Elezioni Francia: Parigi e Marsiglia ai socialisti, Rassemblement National avanza ma non sfonda

Il partito di Marine Le Pen conquista comunque oltre 300 nuove città e ottiene il 40% nella multiculturale Marsiglia, mentre la sinistra si interroga sulle alleanze con la frangia estrema. L’Europa per ora tira il fiato ma teme le presidenziali del 2027
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Emmanuel Grégoire vince voto Parigi
Il socialista Emmanuel Grégoire (Ipa/Fotogramma)

Il secondo turno delle elezioni municipali francesi, che si è svolto ieri 22 marzo, non ha visto l’estrema destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella ottenere il clamoroso successo che si temeva, ma ha segnato comunque una sua importante avanzata, in una votazione segnata anche dalla ingombrante presenza della sinistra radicale della France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e da una conferma: Parigi non vuole essere una città di destra.

Francia politicamente frammentata

In sintesi, il quadro complessivo mostra ancora una volta una Francia politicamente frammentata, dove nessuna forza riesce a imporsi in modo uniforme su tutto il territorio. Il Rassemblement National ha guadagnato terreno soprattutto nelle città medie e piccole, consolidando una presenza territoriale che rappresenta uno dei principali risultati strategici della tornata elettorale, ma perdendo nelle grandi città. Parallelamente, Les Républicains, pur attraversando una fase di difficoltà, hanno mantenuto molte delle amministrazioni già in loro possesso e ne hanno conquistate di nuove.

Il fronte centrista legato a Emmanuel Macron ha registrato risultati migliori delle aspettative, nonostante l’impopolarità del presidente. Le vittorie a Bordeaux e Annecy rappresentano un segnale importante, così come il rafforzamento attraverso alleanze locali in città come Tolosa, Angers e Limoges. Allo stesso tempo, restano evidenti alcune sconfitte rilevanti, tra cui Lione e Pau, che evidenziano i limiti di un’area politica ancora priva di un radicamento territoriale solido. Inoltre, le sconfitte di candidati sostenuti dall’Eliseo, come Rachida Dati a Parigi e Jean-Michel Aulas a Lione, evidenziano le difficoltà del macronismo.

Sul fronte della sinistra, il Partito Socialista ha mantenuto il controllo delle principali metropoli, tra cui Parigi e Marsiglia – le città più importanti-, mentre La France Insoumise ha consolidato la propria presenza nelle periferie urbane e nei contesti operai, coerentemente con la propria strategia elettorale. Tuttavia, le alleanze tra socialisti e sinistra radicale si sono rivelate spesso inefficaci, contribuendo a sconfitte in città chiave come Tolosa, Limoges e Clermont-Ferrand.

Altro risultato rilevante, l’ex primo ministro Edouard Philippe ha vinto a Le Havre, smentendo i sondaggi e rafforzando la sua posizione di centrista con maggiori probabilità di andare al ballottaggio nella corsa all’Eliseo, dove secondo i sondaggi si scontrerebbe con il partito favorito, il Rassemblement National.

Nizza a Ciotti, alleato di Le Pen

Uno degli elementi più rilevanti emersi dal voto riguarda la riorganizzazione della destra e il ruolo delle leadership locali. La vittoria a Nizza dell’estrema destra con Éric Ciotti – ex capo Les Républicains ora leader dell’Unione delle destre per la Repubblica, vicino a Rn – segna l’affermazione di un’area fortemente conservatrice ed evidenzia anche una possibile permeabilità tra destra tradizionale ed estrema destra. La sua elezione, maturata anche grazie a dinamiche locali, consegna al campo lepenista un alleato strategico in una delle principali città francesi.

Nel complesso, la destra tradizionale dei Repubblicani ha vinto in diverse città di medie dimensioni, tra cui Limoges, Tulle, Brest e Clermont-Ferrand. Ieri il loro leader, Bruno Retailleau, ha affermato che la destra è “la principale forza politica locale” in Francia.

A Tolosa, la vittoria del conservatore Jean-Luc Moudenc, appoggiato da forze centriste (tra cui il partito di Macron, Renaissance) contro un candidato dalla sinistra radicale sostenuto dalla sinistra, ha rafforzato la narrativa secondo cui la destra, se compatta, può ancora competere efficacemente anche in contesti urbani complessi.

Allo stesso tempo, emerge una competizione interna tra diverse anime della destra: quella più istituzionale e quella più radicale. Una tensione che potrebbe diventare decisiva in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

Verdi ridimensionati ma tengono Lione

Sul fronte centrista, la sconfitta di François Bayrou a Pau segna probabilmente la fine di una lunga carriera politica.

Quanto ai Verdi, questi escono dal voto ridimensionati: dopo il successo del 2020, non sono riusciti a mantenere il controllo di città simbolo come Strasburgo e Bordeaux. Il tema ambientale sembra aver perso centralità nell’agenda degli elettori, superato da questioni più immediate come il costo della vita e la sicurezza. Tengono per un pelo Lione, dove Grégory Doucet ottiene il 50,7% delle preferenze, ma lo sconfitto Aulas ha fatto sapere che intende impugnare legalmente il risultato. Il partito vince anche a Grenoble e in entrambi i casi, decisiva l’alleanza locale con La France Insoumise.

Ma molto spesso le alleanze con La France Insoumise sono risultate penalizzanti, mentre i successi più solidi arrivano laddove i socialisti si sono presentati autonomamente.

“Parigi non sarà mai una città di estrema destra”

Un esempio è il risultato di Parigi, peraltro uno dei più attesi. Qui il socialista Emmanuel Grégoire ha ottenuto una vittoria netta su Rachida Dati – 50,5% dei voti contro il 41,5%, confermando la capitale come roccaforte socialista e prolungando un ciclo politico che dura da 25 anni. La scelta di Grégoire di non allearsi con La France Insoumise ha rafforzato l’immagine di una sinistra più moderata e autonoma. La candidata di Lfi, Sophia Chikirou, si è classificata terza con appena l’8%.

“Stasera i parigini hanno mandato un messaggio a Jordan Bardella, a Marine Le Pen e a coloro che hanno lavorato dietro le quinte per un’unione dei partiti di destra”, ha commentato il neo-sindaco aggiungendo: “Il messaggio è chiaro: Parigi non è e non sarà mai una città di estrema destra“. Arrivato in municipio, ha dichiarato ancora: “Parigi sarà il cuore della resistenza” a ogni alleanza tra la destra tradizionale e l’estrema destra.

Anche Marsiglia ai socialisti

Anche Marsiglia, a seconda città più grande della Francia, conferma questa tendenza: il sindaco socialista Benoît Payan è stato rieletto – con il 54,3% dei voti – grazie a una strategia che ha evitato un’alleanza diretta con la sinistra radicale, beneficiando al contempo del ritiro di quest’ultima al secondo turno per bloccare l’avanzata del Rassemblement National. Mentre la candidata di centrodestra Martine Vassal, sostenuta dai conservatori Les Républicains e da Renaissance, ha ottenuto appena il 5,4%.

“La città, che alcuni credevano perduta, ha mostrato il suo volto più bello, ha dimostrato di essere capace di resistere”, ha affermato Payan.

Questi risultati indicano come, nei grandi centri, l’elettorato continui a premiare forze moderate e coalizioni costruite su equilibri locali, piuttosto che su alleanze ideologiche più ampie.

Il Rassemblement National

Il Rassemblement National esce da queste elezioni con un bilancio complesso. Da un lato, non è riuscito a conquistare le grandi città-simbolo, come la desiderata Marsiglia, Tolone o Nîmes, confermando l’esistenza di un limite nella sua capacità di attrarre l’elettorato urbano. Dall’altro, ha registrato un’espansione territoriale rilevante, conquistando 310 nuovi comuni e vincendo per la prima volta in 28 nuovi dipartimenti, aumentando in modo consistente il numero dei propri rappresentanti locali.

La crescita del numero di eletti – 3.019 funzionari in 84 dipartimenti rispetto agli 827 precedenti in 54 dipartimenti – rappresenta infatti un investimento strategico in vista delle future competizioni nazionali, inclusa l’elezione del Senato.

Nonostante il mancato sfondamento nelle metropoli, Bardella ha affermato che il Rassemblement National “ha ottenuto il più grande successo di tutta la sua storia” e che sta acquisendo “un forte slancio” sintomo della “fine di un vecchio mondo in declino”. Le Pen ha parlato di decine” di vittorie regionali e “una strategia di implementazione locale” vincente.

Tuttavia, il sistema a doppio turno e la tradizionale convergenza delle altre forze politiche contro l’estrema destra continuano a rappresentare un ostacolo significativo.

La France Insoumise

La France Insoumise conferma la propria capacità di mobilitazione in contesti specifici, come la città di Roubaix e sobborgo parigino di Saint-Denis, ma non riesce a trasformare questa forza in un successo diffuso. Il partito ha presentato il maggior numero di candidati, ma ha incontrato difficoltà nel costruire alleanze efficaci.

Le tensioni con il Partito Socialista restano evidenti e rappresentano uno dei nodi principali in vista del futuro. Le dichiarazioni dei leader socialisti, che hanno criticato apertamente le alleanze con il partito, indicano una possibile ridefinizione degli equilibri a sinistra. Raphaël Glucksmann, aspirante alla presidenza di centrosinistra, ha detto: “Lfi non fa parte della sinistra. Questa è una lezione importantissima per il futuro. Gli accordi sottobanco non funzionano”.

E ora le presidenziali 2027

Le elezioni municipali rappresentano un banco di prova fondamentale in vista delle presidenziali del 2027, offrendo indicazioni preziose sulle dinamiche politiche in evoluzione. I risultati confermano la forza del Rassemblement National nei sondaggi, ma evidenziano anche che la storia non è già scritta, come molti temevano.

Allo stesso tempo, emerge la figura di Édouard Philippe come principale candidato centrista, rafforzato dalla rielezione a Le Havre. Tuttavia, la frammentazione del centro rischia di compromettere la sua capacità di competere efficacemente al secondo turno. Gabriel Attal, candidato alla presidenza e leader di Renaissance, ha rilevato l’ascesa degli estremismi: “È un segnale d’allarme. Sempre più cittadini, che li hanno votati, vogliono che le cose cambino, e che cambino più in fretta.”

Per la sinistra, la questione delle alleanze resta centrale: la contrapposizione tra una linea moderata e una più radicale potrebbe determinare l’esito della competizione presidenziale.

L’Ue tira un sospiro di sollievo, ma fino a quando?

Le elezioni municipali francesi sono di grande interesse per l’Unione europea, che riceve un segnale ambivalente: da un lato il Rassemblement National non è ancora riuscito a conquistare le grandi città e quindi il cuore politico ed economico del Paese; dall’altro c’è una crescita strutturale dell’estrema destra nei territori, che rafforza la sua capacità organizzativa e il suo radicamento elettorale.

Questo doppio movimento è particolarmente rilevante in vista delle presidenziali del 2027, considerate fondamentali per il futuro dell’Ue. Un’eventuale vittoria di Marine Le Pen – se potrà candidarsi – o di Jordan Bardella aprirebbe infatti scenari di forte discontinuità nelle politiche europee, soprattutto su temi come integrazione, politica industriale, sicurezza e rapporti con la Nato.

La Francia, insieme alla Germania, rappresenta uno dei pilastri dell’architettura europea: un suo spostamento verso posizioni euroscettiche potrebbe rallentare o ridefinire profondamente il processo decisionale dell’Unione.

Allo stesso tempo, i risultati municipali dimostrano che esiste ancora una capacità di contenimento dell’estrema destra attraverso alleanze tattiche tra forze politiche diverse, in particolare nei ballottaggi. Una strategia che però appare sempre più fragile in un contesto di crescente polarizzazione e sfiducia verso i partiti tradizionali.

Ecco perché se Bruxelles tira un sospiro di sollievo, allo stesso tempo la domanda è: per quanto? La partita vera si giocherà nel 2027, quando il consenso territoriale accumulato dal Rn potrebbe tradursi in una sfida concreta per l’Eliseo e, di conseguenza, per l’equilibrio politico dell’intera Unione.

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