Trump sostiene che l’Europa non abbia le “carte” per rispondere ai suoi dazi e alle sue minacce: ma è davvero così? Oppure Bruxelles può utilizzare una combinazione di deterrenza e diplomazia per limitare i danni della guerra commerciale con gli Stati Uniti?
Il 13 marzo scorso, su Truth Social, Donald Trump ha definito l’Unione Europea una delle autorità più ostili al mondo in materia di tasse e tariffe, arrivando a sostenere che l’UE sia stata creata con l’unico scopo di sfruttare gli Stati Uniti. Una dichiarazione pesante che non lascia dubbi sulle intenzioni aggressive del presidente americano, già impegnato in guerre commerciali con Canada, Messico e Cina. Dazi punitivi su acciaio e alluminio sono già in vigore e ulteriori misure, più ampie e trasversali, sono appena state annunciate in uno show al Rose Garden della Casa Bianca che è già entrato negli annali della comunicazione politica, tra cartelloni, testimonial baffuti e isole abitate solo da pinguini che finiscono sotto la mannaia del presidente.
Ma la questione non si limita ai soli dazi. L’amministrazione Trump ha messo in discussione l’autonomia territoriale europea – l’annessione della Groenlandia non è più uno scherzo, e la premier danese Mette Frederiksen è atterrata in queste ore sull’isola – e persino gli equilibri politici interni al continente, strizzando l’occhio ai movimenti radicali e ai governi che più “picconano” la stabilità di Bruxelles. E poi, Trump preme su Kiev e i suoi alleati europei affinché accettino un accordo favorevole a Mosca, ridimensionando così l’impegno americano nella sicurezza europea.
Nel famigerato incontro a febbraio con il presidente ucraino Zelensky, Trump ha spiegato chiaramente perché ritiene di poter spingere l’Europa nella direzione che preferisce: “Non avete le carte in mano”, ha dichiarato senza mezzi termini. Carte che per Trump significano potere, influenza e capacità di pressione.
E allora la domanda è semplice: quali carte ha davvero l’Europa? Può l’Unione Europea ribattere colpo su colpo? E come dovrebbe giocare questa complessa partita diplomatica?
Per rispondere a queste domande, dobbiamo prima capire se davvero una strategia di deterrenza è efficace contro l’amministrazione americana. Canada e Messico ci hanno già provato, ma le loro contromosse non hanno evitato pesanti tariffe statunitensi. Trump, infatti, sembra vedere le tariffe non solo come strumento negoziale, ma come obiettivi strategici in sé, utili a riportare le fabbriche in patria e finanziare sgravi fiscali.
Eppure, come nella deterrenza nucleare, anche qui vale il concetto di “Mutual Assured Destruction” (MAD), cioè distruzione reciproca assicurata. Nel caso europeo parliamo però di una distruzione reciproca asimmetrica: Europa e Stati Uniti dipendono l’uno dall’altro su diversi fronti economici e tecnologici.
L’Europa non parte da zero. Nel 2018 Jean-Claude Juncker riuscì, usando un mix di incentivi e minacce, a frenare Trump sulle tariffe automobilistiche. Oggi, la sfida è più dura: Trump è più aggressivo, meno prevedibile. Ma anche l’Unione Europea si è evoluta. Pensiamo allo strumento anti-coercizione europeo, detto anche “Bazooka”, operativo dal dicembre 2023. Uno strumento nato per contrastare la Cina, che si era comportata da “bulla” economica con la Lituania, rea di aver allacciato rapporti semi-diplomatici con Taiwan. Ora invece potrebbe garantire una risposta collettiva e ben calibrata alla minaccia dei dazi americani.
Fabrizio Pagani, già capo della segreteria tecnica del Mef e di Palazzo Chigi, oggi partner di Vitale & Co., ha detto al “New York Times” che il bazooka dovrebbe essere usato come deterrente: “va messo sul tavolo, e poi si negozia”.
Olof Gill, portavoce della Commissione europea, ha confermato che lo strumento anti-coercizione è parte delle opzioni che Bruxelles sta prendendo in considerazione per definire la sua strategia negoziale. Uno dei punti cruciali riguarda il fatto che, mentre l’Europa registra un ampio surplus commerciale verso gli Stati Uniti per quanto riguarda le merci, allo stesso tempo ha accumulato un deficit di circa 110 miliardi di euro proprio nel settore dei servizi. Una vulnerabilità che l’Unione potrebbe sfruttare strategicamente nei negoziati.
Ma quali sono concretamente le carte europee che potrebbero entrare in gioco? Ne ha parlato Tobias Gehrke, Senior policy fellow dello European Council on foreign relations (Ecfr), in un paper molto interessante pubblicato da poco.
Iniziamo dal fronte più evidente, quello dei dazi e del commercio. L’Europa ha recentemente introdotto il cosiddetto “Regolamento di applicazione”, una misura pensata proprio per reagire in assenza di un sistema efficace di risoluzione delle dispute commerciali all’interno della WTO. Se gli Stati Uniti decidessero di procedere con ulteriori dazi, Bruxelles potrebbe rapidamente attivare contromisure mirate, penalizzando prodotti americani strategici in maniera efficace.
Ma non è tutto: l’UE possiede anche strumenti più sottili e strategici. Attraverso le proprie normative ambientali e agricole – pensiamo al Green Deal e alla sua ambiziosa strategia “Farm to Fork” – l’Europa potrebbe limitare o escludere completamente dal mercato comune prodotti agroalimentari americani che non rispettano criteri di sostenibilità e salute particolarmente severi. Allo stesso modo, potrebbe sfruttare l’Emissions Trading Scheme (Ets), imponendo carbon tax che penalizzerebbero i beni statunitensi prodotti in maniera inquinante, o utilizzare il regolamento Reach sulle sostanze chimiche per bloccare l’accesso di prodotti americani non conformi agli standard europei. In termini pratici, ciò potrebbe significare miliardi di euro di perdite per l’industria americana.
Passiamo ora alle tecnologie digitali e alla proprietà intellettuale. L’Europa è un mercato essenziale per le grandi aziende tecnologiche USA, come Google, Apple, Meta, Microsoft e Amazon, i cui ricavi arrivano dall’Europa in una percentuale che va dal 15 al 30%. Se Washington colpisce duro, Bruxelles può rispondere con un’intensificazione delle sue già notevoli iniziative antitrust e regolamentari contro i colossi americani. Ciò implicherebbe multe miliardarie, restrizioni alla gestione dei dati personali e potenziali limitazioni di accesso al mercato unico, con forti ripercussioni economiche e reputazionali per le aziende interessate.
Non meno importanti le carte nel settore delle tecnologie critiche e infrastrutture strategiche. L’Europa controlla, ad esempio, importanti segmenti nelle catene globali di semiconduttori e tecnologie green, come batterie e componenti per energie rinnovabili. Limitare l’accesso americano a queste tecnologie vitali rallenterebbe significativamente i piani industriali della Casa Bianca, complicando non poco i progetti di rilancio economico trumpiani.
Guardiamo poi al settore finanziario: i mercati europei rappresentano un pilastro fondamentale per la finanza americana. Un’azione coordinata delle autorità di regolamentazione europee potrebbe imporre vincoli severi ai grandi fondi d’investimento statunitensi o ostacolare l’accesso a strumenti finanziari europei cruciali, creando instabilità sui mercati americani e frenando la ripresa economica voluta da Trump. L’opzione “nucleare” vede il blocco alle banche americane nel gigantesco mercato europeo degli appalti pubblici. Si tratterebbe di escludere gli istituti da gare e progetti che valgono circa 2.000 miliardi di euro ogni anno.
Infine, esiste la dimensione culturale e interpersonale, quella della mobilità studentesca e dei visti. L’Europa potrebbe, seppur in misura più contenuta, complicare l’accesso a università e centri di ricerca europei per studenti e ricercatori americani, inviando un messaggio simbolico forte, in grado di mobilitare l’opinione pubblica statunitense.
Chiaramente ognuna di queste carte porta con sé dei rischi anche per gli interessi europei, ma proprio per questo è fondamentale che Bruxelles giochi con saggezza, misurando accuratamente ogni possibile ritorsione e calibrando deterrenza e negoziato in modo equilibrato.
La partita a poker transatlantica è appena iniziata. E l’Europa, per vincere, dovrà imparare presto a giocare con intelligenza e coraggio le sue carte migliori.