“Too small to win”. Il riferimento è ai singoli Stati e viene dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per ‘l’informazione e l’editoria Alberto Barachini, che oggi, nel suo intervento oggi al convegno Adnkronos Q&A dal titolo ‘Ai: intelligenza umana, supporto artificiale’ organizzato al Palazzo dell’Informazione a Roma, è stato chiaro nel chiedere ‘più Europa’.
Per Barachini, infatti, in una fase così complessa dell’innovazione “o stiamo insieme o non siamo, cioè noi dobbiamo stare insieme in Europa” per quello che riguarda l’intelligenza artificiale. “Perché non è una legge nazionale che possa vincere una partita come quella con gli over the top”.
Il necessario equilibrio tra innovazione e regolazione
Più Europa dunque, ma con un criterio “fondamentale”, che è quello di cercare “un bilanciamento tra un processo di innovazione e un processo di regole”. Un “elemento strettamente europeo” anche questo, ha spiegato il sottosegretario, aggiungendo che sul tema “c’è molto da fare”.
“La politica americana, soprattutto della presidenza Trump, è quella di dire ‘liberi tutti’ perché sennò perdiamo la guerra tecnologica col sud est asiatico, con la Cina”, ma “bisogna bilanciare innovazione e regole, perché è vero che tu puoi anche vincere la battaglia tecnologica, ma poi perdi la battaglia dei contenuti, perdi la battaglia della capacità dei cittadini di intervenire nella vita pubblica, perdi potere anche nella capacità strutturale di un Paese, perché se l’Europa si appiattisce su questa logica diventerà sempre più piccola, sempre più ininfluente“, ha continuato Barachini.
“Da un punto di vista americano lo capisco, perché loro hanno le più grandi strutture di sviluppo tecnologico del paese, stanno combattendo una guerra tecnologica, ma dal punto di vista europeo non lo capisco perché l’Europa ha altre logiche, è il potere della forza contro il potere delle regole“.
Il ruolo dell’informazione
Barachini nel suo intervento si è concentrato sull’uso dell’AI nell’informazione, un tema sempre più attuale ed estremamente delicato per la tenuta stessa delle democrazie. “Oggi Paesi come la Germania o come la Francia si stanno rendendo conto che anche all’interno della forza del loro sistema editoriale, che prima era notevolissima, oggi ci sono sistemi internazionali che stanno soverchiando questa forza e stanno modificando i contenuti anche democratici”.
Il punto, ha spiegato, è che “l’informazione non è che orienta l’opinione pubblica, dà gli strumenti perché l’opinione pubblica si orienti”. Ma oggi “il bombardamento informativo o disinformativo che raggiunge gli utenti in qualche modo condiziona la distanza con l’intervento democratico, con la possibilità di cambiare le cose”.
La questione, per Barachini, riguarda anche le grandi società che stanno sviluppando intelligenze ufficiali, che “prima poi si renderanno conto – e se ne rendono conto – che sono loro i primi a dover sostenere il contenuto di qualità perché se non hanno di qualità si impoveriranno”.
A quel punto, “noi avremo un problema di impoverimento della distribuzione di informazione e quindi la capacità anche di formare coscienza e di partecipare alla vita democratica, e loro avranno un problema di contenuti”.
Di chi è la responsabilità?
Come fare allora? L’Osce, ha ricordato Barachini, ha detto che “la riflessione si sta spostando da una remunerazione di equo compenso a una remunerazione di responsabilità degli over the top”. Dunque, per il sottosegretario, “dobbiamo arrivare a un tema di tassazione sugli utili prodotti nel Paese, a beneficio degli stessi over the top”.
Non “fermare il processo, rallentare, fare i cosiddetti optout”, ma “responsabilizzare il sistema e dare le stesse norme etiche, deontologiche, di responsabilità editoriale agli over the top“, perché “se prima che era solo distribuzione, oggi la distribuzione è diventata contenuto”. Infatti, “se Google toglie un contenuto di un’agenzia di informazione o di un quotidiano, questo non arriva più a casa delle persone. E allora non è distribuzione, è scelta e se è scelta hai le stesse responsabilità editoriali di chi fa questo lavoro”.
Un fondo europeo per l’informazione
A livello europeo c’è una crescente consapevolezza, come dimostra il Democracy Shield recentemente presentato dalla Commissione anche per combattere disinformazione e fake news, e ricordato non a caso dallo stesso Barachini, secondo cui si tratta di uno strumento che “può aiutare”.
Ma occorre anche un cambio di passo, ha spiegato ancora facendo riferimento anche alla delicata questione dell’uso dell’intelligenza artificiale delle campagne elettorali, “altro tema estremamente europeo” e anch’esso affrontato nel Democracy Shield. Per il sottosegretario, occorre abbandonare l’approccio basato sul fact checking, che apre all’annosa questione su “chi controlla il controllore”, per abbracciarne uno che sposti gli sforzi “dal controllare le notizie a responsabilizzare dei editori”. Ovvero, ha chiarito, “sostenere l’informazione responsabile, l’informazione che ha una tradizione, l’informazione che ha una reputazione”.
Nel concreto, “facciamo un fondo europeo per l’informazione e liberiamo gli aiuti di Stato dal mercato editoriale”, ha proposto Barachini, con l’obiettivo di “difendere gli interessi nazionali e le narrazioni nazionali perché, se non facciamo questo, i nostri Paesi verranno raccontati da società internazionali che hanno altri interessi”.
