La tregua Usa-Iran è incerta almeno quanto le prospettive economiche dell’Unione europea che rischia di subire “uno shock da stagflazione”. L’allerta arriva dal commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, che in un’audizione alla commissione Affari monetari del Parlamento europeo ha ribadito la necessità di un coordinamento tra i Paesi membri per affrontate il caro energia.
Anche le istituzioni comunitarie devono muoversi a tal fine perché, a differenza della crisi del 2022, oggi i margini finanziari dei Paesi europei sono molto ristretti. In attesa che la Commissione Ue presenti la “cassetta degli attrezzi” per attenuare gli effetti della crisi energetica “senza precedenti” scaturita dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, Dombrovskis ha escluso la sospensione del Patto di stabilità, richiesta da diversi Paesi (Italia in primis).
Previsioni economiche Ue: l’impatto della guerra su Pil e inflazione
La (fragile) tregua raggiunta tra Usa e Iran “porta una riduzione delle tensioni di cui si sentiva il bisogno”, ma il commissario all’Economia sottolinea che “le prospettive a lungo termine restano offuscate da una profonda incertezza”.
Le stime dell’esecutivo indicano un sensibile peggioramento delle prospettive macroeconomiche per i prossimi anni:
- Nel 2026, la crescita dell’Ue potrebbe essere inferiore di 0,2%-0,4% rispetto alle previsioni autunnali, che indicavano una crescita Ue intorno all’1,4% e dell’area euro all’1,2%. In questo scenario a breve termine e conservativo l’inflazione potrebbe superare di un punto percentuale le stime autunnali. A novembre, la Commissione stimava un’inflazione intorno al 2% per l’area euro e leggermente più elevata nell’Ue (2,2% entro il 2027);
- Se le perturbazioni dell’offerta dovessero persistere, il calo della crescita potrebbe raggiungere lo 0,4%-0,6%, con un aumento dell’inflazione tra l’1,1% e l’1,5% sia nel 2026 che nel 2027 rispetto alle stime dell’esecutivo europeo.
Il commissario lettone ha sottolineato che, a differenza della crisi del 2022 seguita all’invasione russa dell’Ucraina, oggi l’Ue dispone di margini di manovra più limitati a causa dell’elevato deficit, del maggiore debito pubblico, degli alti tassi di interesse e della necessità di incrementare la spesa per la difesa. Il discorso vale sia a livello centrale (comunitario), che a livello decentrato (dei Ventisette Stati membri).
Cosa è la stagflazione
La stagflazione è un fenomeno economico caratterizzato dalla contemporanea presenza di una crescita economica lenta o nulla (stagnazione) e di un aumento generalizzato dei prezzi (inflazione). In termini pratici, questo scenario si realizza quando uno shock esterne (come le attuali tensioni in Medio Oriente che colpiscono lo Stretto di Hormuz) causa un improvviso rialzo dei costi energetici e delle materie prime.
Questo contesto obbliga le imprese ad aumentare i prezzi per coprire i costi di produzione, mentre i consumatori, vedendo ridotto il proprio potere d’acquisto e temendo l’incertezza, contraggono le spese. Il risultato è un’economia “bloccata” dove i prezzi continuano a salire nonostante la produzione arranchi, mentre le autorità monetarie e i governi possono intervenire con politiche monetarie espansive con il rischio di aggravare ulteriormente l’inflazione.
Il nuovo Patto di stabilità e gli stabilizzatori automatici
In questo contesto, i singoli Paesi Ue devono intervenire in maniera rapida e coordinata: “Il nuovo quadro di governance fiscale prevede una serie di elementi incorporati che contribuiscono ad attenuare l’impatto negativo sull’economia”, ha precisato Dombrovskis ricordando che il nuovo sistema di regole del Patto di stabilità e crescita si focalizza sulla spesa netta. Questo parametro garantisce maggiore flessibilità durante le crisi: se l’economia rallenta e le entrate fiscali diminuiscono, i governi non sono obbligati a tagliare le spese per compensare i minori incassi.
In questo modo i cosiddetti stabilizzatori automatici possono funzionare liberamente, attutendo l’impatto del rallentamento su imprese e cittadini. Inoltre, il calcolo della spesa netta risulta più favorevole per gli Stati poiché esclude voci critiche come la spesa per gli interessi e la componente ciclica dei sussidi di disoccupazione, offrendo così un margine di manovra fiscale anche in assenza di misure straordinarie.
Il commissario europeo all’economia ha confermato che “diversi Paesi membri” hanno chiesto la sospensione del Patto pur citando esplicitamente solo l’Italia come principale promotrice prima di ribadire che, ad ora, non ci sono le condizioni tecniche (“grave recessione economica“) per accogliere questa richiesta.
Misure Ue contro il caro energia e la transizione all’elettrico
Tra le proposte principali al vaglio di Bruxelles, Dombrovskis ha citato:
- la riduzione della tassazione sull’elettricità (per renderla più competitiva rispetto ai combustibili fossili);
- la modernizzazione del sistema Ets per ridurre la volatilità dei prezzi;
- il rafforzamento delle infrastrutture verdi.
Parlando agli eurodeputati, il commissario all’Economia ha invitato i colleghi a uscire dalla logica della crisi per creare una strategia energetica di lungo termine. In tal senso, la priorità dei Paesi europei deve restare una transizione strutturale verso un’economia più elettrificata, attraverso la riduzione del costo dell’elettricità rispetto ai combustibili fossili e il rafforzamento delle reti elettriche. Questa, ha insistito il politico lettone, è l’unica vera soluzione per proteggere in modo permanente l’economia europea dalla volatilità dei combustibili fossili e dalle tensioni sulle forniture. Parallelamente, ha osservato che l’esecutivo europeo sta lavorando a stretto contatto con gli Stati membri per definire misure di politica economica a livello nazionale capaci di attenuare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia.
Tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche
Tra queste ultime spicca l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti del settore energetico. Una misura che spesso scalda gli animi più di quanto muova i conti perché raramente diventa operativa.
“Sette Stati membri hanno invocato questa misura presso la Commissione, e noi stessi l’avevamo proposta durante la precedente crisi energetica”, ha ricordato il commissario lettone, precisando che nulla impedisce agli Stati membri di applicare questa tassa sugli extraprofitti, “perché la tassazione diretta rientra ampiamente nelle competenze degli Stati membri”. Dombrovskis ha aggiunto che Bruxelles sta “valutando se adottare una qualche forma di approccio più coordinato a livello europeo”.
