Non possono esserci scorciatoie per quanto riguarda i valori e i principi fondamentali dell’Unione europea. È questo il punto ribadito dall’Europarlamento approvando, l’11 marzo, la propria strategia sull’allargamento del blocco. Una posizione che allontana ulteriormente l’ipotesi di un allargamento inverso, ‘preferenziale’, per l’Ucraina, già d’altronde declinata dai leader in occasione di una cena tenutasi i primi di marzo.
Nella risoluzione non legislativa (dunque non vincolante), adottata con 385 voti a favore, 147 contrari e 98 astensioni, l’organo di Strasburgo riconosce chiaramente l’importanza di accogliere nuovi membri come “risposta strategica alla realtà geopolitica in evoluzione”. E afferma in modo netto che il costo di un mancato allargamento sarebbe superiore a quello dell’ingresso di nuovi Paesi, con il rischio di creare “zone grigie geopolitiche vulnerabili” a influenze straniere ostili, ovvero la Russia.
Ma l’allargamento, prosegue il testo, deve avvenire con un procedimento basato sul merito e le riforme, senza logiche di ‘pacchetto di candidati’, e deve essere reversibile. Lo stato di diritto (compresa la lotta alla corruzione e l’indipendenza della magistratura), la democrazia e i valori fondamentali, le riforme democratiche, la libertà dei media, i diritti delle minoranze, l’indipendenza della magistratura e la lotta alla corruzione devono restare al centro del processo di allargamento, insieme a un sostegno continuo alla società civile.
I Paesi candidati
Ad oggi, sono nove i Paesi candidati (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Georgia, Moldova, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, Turchia, Ucraina) più un candidato potenziale (Kosovo).
Montenegro e Albania, elogiati dall’Europarlamento per “i notevoli progressi compiuti”, hanno già fissato obiettivi ambiziosi per concludere i negoziati di adesione rispettivamente entro la fine del 2026 e del 2027. La risoluzione chiede poi la rapida apertura dei capitoli negoziali con Ucraina e Moldova: la prima lodata per la sua resilienza e l’impegno nel percorso verso l’adesione all’Unione, la seconda per i suoi significativi miglioramenti. L’Ue dovrebbe incoraggiare questi Paesi quando la loro ambizione è accompagnata da riforme concrete, continuano gli eurodeputati.
L’ipotesi di una ‘scorciatoia’ per l’Ucraina, dal 2022 impegnata nella guerra scatenata dalla Russia, prevedeva un’adesione immediata – dal 2027 – ma praticamente solo formale, con l’acquisto nel tempo di diritti e benefici, come il diritto di voto, l’accesso alla Politica agricola comune e ai fondi di coesione, a seconda dei progressi compiuti. In sostanza, si sarebbe trattato di un’inversione del tradizionale processo di integrazione che, come ha sottolineato Strasburgo, prevede che il candidato implementi prima il corpus giuridico europeo e una serie di riforme.
Abolire l’unanimità
Per favorire il processo di adesione, il testo adottato dall’Eurocamera chiede l’abolizione dell’unanimità nelle fasi intermedie, ad esempio in merito all’apertura e alla chiusura di singoli capitoli negoziali.
Proiettandosi in avanti, quello del meccanismo di voto è un tema su cui il blocco si sta confrontando, con diverse voci che si sono già levata per il passaggio alla maggioranza qualificata, onde evitare blocchi politici interni come quelli emersi più volte ad opera dell’Ungheria rispetto proprio all’Ucraina.
Prova ne è che lo stesso giorno in cui l’Europarlamento adottava la nuova strategia sull’allargamento, l’Assemblea Nazionale ungherese ha adottato una risoluzione che respinge l’adesione dell’Ucraina al blocco europeo (142 voti favorevoli, 28 contrari e 4 astensioni).
E se Bruxelles guarda con attenzione alle prossime elezioni ungheresi del 12 aprile che forse metteranno fuori dai giochi il premier Viktor Orban a favore del filoeuropeo Peter Magyar, il primo ministro slovacco Robert Fico ha già fatto sapere che in questo caso, “se necessario, la Slovacchia è pronta a prendere il testimone dall’Ungheria” in caso di sconfitta elettorale di Orban.
Insomma, il tema del diritto di voto che diventa diritto di veto, per cui anche un piccolo Paese può bloccare 26 altre capitali, va oltre Orban, soprattutto nell’ottica di un’Unione che si estende ad Est.
Il relatore lituano della risoluzione, Petras Auštrevičius (Renew), ha spiegato infatti che “l’allargamento deve procedere di pari passo con riforme interne per salvaguardare il funzionamento dell’Unione e migliorare i processi decisionali, anche attraverso un maggiore ricorso al voto a maggioranza qualificata“. E questo è un pre-requisito: “L’Ue deve completare queste riforme entro il momento in cui i Paesi candidati più avanzati avranno soddisfatto i criteri di adesione e saranno pronti a entrare” nel blocco.
Allargamento come risposta geopolitica
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, la dimensione strategica e geopolitica dell’allargamento è diventata un elemento fondamentale, rispetto a quello più ‘tradizionale’ legato all’aspetto economico: lasciare Paesi candidati in una condizione di limbo significa aumentare instabilità, vulnerabilità e competizione esterna alle porte dell’Unione.
In questo senso, l’ingresso di nuovi membri viene letto come un “investimento della massima importanza per la sicurezza e la stabilità dell’Ue di fronte alla guerra di aggressione su vasta scala della Russia nei confronti dell’Ucraina, alle ripetute violazioni delle frontiere, agli attacchi ibridi e ad altre azioni ostili contro i suoi vicini, come anche di fronte ad altre sfide geopolitiche comuni”.
Politica estera allineata
Non a caso un indicatore chiave per l’adesione diventa l’allineamento alla politica estera e di sicurezza comune (Pesc). Nei Paesi dove questo allineamento è debole, osserva il Parlamento, il processo si è di fatto bloccato, e si registrano anche i segnali più evidenti di regressione democratica.
Qualsiasi regressione su questi fronti può portare al congelamento o addirittura all’inversione del percorso di adesione, specificano gli eurodeputati. In questo senso, l’allargamento non è solo un allineamento politico, ma un processo di trasformazione interna dei Paesi candidati.
