L’eolico cinese nel mirino di Bruxelles: cosa succede adesso?

Il Regolamento Fsr usato come nuovo scudo per il mercato interno
3 ore fa
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Pale Eoliche Ipa Ftg
Pale eoliche offshore (Ipa/ftg)

La Commissione Europea ha annunciato l’apertura di un’indagine approfondita sulle attività di Goldwind Science & Technology Co., Ltd., colosso statale cinese che fino a due anni fa dominava il mercato interno di Pechino con una quota vicina al 25%. L’ipotesi è pesante: Goldwind avrebbe beneficiato di sussidi esteri distorsivi, alterando la concorrenza nel mercato unico europeo delle turbine eoliche e dei relativi servizi.

L’indagine d’ufficio

L’azione di Bruxelles non è nata dal nulla, ma è il frutto di un monitoraggio iniziato “ex officio” (di propria iniziativa) nell’aprile 2024. In quella fase preliminare, la Commissione ha inviato richieste di informazioni a diverse società del settore eolico, raccogliendo indizi sufficienti per ipotizzare che Goldwind abbia ricevuto sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali e finanziamenti preferenziali sotto forma di prestiti a tassi agevolati.

Questi aiuti, concessi dal governo di Pechino, avrebbero permesso alla società, che opera in Europa anche attraverso la controllata Vensys, di migliorare artificialmente la propria posizione competitiva rispetto ai produttori dell’Ue. Le preoccupazioni della Commissione riguardano non solo la vendita delle turbine, ma l’intera catena del valore, dalla ricerca e sviluppo fino all’assistenza tecnica.

Il Regolamento Fsr, nuovo scudo per il mercato interno

L’indagine si avvale del Regolamento sulle sovvenzioni estere (Fsr), entrato in vigore il 13 luglio 2023. Questo strumento colma un vuoto legislativo storico: mentre gli aiuti di Stato concessi dai governi europei sono strettamente monitorati, i sussidi provenienti da paesi extra-Ue erano finora sfuggiti a un controllo sistematico.

Ai sensi del regolamento, la Commissione ha poteri investigativi significativi, tra cui:

Richieste di informazioni a imprese e Stati terzi.

Ispezioni sia all’interno che all’esterno del territorio dell’Unione.

Sanzioni pesanti: in caso di mancata cooperazione o fornitura di dati errati, le multe possono raggiungere l’1% del fatturato totale annuo, mentre il mancato rispetto delle misure correttive può costare fino al 10%.

L’obiettivo dichiarato è garantire condizioni di parità, impedendo che imprese straniere utilizzino capitali pubblici per acquisire asset strategici o vincere appalti in Europa a prezzi fuori mercato.

Il dilemma della transizione energetica

L’inchiesta su Goldwind si inserisce in un contesto geopolitico estremamente complesso, dove l’ambizione verde dell’Ue si scontra con una fragilità industriale cronica. Secondo un recente report della Corte dei conti europea, l’autonomia strategica dell’Unione è messa a dura prova dalla concentrazione delle forniture: il 97% del magnesio necessario per gli elettrolizzatori e la quasi totalità delle terre rare raffinate provengono proprio dalla Cina.

L’Europa si trova di fronte a un paradosso: per raggiungere gli obiettivi climatici del 2030, ha bisogno di una fornitura massiccia di materie prime critiche, ma deve contemporaneamente proteggere le proprie aziende da una concorrenza che Pechino sovvenziona massicciamente. Aprire una miniera in Europa può richiedere fino a 20 anni a causa della burocrazia, lasciando campo libero ai giganti cinesi che operano con tempistiche e costi radicalmente diversi.

Cosa accadrà ora?

L’indagine approfondita non pregiudica l’esito finale, ma la Commissione punta a chiudere il caso entro 18 mesi. In questa fase, verrà applicato il cosiddetto “balancing test”: l’esecutivo comunitario dovrà pesare gli effetti negativi delle distorsioni causate dai sussidi contro i possibili effetti positivi per lo sviluppo delle attività economiche e gli obiettivi politici dell’Unione, come la protezione dell’ambiente.

Se i sospetti verranno confermati, Bruxelles potrà imporre misure correttive drastiche, come:

• La riduzione della presenza sul mercato o della capacità produttiva.

• L’obbligo di concedere in licenza asset acquisiti grazie ai sussidi.

• Il rimborso totale del sussidio ricevuto, comprensivo di interessi.

In casi estremi, se l’indagine avesse riguardato una gara d’appalto pubblica o una fusione, la Commissione avrebbe potuto vietare l’aggiudicazione del contratto o imporre lo scioglimento della concentrazione. La partita tra Bruxelles e Pechino sul futuro del vento è appena iniziata.

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