Dazi Ue-Usa, l’Europarlamento riapre il dossier: clausola a 24 mesi e stop automatico in caso di minacce

Voto in commissione il 24 febbraio, plenaria a marzo
6 ore fa
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Il Parlamento europeo a Strasburgo (Ipa)
Il Parlamento europeo a Strasburgo (Ipa)

L’Europarlamento sblocca il dossier sui dazi con gli Stati Uniti e fissa paletti politici stringenti alla ratifica dell’intesa commerciale firmata nel luglio 2025 da Donald Trump e Ursula von der Leyen. I relatori dei principali gruppi hanno raggiunto un accordo che riattiva formalmente l’iter dopo il congelamento deciso a gennaio, ma lo fa introducendo una clausola di decadenza a 24 mesi e un meccanismo di sospensione in caso di minacce alla sovranità europea o di nuovi dazi unilaterali. Il voto in commissione è atteso il 24 febbraio, con passaggio in plenaria già a marzo.

L’accordo tra i relatori e la nuova architettura delle garanzie

L’intesa è stata raggiunta tra i relatori di Partito popolare europeo (Ppe), Socialisti e Democratici (S&D), Renew Europe e Verdi. Il testo concordato prevede che l’azzeramento dei dazi europei sulle merci statunitensi abbia una validità limitata nel tempo: la clausola di decadenza fissata a 24 mesi comporta la scadenza del regime a fine marzo 2028, salvo rinnovo esplicito. Si tratta di un compromesso tra le richieste dei Socialisti, orientati a una durata più breve, e quelle del Ppe, che spingeva per un orizzonte più lungo per garantire prevedibilità alle imprese.

Accanto alla clausola di decadenza viene inserita una clausola di sospensione attivabile in caso di violazione delle condizioni dell’accordo o di minacce alla sovranità territoriale dell’Unione. A esplicitare l’impianto è stato il presidente della commissione Commercio internazionale, l’eurodeputato socialista tedesco Bernd Lange: “L’accordo prevede inoltre che l’Unione europea possa ripristinare entro sei mesi dall’entrata in vigore i dazi sui derivati dell’acciaio se gli Stati Uniti non ridurranno quelli attualmente applicati sui prodotti importati dall’Ue”.

Il testo include anche un meccanismo di salvaguardia per fronteggiare eventuali effetti distorsivi sul mercato interno derivanti dall’abbattimento delle tariffe sulle merci statunitensi. È prevista la reintroduzione automatica dei dazi qualora Washington non riporti al 15% i propri oneri su un elenco di oltre 400 prodotti legati all’acciaio, come concordato a luglio. L’obiettivo dichiarato dai relatori è vincolare l’accesso al mercato unico a un rispetto puntuale degli impegni assunti dagli Stati Uniti.

Chi ha votato cosa e le divisioni nell’Eurocamera

Sul compromesso politico che riattiva l’iter si sono espressi in senso favorevole i relatori e le delegazioni di Ppe, S&D, Renew Europe e Verdi, che hanno sostenuto la necessità di riprendere l’attuazione dell’accordo introducendo correttivi in grado di rafforzare la posizione negoziale del Parlamento. I gruppi hanno lavorato congiuntamente alla definizione delle clausole di decadenza, sospensione e salvaguardia, convergendo su un testo comune presentato in commissione.

All’interno dell’Eurocamera restano però posizioni critiche. Alcuni esponenti dei gruppi di sinistra radicale e parte dei Conservatori hanno espresso riserve sull’impianto complessivo dell’intesa, ritenendo insufficiente il livello di reciprocità garantito dagli Stati Uniti, in particolare sul dossier acciaio. Le tensioni emerse nei mesi scorsi hanno inciso sulla formulazione finale delle clausole, rafforzando le condizioni di tutela rispetto alla versione originaria dell’accordo.

Il voto formale in commissione per il Commercio internazionale è fissato per il 24 febbraio. In caso di approvazione, la plenaria di marzo sarà chiamata a esprimersi sulla posizione del Parlamento, aprendo poi la fase negoziale con il Consiglio. Dopo il passaggio in Aula, alcuni elementi potrebbero ancora subire modifiche nel confronto con gli Stati membri, ma la linea politica dell’Eurocamera risulta ora definita lungo l’asse Ppe-S&D-Renew con il sostegno dei Verdi.

Dalla firma di Turnberry al congelamento per la Groenlandia

L’accordo commerciale Ue-Usa era stato siglato nel luglio 2025 a Turnberry, in Scozia, dal presidente statunitense Donald Trump e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’intesa prevedeva l’azzeramento dei dazi europei sulle merci statunitensi in cambio di una tariffa forfettaria del 15% sulle esportazioni provenienti dai Paesi membri. Per entrare in vigore, il pacchetto necessita dell’approvazione del Parlamento europeo e del via libera degli Stati membri.

L’iter si è interrotto a gennaio, quando il Parlamento ha deciso di congelare il processo di ratifica dopo che Trump aveva annunciato sui social l’intenzione di imporre un dazio del 10% su otto Paesi europei accusati di aver partecipato a un’esercitazione militare nell’Artico. Le dichiarazioni, legate anche alle tensioni sulla Groenlandia, hanno spinto una maggioranza trasversale a sospendere l’esame del testo in attesa di chiarimenti.

La ripresa dei lavori è avvenuta nelle settimane successive, con riunioni a porte chiuse tra i relatori dei gruppi politici per definire i correttivi ritenuti indispensabili. Il nodo principale resta quello dei prodotti siderurgici: secondo i parlamentari, Washington non ha ancora adeguato alcune tariffe concordate a luglio, mantenendo dazi su una parte dei 400 prodotti legati all’acciaio. L’introduzione di meccanismi automatici di reazione rappresenta la risposta dell’Eurocamera a questo contenzioso, in vista di un voto finale che potrebbe arrivare già a marzo.