Crisi del Golfo, l’Ue organizza i voli di rimpatrio: il ruolo poco noto della Protezione Civile europea

Quando scoppia una crisi Bruxelles coordina evacuazioni e voli di rimpatrio attraverso il Meccanismo di Protezione Civile. Ecco come funziona
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Operazione di soccorso

“Nessun europeo è mai solo in una crisi. La loro sicurezza viene sempre prima di tutto”. Hadja Lahbib, commissaria per l’uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi, rassicura così sugli sforzi della Commissione per riportare a casa sane e salve le centinaia di migliaia di europei bloccati in Medio Oriente”.

La via è quella del Meccanismo di protezione civile dell’Ue: ieri e oggi, il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (Ercc) della Commissione europea ha organizzato sei voli di rimpatrio, riportando a casa cittadini di Bulgaria, Italia, Austria e Slovacchia. Nei prossimi giorni sono previsti ulteriori voli di rimpatrio, dato che un numero crescente governi del blocco ha attivato la procedura. Al 5 marzo, oltre ai quattro già citati, anche Belgio, Cechia, Francia, Cipro, Lussemburgo, Romania hanno fatto richiesta.

Cos’è il Meccanismo di Protezione Civile dell’Ue

Il Meccanismo di Protezione Civile dell’Unione europea è uno strumento di coordinamento tra Stati europei creato nel 2001 per evitare duplicazioni e rispondere rapidamente a grandi emergenze, naturali o causate dall’uomo. In sintesi, quando un Paese colpito da una crisi non ha risorse sufficienti, può chiedere aiuto alla rete europea, che mobilita mezzi, personale e attrezzature dei vari Stati membri.

Il sistema coinvolge i 27 Paesi dell’Ue e diversi Paesi associati (Albania, Bosnia-Erzegovina, Islanda, Moldova, Montenegro, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia, Turchia e Ucraina). Il coordinamento operativo è gestito da Bruxelles attraverso l’Emergency Response Coordination Centre (Ercc), attivo 24 ore su 24 per organizzare gli aiuti e mettere in contatto gli Stati che offrono supporto.

È importante sottolineare che l’Unione non ha una competenza diretta sulle evacuazioni dei cittadini all’estero, che rimangono responsabilità primaria degli Stati membri, attraverso ambasciate e consolati. Ma le capitali possono comunque collaborare con gli altri governi.

Come funziona in pratica

Qualsiasi Paese in Europa e nel mondo, così come le Nazioni Unite, le sue agenzie o qualsiasi organizzazione internazionale pertinente, può richiedere assistenza di emergenza attivando il Meccanismo di protezione civile dell’Ue.

Questo si attiva in quattro passaggi principali:

  1. Richiesta di assistenza tramite l’Ercc
    Un Paese colpito da una crisi (anche fuori dall’Ue) chiede aiuto;
  2. Attivazione del centro di coordinamento Ue
    L’Ercc contatta tutti gli Stati partecipanti, che mettono a disposizione mezzi e squadre (vigili del fuoco, medici, aerei, generatori, ecc…);
  3. Accettazione del Paese richiedente
    In base alle proprie necessità;
  4. Dispiegamento coordinato e cofinanziato
    Le risorse vengono inviate sul posto.

Gli Stati partecipanti mantengono il controllo dei propri mezzi, ma l’intervento è coordinato a livello europeo per evitare sovrapposizioni e ritardi.

Quando è stato usato

Il meccanismo è stato attivato oltre 830 volte dal 2001 (64 nel 2025) per crisi di ogni tipo. Citiamo:

  • Guerra in Ucraina (2022): l’Ue ha coordinato l’invio di generatori e di attrezzature mediche, di aiuti umanitari e di mezzi energetici di emergenza; aiuta ad assistere chi è rimasto e chi è fuggito nei Paesi vicini (come Polonia, Slovacchia e Moldavia), compresi pazienti che hanno bisogno di cure urgenti negli ospedali di tutta Europa (fino a gennaio 2026, quasi 4.800 persone). È una delle operazioni più grandi mai gestite;
  • Terremoto Turchia-Siria (2023): Bruxelles ha fornito squadre di ricerca e soccorso, ospedali da campo, squadre cinofile;
  • Incendi e disastri naturali in Europa (roghi in Grecia e a Cipro, alluvioni in Slovenia): il meccanismo ha consentito l’invio di aerei antincendio e vigili del fuoco europei;
  • Pandemia Covid-19: È stato utilizzato per rimpatriare cittadini europei bloccati nel mondo (oltre 82mila persone) e coordinare forniture mediche;
  • Evacuazione dall’Afghanistan (2021): dopo il ritiro occidentale dal Paese dei talebani, il meccanismo ha consentito di coordinare i voli, di offrire assistenza consolare e di effettuare evacuazioni condivise tra Stati membri;
  • Tempeste in Irlanda, Cuba, Giamaica, Sri Lanka e Vietnam (2025);
  • Medio Oriente (2025): il meccanismo ha sostenuto la partenza assistita di circa 1.700 cittadini.

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Mappa delle operazioni sotto il Meccanismo di Protezione civile europeo (copyright Commissione europea)

RescEu, la riserva europea

Nel 2019 Bruxelles ha anche aggiunto rescEU, una riserva europea di mezzi (aerei antincendio, attrezzature mediche, ospedali mobili, ecc.) da usare quando le capacità nazionali non bastano. In questo caso, l’Ue può coprire fino al 100% dei costi. Completamente finanziato dall’Ue, rescEU rafforza la preparazione europea di fronte a emergenze come incendi, focolai di malattie, incidenti chimici, biologici, radiologici e nucleari (CBRN), incidenti che interessano le infrastrutture energetiche.

Oltre agli sforzi di coordinamento, la Commissione può pagare parte dei costi finanziari dei voli di rimpatrio. In particolare, i voli che offrono almeno il 30% dei posti a cittadini degli Stati membri diversi da quello che ha attivato il meccanismo sono ammissibili al cofinanziamento dell’Ue fino al 75% dei costi.

La Commissione può anche prenotare i voli tramite il meccanismo rescEU se nessuno Stato membro può sostenere un Paese che chiede sostegno per evacuare i suoi cittadini. In tal caso, l’organo esecutivo europeo può coprire il 100% dei costi.

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