Si allontana l’obiettivo di raggiungere entro dicembre 2026 un accordo sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea, con il rischio di compromettere anche la sua approvazione definitiva nel 2027. Il Consiglio europeo iniziato ieri 15 ottobre a Bruxelles (si chiude oggi) ha confermato le profonde divisioni tra gli Stati membri sul quadro finanziario (Mff) 2028-2034, senza che sia emerso uno spiraglio in cui incunearsi. Non solo, ma se fino a poco tempo fa la scadenza di fine anno era considerata da tutti fondamentale, ora diverse capitali ‘aprono’ al fatto che rispettarla non sarà possibile. Anche se durante il vertice l’obiettivo di un accordo entro il 2026 è stato ribadito.
Frugali contro Amici della coesione: perché manca l’accordo
Le divergenze sono molte, e in effetti un accordo oggi sarebbe stato un colpo di scena per chi segue la vicenda. Sostanzialmente, i Paesi del blocco sono divisi in due schieramenti, divisi innanzitutto su quanto debba essere importante il prossimo bilancio dell’Ue. I Frugali (o ‘Modernizzatori’ come loro preferiscono) sono guidati dalla Germania e comprendono Paesi Bassi, Svezia e altri Stati del Nord Europa, ai quali ieri si è aggiunto il Belgio. È il gruppo dei contributori netti, che versano al bilancio europeo più di quanto ricevano direttamente, e chiedono di tagliare il budget proposto dalla Commissione di “centinaia di miliardi di euro” proprio per limitare l’aumento dei versamenti nazionali.
Gli Amici della coesione, capitanati dall’Italia e comprendenti Spagna, Polonia, Grecia e numerosi Paesi dell’Europa centrale e orientale, chiedono invece un bilancio più ampio, che consenta di salvaguardare i finanziamenti destinati all’agricoltura e alle regioni economicamente meno sviluppate.
Il 10 ottobre la presidenza irlandese del Consiglio ha presentato una ‘box negoziale’ cercando un compromesso che però ha scontentato tutti: dalla proposta iniziale della Commissione, pari a circa 1.760 miliardi di euro a prezzi costanti, Dublino è scesa a 1.620 miliardi, tagliando circa 140 miliardi (-8%) soprattutto dalle risorse per competitività, ricerca, aiuti internazionali e altri programmi europei, e mantenendo quasi intatte agricoltura e coesione.
Ma per i frugali la cifra resta troppo elevata. Il gruppo ieri ha insistito sulla necessità di tagliare su agricoltura e coesione e favorire le ‘nuove’ priorità – difesa, competitività. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha indicato nei pagamenti alle regioni più povere l’area dove sforbiciare.
Anche gli Amici della coesione non sono del tutto soddisfatti dalla nego-box, e sostengono che tagli alle politiche tradizionali rischiano di penalizzare gli agricoltori e le regioni economicamente meno sviluppate, e per tale via di svantaggiare la competitività. Il primo ministro ungherese Péter Magyar ieri ha affermato che la proposta è “inaccettabile nella sua forma attuale“.
Cosa è emerso dal Consiglio europeo
Il confronto al Consiglio ha confermato le posizioni contrapposte. Merz ha contestato il livello dei contributi richiesti agli Stati membri, mentre il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha annunciato il totale rifiuto della proposta irlandese, giudicando inaccettabile un aumento di quasi il 60% del contributo netto della Svezia. “È un progetto troppo ambizioso e troppo costoso”, ha dichiarato ai giornalisti, aggiungendo di non avere fretta e di non essere sicuro che si trovi un accordo entro la fine dell’anno. Anche per il premier ceco Andrej Babiš l’intesa potrebbe non arrivare in tempo.
Sulla stessa linea il primo ministro olandese Rob Jetten, secondo cui “un buon accordo è più importante di un accordo rapido”, mentre Meloni ha affermato che sarà difficile, ma non impossibile.
Il negoziato passa a Costa
L’unico ‘risultato’ concreto del vertice è stato il passaggio della gestione politica del negoziato al presidente del Consiglio europeo António Costa, incaricato di elaborare un nuovo compromesso. Il portoghese ha ribadito la necessità di definire un’intesa entro dicembre e si è impegnato ad esaminare le proposte del Parlamento europeo in materia di tasse sulle società di criptovalute, sul gioco d’azzardo online e sui giganti della tecnologia, non presenti nel pacchetto di ‘risorse proprie’ individuato dalla nego-box irlandese. Babiš ha già definito “assolutamente inaccettabili” tali nuove tasse europee.
Il rischio elezioni e cosa succede senza accordo entro dicembre
La scadenza di dicembre 2026 non è un obbligo formale, ma è stata decisa dalle capitali per scongiurare eventuali interruzioni nei programmi europei: nel 2027 andranno al voto Paesi chiave come Italia, Francia e Polonia e ciò rischia di far posticipare l’intesa fino a ottobre del prossimo anno, strettamente a ridosso dell’entrata in vigore del nuovo bilancio. Il presidente francese Emmanuel Macron ieri ha sottolineato che da gennaio non avrà il mandato politico per firmare un accordo.
Senza contare l’incognita di trovare un accordo tra Paesi guidati da movimenti estremisti. L’esempio più chiaro è proprio la Francia, dove la candidata favorita all’Eliseo, Marine Le Pen, ha ribadito in questi giorni di voler tagliare ampiamente il contributo francese al bilancio Ue.
Cosa succede se l’approvazione del bilancio slitta
Il mancato accordo entro dicembre 2026 non comporterebbe automaticamente il blocco dei finanziamenti europei, ma comprimerebbe i tempi necessari per approvare nel 2027 il regolamento finanziario e le norme dei singoli programmi.
Il Mff richiede l’unanimità degli Stati membri in Consiglio e l’approvazione del Parlamento europeo. Un negoziato prolungato fino alla seconda metà del 2027 potrebbe quindi ritardare l’avvio dei nuovi programmi destinati ad agricoltori, imprese, ricercatori e territori.
Se il nuovo quadro non fosse adottato entro il 1° gennaio 2028, i massimali e alcune disposizioni dell’ultimo anno del bilancio precedente verrebbero prorogati secondo i Trattati. Questo meccanismo eviterebbe un vuoto finanziario generale, ma non garantirebbe automaticamente il regolare avvio di tutti i nuovi programmi previsti per il periodo 2028-2034.
Un Consiglio europeo straordinario sulla questione è previsto il 26-27 novembre, prima del vertice ordinario del 17-18 dicembre, ultima occasione per portare a casa l’accordo.

