Concorso Ue Epso Ad5 2026, perché gli italiani sono il 45% dei candidati

Come funzionano le prove, quanti sono i posti, quanto pesa la lista di riserva e perché il dato dice qualcosa anche sull’Italia
1 ora fa
4 minuti di lettura
Commissione Europea
Sede_Commissione_europea_Canva

Il mito nostrano della stabilità lavorativa supera i confini nazionali e si instaura saldamente nei corridoi di Bruxelles. Al concorso Epso Ad5 2026 per funzionari europei, quasi la metà degli aspiranti parla italiano. Non un’ottima notizia per loro, dal momento che il concordo europeo punta a equilibrare la presenza delle diverse nazionalità, come vedremo più avanti.

Si crea così un bacino immenso di professionisti pronti a sfidarsi per varcare la soglia delle istituzioni comunitarie, attratti da condizioni economiche interessanti e dall’opportunità di incidere sulle politiche comunitarie.​

I numeri del concorso Ue 2026

Secondo i dati ottenuti in esclusiva da Euractiv, su un totale di 174.922 iscritti, i connazionali sfiorano quota 79.450, il 45% delle candidature complessive: è come se l’intera popolazione di città come Velletri o Afragola tenti in blocco l’iscrizione, chiusa lo scorso 10 marzo. Al secondo posto, con un netto distacco, figurano gli spagnoli con 13.796 candidature.

Quanti posti ci sono davvero nella lista di riserva

L’obiettivo finale dei candidata è conquistare uno dei 1.490 posti disponibili nella lista di riserva, il vero e proprio serbatoio da cui le istituzioni attingeranno per i futuri dipendenti. Secondo le stime, di questi idonei circa 750 avranno ragionevoli probabilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato.​

Stipendi e non solo: perché il dato italiano pesa più degli altri Paesi

L’elevata partecipazione è principalmente il frutto di due fattori: le barriere all’ingresso relativamente basse e i benefici economici altissimi, soprattutto per un Paese come l’Italia, l’unico Paese Ue, insieme alla Grecia, dove i salari sono calati negli ultimi vent’anni. Non è un caso che dal Belpaese provengano il 45% delle candidature, sospinte anche dalla sicurezza del “posto fisso” tanto caro a Checco Zalone in “Quo vado?”. La risposta alla domanda, ora, è chiara: vado a Bruxelles, o almeno ci provo.

Lo stipendio base si aggira sui 6.150 euro lordi mensili, a cui si somma un’indennità di espatrio del 16% per chi si trasferisce in un altro Paese europeo, eventuali assegni familiari e un’eccellente copertura sanitaria. Al netto della tassazione agevolata comunitaria, un funzionario espatriato a Bruxelles porta a casa circa 4.800-5.000 euro netti al mese, potendo contare su progressioni di carriera automatiche. Altro elemento attraente per un Paese come il nostro, dove fare carriera restando nello stesso posto di lavoro è una chimera e sempre più giovani scelgono la strada del job hopping.

Da un punto di vista della formazione, i requisiti sono permissivi. Il livello Ad5, che rappresenta il gradino iniziale della carriera da amministratore, non richiede alcuna esperienza professionale pregressa. Ai candidati basta possedere una laurea triennale in qualsiasi disciplina, da conseguire entro fine settembre 2026, e padroneggiare due lingue ufficiali dell’Ue, di cui una a livello C1 (madrelingua) e una a livello B2.

Gli stipendi dei funzionari Ue sono esentasse?

Dire che i funzionari europei non pagano tasse è tecnicamente impreciso, ma il malinteso è comprensibile. Gli stipendi Ue sono soggetti a un’imposta comunitaria che può arrivare fino al 45% per le fasce retributive più alte. La differenza sostanziale rispetto a un lavoratore ordinario è che questo gettito non finisce al fisco belga, lussemburghese o italiano: confluisce direttamente nel bilancio dell’Ue.

La scelta risale alle origini stesse della comunità europea. Quando negli anni Cinquanta nacquero la Ceca e la Cee, affidare la tassazione dei funzionari europei ai Paesi di residenza avrebbe significato trasferire una quota consistente del monte salari al Lussemburgo o al Belgio, le sedi principali delle istituzioni. Questi Paesi ricavavano già un vantaggio economico non trascurabile dall’ospitare gli uffici comunitari e si ritenne eccessivamente squilibrato aggiungere alle casse di questi due Paesi il gettito fiscale dei funzionari Ue. Si optò allora per un’imposta interna, indipendente dai sistemi tributari nazionali, il cui ricavato alimenta le casse comuni.

Attrarre talenti da tutta Europa non è scontato

Il livello degli stipendi va letto anche in un’altra prospettiva: quella della competizione internazionale per il personale. Le istituzioni Ue condividono con tutte le grandi organizzazioni internazionali il problema strutturale di attrarre candidati da Paesi con economie forti e mercati del lavoro competitivi. Già oggi è difficile per Bruxelles reclutare funzionari da Germania, Paesi Bassi e Scandinavia, aree dove i salari privati sono elevati e la mobilità verso l’estero meno culturalmente radicata. Il boom di candidature italiane, in questo senso, racconta anche il rovescio della medaglia: l’attrattività dell’Ue come datore di lavoro non è universale, ed è inversamente proporzionale alla solidità del mercato del lavoro domestico.

Che cos’è il concorso Epso Ad5 e i profili cercati dall’Ue

La selezione per i profili Ad5, dedicati agli amministratori generalisti che si occuperanno di formulazione delle politiche e gestione delle risorse, mancava dal 2019. Negli anni passati, continui ostacoli tecnici legati allo svolgimento delle prove online avevano causato disagi strutturali. Lo scorso aprile, come rivelato da Politico, circa 10.000 candidati si sono visti annullare un test già sostenuto a causa di gravi falle informatiche.​​

L’alta partecipazione tricolore renderà la competizione interna particolarmente rigida. La Commissione europea applica infatti obiettivi di diversità geografica mirati a bilanciare le nazionalità, fissando la quota italiana all’11,2% della forza lavoro. Questo parametro non inciderà sull’esito dei test, ma diventerà determinante nella fase finale delle assunzioni.​

Come funzionano la selezione del concorso Epso

Il nuovo modello concorsuale Epso prevede un percorso interamente da remoto, basato su quattro fasi da affrontare scegliendo due lingue tra quelle dichiarate. La prima prova valuta il ragionamento puro attraverso test a risposta multipla di logica verbale, numerica e astratta. Successivamente, i candidati misurano la propria preparazione sull’architettura istituzionale e sulle politiche comunitarie tramite un questionario specifico.

Una novità introdotta per colmare il divario tecnologico è il test sulle competenze digitali, strutturato sui parametri europei DigComp 2.2. La procedura si chiude con l’Eufte (Elaborato su temi europei), una prova scritta destinata a valutare la capacità di sintesi e la chiarezza espositiva.

Superare questi scogli non garantisce un’assunzione immediata, ma certifica l’inserimento nella lista di idoneità. Una porta che si apre verso una carriera prestigiosa, dove le competenze logiche e digitali affiancano il nozionismo tradizionale.

Gli ultimi articoli