Dazi al 200%, Trump minaccia ancora la Francia e umilia Macron: “Nessuno lo vuole”

Dopo le tariffe annunciate per l'invio di soldati francesi in Groenlandia, il capo della Casa Bianca intende ora punire il rifiuto di prendere parte al 'suo' Board of Peace per Gaza. Possibile un incontro al World Economic Forum di Davos
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Emmanuel Macron e Donald Trump
Emmanuel Macron e Donald Trump allo Sharm El Sheikh Peace Summit a ottobre 2025 (Ipa/Fotogramma)

Nuovi, anzi nuovissimi dazi al 200% sul vino francese. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump torna a minacciare la Francia, dopo aver annunciato solo domenica scorsa una tariffa del 10% sui prodotti esportati in Usa dal Paese d’oltralpe (tra gli altri). Stavolta il tycoon intende punire il rifiuto, da parte del presidente Emmanuel Macron, di prendere parte al Board of Peace per Gaza pensato dal capo della Casa Bianca. “Nessuno lo vuole“, ha commentato il leader americano.

Macron rifiuta di far parte del Consiglio di Pace trumpiano per Gaza

Il Consiglio per la pace, che dovrebbe essere presieduto da Trump e da questi voluto nell’ambito del suo piano in 20 punti per porre fine alla guerra tra Israele e Hamas, dovrebbe supervisionare i prossimi passi a Gaza. Il leader americano lo ha definito “il più grande e prestigioso consiglio mai riunito in qualsiasi momento e luogo“, e venerdì ha invitato diversi leader mondiali a farne parte. Tra questi, il presidente russo Vladimir Putin, Macron e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che non ha ancora fatto sapere se accetterà. Curiosità, se così si può chiamare: secondo una bozza dello statuto visionata da Bloomberg, gli Stati potranno rimanere nel Consiglio tre anni, a meno che non paghino 1 miliardo di euro cash entro i primi 12 mesi.

Il rifiuto di Macron deriva dalla considerazione, espressa dal suo ufficio, che lo statuto del Consiglio “va oltre il quadro di Gaza e solleva seri interrogativi, in particolare per quanto riguarda i principi e la struttura delle Nazioni Unite, che non possono essere messi in discussione”.

Al ‘no’ francese Trump ha risposto umiliando il titolare dell’Eliseo, asserendo che sia privo di influenza e che comunque “nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto“. Il presidente Usa ha poi aggiunto: “Applicherò una tariffa del 200% sui suoi vini e champagne, e lui si unirà, ma non è obbligato a farlo”.

Ghiaccio caldo

Lo ‘scambio’ arriva in un momento teso, dopo che la Francia lo scorso fine settimana ha inviato soldati per l’operazione ‘Arctic Endurance’, chiesta dalla Danimarca per mostrare simbolicamente al tycoon che non può annettere un territorio parte del Regno danese e della Nato. La decisione è valsa ad entrambi i Paesi, come agli altri 6 coinvolti, la minaccia di nuovi dazi, al 10% dall’1 febbraio e del 25% da giugno se gli Usa non otterranno il controllo totale dell’isola artica.

Macron in questi giorni ha adottato nei confronti degli Stati Uniti, delle loro pretese sulla Groenlandia e delle conseguenti minacce, una linea più dura rispetto alla maggior parte delle altre capitali. Il titolare dell’Eliseo è arrivato anche a chiedere l’uso dello Strumento anti-coercizione europeo, ovvero un pacchetto di misure diversificate che impattano su commercio e investimenti per rispondere a Paesi terzi che esercitino pressioni sul blocco o su un suo membro. Un ventaglio di misure soprannominato ‘bazooka’ per la sua portata e pensato per essere una sorta di ‘extrema ratio’, quando cioè tutti gli altri canali sono stati tentati senza successo.

Un invito a cena da Macron

Trump stamattina ha pubblicato sul suo social Truth lo screenshot di un messaggio privato con Macron, nel quale quest’ultimo, dopo essersi rivolto al primo come ‘amico’, gli ha detto di non capire “cosa tu stia facendo sulla Groenlandia” e di essere disponibile ad ospitare a Parigi un incontro del G7 dopo Davos, ovvero al termine del World Economic Forum in corso nella località svizzera. “Posso invitare ucraini, danesi, siriani e russi a margine”, ha aggiunto, proponendo inoltre di cenare insieme “giovedì”. Il messaggio è stato confermato da un funzionario vicino al presidente francese, riportano i media internazionali, ma non ci sono dettagli su un eventuale incontro: Macron è oggi a Davos e non è chiaro se si tratterrà, mentre il capo della Casa Bianca arriverà domani.

Durante il Wef dovrebbero anche incontrarsi le delegazioni Usa e Ue, con il blocco europeo che intende provare a riportare la discussione sulla Groenlandia su binari più ‘tradizionali’, basati sull’integrità territoriale e il diritto dei popoli all’autodeterminazione.

Trump: “Sulla Groenlandia i leader europei non opporranno troppa resistenza”

Non sarà facile: Trump e il suo entourage non danno segno di arretrare dalle proprie posizioni, che sono quelle che l’isola deve diventare proprietà a stelle e strisce, con le buone o con le cattive. “Ho avuto un’ottima telefonata con Mark Rutte, il segretario generale della Nato, sulla Groenlandia”, ha fatto sapere Trump. “Ho accettato un incontro tra le varie parti a Davos, in Svizzera. Come ho detto a tutti, molto chiaramente, la Groenlandia è fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale. Non si può tornare indietro. Su questo, tutti sono d’accordo”!

E parlando ai giornalisti in Florida ha chiarito cosa si aspetta: secondo lui, i leader europei non “opporranno troppa resistenza” rispetto alle sue mire sull’isola artica.

Ma stamattina, a margine del forum di Davos, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto che “le nostre relazioni (Usa-Ue, ndr) non siano mai state così strette” e ha esortato gli europei a “fare un respiro profondo”.