspetterà il 2027: inizia questa domenica”.
L’estrema sinistra
Quanto all’estrema sinistra, la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon è andata meglio del previsto in diverse città come Lille (dove il mese scorso il movimento è stato coinvolto nell’uccisione di un attivista di destra) e Roubaix, nel nord-est. Una crescita che crea malumori nella sinistra più moderata, che vorrebbe allontanare il movimento ma non è abbastanza forte.
“Non riusciremo a ribaltare l’ondata di estrema destra con Jean-Luc Mélenchon come nostra palla al piede”, ha dichiarato domenica Raphaël Glucksmann, figura di spicco dei socialdemocratici. Di diverso avviso Marine Tondelier, leader dei Verdi: “Vedo meno differenze tra le diverse fazioni di sinistra che tra la sinistra e la destra”.
Il macronismo
Per quanto riguarda i centristi, questi faticano a mantenere o a conquistare le grandi città perché l’estrema destra sta sottraendo loro parte dell’elettorato. Il macronismo continua a non trovare un vero radicamento locale: mentre la presidenza francese resta ancora formalmente occupata dal blocco centrista, sul territorio il sistema tende sempre più a polarizzarsi altrove: tra una sinistra che regge in alcune grandi città e una destra radicale che amplia la propria base.
Infine, l’ex primo ministro Edouard Philippe, che ha già annunciato la sua candidatura alle presidenziali del 2027, ha ottenuto un netto vantaggio nella città industriale di Le Havre.
Parigi
Il punto più osservato è stato però Parigi, dove il voto ha assunto un valore che va ben oltre il livello municipale. Nella capitale, la lista socialista ed ecologista guidata da Emmanuel Grégoire è arrivata in testa con 309.693 voti, pari al 37,98% dei voti espressi. Ben dietro di lui si è piazzata Rachida Dati, candidata del centrodestra, con 207.613 voti e il 25,46%. Più indietro ancora Sophia Chikirou per La France insoumise con 11,72%. Questi numeri, pubblicati dal Ministero dell’Interno francese, confermano che la partita parigina resta aperta ma che, al primo turno, la sinistra ha mantenuto un vantaggio importante nella città più simbolica del Paese.
La capitale continua insomma a resistere alla destra e all’estrema destra in un momento in cui, altrove, il quadro nazionale si sta muovendo in modo molto più turbolento. La frammentazione del campo centrista e conservatore ha finito per favorire i socialisti, che hanno potuto capitalizzare sia l’eredità della sindaca uscente Anne Hidalgo sia la difficoltà degli avversari a presentarsi come alternativa unitaria. È un elemento importante perché Parigi, pur non essendo “la Francia”, resta una vetrina decisiva della credibilità amministrativa e del capitale simbolico dei partiti.
Il voto francese riguarda circa 35mila comuni in tutto il Paese, dalle grandi città ai villaggi con poche decine di abitanti. L’affluenza alle urne è stata inferiore al 59%, in aumento rispetto alle elezioni comunali del 2020, influenzate dal Covid, ma in calo rispetto al 63,5% registrato nel 2014.
Perché il voto francese interessa l’Europa
Sul piano europeo, il voto francese interessa per almeno tre ragioni. La prima è che conferma il consolidamento di una destra radicale che non si limita più alla protesta anti-sistema ma lavora alla normalizzazione amministrativa, un processo già osservato in altri Paesi europei. La seconda è che mostra la debolezza dei blocchi centristi liberali che hanno dominato l’ultimo decennio europeo, spesso forti a Bruxelles ma meno solidi nei territori nazionali. La terza è che una Francia politicamente più instabile e più polarizzata riduce la prevedibilità di uno dei pilastri dell’Unione. Se il 2027 dovesse aprire a una transizione più dura, con un esecutivo più ostile o ambiguo verso alcune priorità dell’Ue, ne risentirebbero inevitabilmente temi quali difesa europea, governance economica, allargamento, transizione verde e rapporto con Washington.
