Autonomia strategica e alleanze tecnologiche: cosa c’è nell’accordo tra Italia e Corea del Sud

Semiconduttori, Ai e sicurezza economica al centro della visita di Meloni a Seul
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SKOREA ITALY DIPLOMACY
La premier italiana Giorgia Meloni e il presidente sudcoreano Lee Jae Myung (Afp)

La visita di Giorgia Meloni a Seul arriva in un momento in cui le relazioni tra Europa e Indo-Pacifico stanno cambiando natura. Non più solo commercio e diplomazia economica, ma tecnologia avanzata, sicurezza delle filiere e posizionamento strategico in un sistema internazionale segnato da competizione industriale e fratture geopolitiche. Il vertice alla Blue House con il presidente sudcoreano Lee Jae-Myung si colloca esattamente su questa linea di trasformazione.

Diciannove anni dopo l’ultima visita di Stato di un premier italiano, Roma e Seul hanno scelto di aggiornare il perimetro del rapporto bilaterale, spostandolo sui nodi più sensibili dell’agenda europea: semiconduttori, intelligenza artificiale, materie prime critiche, sicurezza delle catene di approvvigionamento. Un’agenda che parla direttamente all’Unione europea, alle sue ambizioni di autonomia strategica e alla necessità di costruire alleanze industriali affidabili fuori dal tradizionale asse transatlantico.

Semiconduttori e autonomia strategica: l’intesa con Seul

Il dossier dei semiconduttori arriva al vertice di Seul dopo mesi in cui il tema è progressivamente uscito dal perimetro tecnico per entrare stabilmente nell’agenda politica europea. Le interruzioni delle forniture durante la pandemia, la crescente competizione tra Stati Uniti e Cina e la concentrazione della produzione in poche aree del mondo hanno reso evidente quanto i chip siano diventati un fattore di sicurezza economica. È in questo quadro che l’Italia ha scelto di muoversi non inseguendo una piena autosufficienza produttiva, ma puntando su alleanze industriali selettive con partner tecnologicamente avanzati.

La Corea del Sud rappresenta uno snodo naturale di questa impostazione. È uno dei principali attori globali della microelettronica, con una presenza dominante nei segmenti delle memorie e dei semiconduttori avanzati e dispone di un modello di coordinamento tra politica industriale e settore privato che ha garantito continuità di investimenti e capacità di adattamento alle crisi. Per l’Italia, il confronto con Seul consente di rafforzare il proprio posizionamento nelle catene del valore attraverso la cooperazione, facendo leva su competenze già presenti nei settori dell’elettronica industriale, dell’automotive, delle telecomunicazioni e dell’aerospazio.

Su queste basi si inserisce il Memorandum of Understanding firmato tra la Korea Semiconductor Industry Association e Anie-Ce. Meloni ha definito l’intesa “un passo fondamentale per rafforzare l’autonomia strategica, ridurre le dipendenze esterne e sostenere l’innovazione in comparti come l’elettronica, l’automotive e le telecomunicazioni”. L’accordo non ha natura commerciale in senso stretto, ma stabilisce una cornice di collaborazione industriale orientata allo scambio di competenze, allo sviluppo di progetti congiunti e al rafforzamento della resilienza delle filiere tecnologiche considerate strategiche.

Il riferimento all’autonomia strategica, nel lessico utilizzato dalla presidente del Consiglio, non coincide con una logica di chiusura dei mercati. “Ripensare le catene di approvvigionamento e renderle più solide e controllabili è una priorità strategica”, ha spiegato a Seul, sottolineando come tra “nazioni amiche” questo lavoro possa rafforzare la capacità industriale senza interrompere l’integrazione internazionale. In questa chiave, l’intesa con la Corea del Sud colloca l’Italia dentro una dinamica coerente con le politiche industriali dell’Unione europea e rafforza il suo ruolo nella costruzione di alleanze tecnologiche tra Europa e Asia.

La geopolitica delle materie prime

Se i semiconduttori rappresentano il punto più visibile della cooperazione tecnologica, il tema dei minerali critici ne costituisce il fondamento strutturale. Litio, nichel, cobalto e terre rare sono diventati elementi centrali per l’industria digitale, l’automotive elettrico e le tecnologie energetiche, ma anche fattori di vulnerabilità strategica. La loro concentrazione geografica e l’instabilità di alcune aree di estrazione hanno imposto alle economie avanzate un ripensamento delle politiche di approvvigionamento.

Nel vertice di Seul, Italia e Corea del Sud hanno collocato questo dossier al centro della relazione bilaterale, riconoscendo che la sicurezza economica passa sempre più dalla capacità di controllare le fasi a monte delle filiere produttive. La Corea, che presiede la Minerals Security Partnership, si è affermata come uno degli attori più attivi nel coordinamento multilaterale su questo fronte. Per l’Italia, il dialogo con Seul consente di agganciarsi a una rete già operativa, rafforzando al tempo stesso il proprio profilo europeo su un tema destinato a diventare sempre più divisivo.

Meloni ha esplicitato questa impostazione parlando della necessità di “avviare progetti di ricerca congiunti nel campo dei materiali critici e dei minerali critici”, collegando direttamente il tema alla solidità delle catene di approvvigionamento. “Ripensare le catene di approvvigionamento e renderle più solide e controllabili è una priorità strategica”, ha affermato, indicando nella cooperazione tra Paesi partner uno strumento per sostenere la competitività industriale senza ricorrere a politiche protezionistiche.

Un passaggio rilevante riguarda l’Africa, indicata come spazio naturale di possibile collaborazione trilaterale. Il riferimento al Piano Mattei colloca la cooperazione Italia-Corea dentro una strategia che punta a combinare investimenti, formazione e trasferimento tecnologico nei Paesi produttori di materie prime. In questa prospettiva, il dossier dei minerali critici diventa un banco di prova della capacità europea di costruire relazioni industriali più equilibrate, superando la logica dell’approvvigionamento emergenziale.

Tecnologia e sicurezza nel quadro multilaterale

La cooperazione delineata a Seul non si esaurisce nella dimensione economica. L’intesa su intelligenza artificiale, aerospazio, scienze quantistiche e ricerca avanzata introduce una convergenza che tocca direttamente il tema della sicurezza. Nel confronto tra Meloni e il presidente coreano è emersa una lettura condivisa delle trasformazioni strategiche in corso, a partire dai legami sempre più stretti tra la sicurezza europea e quella dell’Indo-Pacifico.

Il riferimento alla guerra in Ucraina come fattore di ridefinizione degli equilibri globali ha fatto da sfondo a un dialogo che guarda oltre i confini regionali. Italia e Corea hanno concordato sulla necessità di rafforzare il coordinamento non solo a livello bilaterale, ma anche nei fori multilaterali, con un maggiore coinvolgimento di Seul nel dialogo con i partner del G7. In questo quadro si inserisce il rilancio del Dialogo Strategico, indicato come piattaforma centrale per lo scambio di valutazioni sui principali dossier internazionali.

La dimensione della sicurezza assume anche un profilo operativo. Il Memorandum firmato tra il Dipartimento della Protezione Civile italiano e il Ministero dell’Interno e della Sicurezza coreano punta a rafforzare la cooperazione nella prevenzione e nella gestione dei disastri naturali, un ambito che incrocia direttamente la protezione delle infrastrutture critiche. In un contesto segnato da eventi climatici sempre più estremi, questo tipo di collaborazione riflette un approccio alla sicurezza che integra capacità civili, tecnologia e pianificazione.

Resta centrale anche il richiamo alla denuclearizzazione della Penisola Coreana, ribadito nella dichiarazione congiunta. Pur senza introdurre elementi nuovi sul piano negoziale, il passaggio conferma l’allineamento politico tra Roma e Seul su uno dei dossier più delicati dell’agenda internazionale, rafforzando il profilo dell’Italia come attore europeo impegnato nella stabilità dell’Asia orientale.

L’agenda economica dell’intesa bilaterale

Accanto ai dossier strategici, il vertice di Seul ha rilanciato la dimensione economica tradizionale del rapporto bilaterale, ma con un orizzonte temporale più definito. Investimenti reciproci, sostegno all’internazionalizzazione delle imprese e attenzione alle piccole e medie aziende sono stati inseriti nel quadro del nuovo Piano d’Azione bilaterale 2026-2030, concepito per dare continuità alle intese raggiunte.

I dati commerciali spiegano il peso della relazione. La Corea del Sud è il quarto partner dell’Italia in Asia ed è la prima destinazione per l’export italiano in termini pro capite. Meloni ha sottolineato come vi sia “molta attenzione per i prodotti italiani” e come esistano margini per rafforzare ulteriormente l’interscambio, anche lavorando sul superamento delle barriere non tariffarie. Allo stesso tempo, la presenza di grandi gruppi industriali coreani in Italia, in settori ad alto contenuto innovativo, è stata indicata come un elemento chiave per attrarre investimenti e favorire collaborazioni industriali di lungo periodo.

La cooperazione culturale e scientifica completa il quadro. Gli accordi sulla tutela del patrimonio culturale, sugli scambi accademici e sulla ricerca rafforzano una relazione che non si affida solo ai cicli economici. Il richiamo ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 introduce una dimensione simbolica e concreta al tempo stesso, offrendo una piattaforma ulteriore di cooperazione e visibilità reciproca.

In questa cornice, la visita di Stato a Seul assume il significato di un investimento politico su una relazione destinata a strutturarsi. L’orizzonte temporale indicato dalle intese firmate e dal nuovo Piano d’Azione suggerisce la volontà di ancorare il rapporto Italia-Corea a priorità condivise, mentre l’Europa è chiamata a ridefinire il proprio ruolo economico e strategico nello spazio asiatico.