La burocrazia Ue soffoca la produzione chimica: il 75% delle chiusure è in Europa

La denuncia di Federchimica: “In Ue 13.500 nuovi atti legislativi. Negli Usa solo 3.500. Così le imprese di settore rischiano mancanza di competitività”
5 mesi fa
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Aziende Chimiche Canva

L’industria chimica europea è alle strette. A denuncialo è Federchimica che sostiene che la riduzione delle emissioni in Europa ha fatto sì che non ci fosse una concentrazione di risorse sulla creazione di un’autonomia energetica e industriale. “Il rischio dumping è evidente”, ha affermato all’Adnkronos Francesco Buzzella, presidente Federchimica.

E tra burocrazia, Green Deal e concorrenza cinese, il 75% delle chiusure mondiali di stabilimenti chimici avviene proprio in Europa, mentre altrove gli investimenti si moltiplicano. Il motivo? Secondo Buzzella “giochiamo una partita diversa”.

Il ruolo dell’industria chimica in Europa

Secondo i dati di Federchimica, dal 2019 l’Unione europea ha prodotto 13.500 nuovi atti legislativi a fronte dei 3.500 degli Stati Uniti. In altre parole: chi può, investe in Paesi con meno vincoli. E poi c’è il nodo energia. L’Europa ha scelto di bandire l’estrazione di shale gas, una risorsa che invece gli Stati Uniti hanno sfruttato per tagliare i costi e aumentare la competitività delle loro industrie. Qui, ci si è affidati per anni al gas russo, finché la crisi geopolitica non ha svelato la vulnerabilità di questa scelta.

Le conseguenze di queste scelte iniziano a farsi sentire. Le imprese europee chimiche e non chimiche pagano l’energia a prezzi eccessivi. E in nome della difesa del clima, si è finito per aumentare le importazioni da Paesi con minori standard ambientali: in Italia la quota di importazione di prodotti chimici dalla Cina continua ad aumentare sfiorando il 16% nel gennaio agosto 2024: era il 5% nel 2019.

Il futuro dell’Italia nella Chimica

Insieme a Francia e Germania, l’Italia occupa il podio come terza potenza chimica europea. Oggi, però, si trova ad affrontare una partita interna oltre quella esterna: due anni di contrazione consecutiva (-4,1% nel 2022 e -6,7% nel 2023) hanno messo alla prova un settore che conta più di 2.800 imprese e 112mila addetti, molti dei quali ad alta specializzazione.

Lo scorso anno, l’industria chimica italiana ha prodotto per un valore di 67 miliardi di euro, esportandone quasi 40. Un dato che fa dell’Italia il quinto produttore chimico al mondo, un pilastro su cui poggia il 95% dei prodotti industriali, dai pannelli solari alle batterie. Per evidenziare il traguardo, si può considerare anche solo la Lombardia, con i suoi 45 mila addetti e 27 miliardi di fatturato nel 2023 che si è aggiudicata il primo posto nella produzione chimica nazionale.

C’è stato un segno positivo +0,9% nella produzione chimica tra gennaio e agosto di quest’anno, segnali di stabilizzazione che rimandano alla possibilità di un’inversione di rotta nel 2025 (+1,2%).
Nella chimica di base, si vede qualche segnale di ripresa, ma le attività sono ancora del 15% al di sotto dei livelli del 2021, mentre la cosmetica segna un +9%.

Come rilanciare il settore? Per Federchimica non ci sono dubbi: bisogna ridurre il gap competitivo con gli altri Paesi europei, dove il costo dell’energia è ben inferiore, puntando a un mercato comune dell’elettricità.