Europa a tutto gas? Flavia Sollazzo (Edfe) spiega il regolamento sul metano e il futuro dell’idrogeno

4 settimane fa
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Flavia Sollazzo

Per una puntata “gassosa” del podcast di Eurofocus abbiamo contattato Flavia Sollazzo, Senior Director per la transizione energetica di EDFE (Environmental Defense Fund Europe). Le abbiamo chiesto del regolamento europeo che l’Unione sta per approvare sul metano. Non quello che si brucia per ottenere energia, ma quello che finisce in atmosfera, spesso come prodotto (involontario) di altri processi, o per fughe dai sistemi di stoccaggio e trasporto.

Perché è importante ridurre le emissioni di metano?

Il metano è un potente gas a effetto serra identificato come il secondo maggior responsabile del riscaldamento globale, con un potenziale climalterante più di 80 volte superiore a quello dell’anidride carbonica nei primi 20 anni dalla sua immissione nell’atmosfera.  Le emissioni di metano prodotte dall’attività umana sono responsabili di almeno il 25% del riscaldamento attuale. Allo stesso tempo però, proprio perché questo gas rimane per breve tempo nella nostra atmosfera, la riduzione delle emissioni di metano è uno dei modi più rapidi, economici ed efficienti per ridurre il riscaldamento globale. In qualità di maggiore importatore di gas naturale al mondo, l’UE può svolgere e vuole svolgere un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di metano e, così facendo, contribuire a ridurre anche il riscaldamento globale e raggiungere gli obiettivi climatici. 

Che tipo di strumento legislativo è stato predisposto dall’Unione?

Tra poche settimane, con il voto del Consiglio dei Ministri dell’Energia, si chiuderà l’iter di approvazione della prima regolamentazione al mondo sulle emissioni di metano del settore energetico. Il testo, approvato ad aprile dal Parlamento UE, rappresenta il punto di arrivo di un lavoro lungo con obiettivi molto ambiziosi ma fattibili e che potrebbe rappresentare un vero e proprio game changer sia dal punto di vista climatico che dal punto di vista degli approvvigionamenti energetici. Fisserà nuovi limiti alle emissioni prodotte dalle attività legate ai combustibili fossili nei 27 Stati membri. E applicherà degli standard anche alle importazioni dai numerosi esportatori di petrolio, carbone e gas naturale che riforniscono l’UE. Il regolamento istituirà progressivamente inoltre un nuovo quadro giuridico dell’UE per garantire i più elevati standard di misurazione, verifica e rendicontazione delle emissioni di metano.   

Le fughe di metano sono solo da pochi anni al centro dell’azione di contrasto ai cambiamenti climatici

Il metano è un gas invisibile e inodore, e le fughe possono avvenire in maniera del tutto casuale, in qualsiasi momento e in qualsiasi parte delle catena produttiva, quindi l’industria si basa in gran parte su stime. Per questo, come è stato ribadito anche in occasione del G7 Energia, Clima e Ambiente a Torino, potenziare il monitoraggio e le misurazioni e mettere al centro i dati scientifici è cruciale per aumentare la trasparenza delle emissioni lungo tutta la filiera dell’Oil & Gas e guidare gli sforzi globali verso riduzioni concrete. Per raggiungere questo obiettivo sarà necessario, infine, che i Paesi industrializzati supportino in maniera decisa i processi di transizione energetica dei Paesi in via di sviluppo promuovendo la riduzione delle emissioni di metano nelle regioni produttrici di petrolio e gas come il Nord d’Africa.

Come funziona il sistema “You collect, We buy”?

E’ stato introdotto due anni fa nel RePowerEu, un meccanismo “voi raccogliete noi compriamo”… appunto per aiutare i Paesi produttori ed esportatori a raccogliere il gas che si perde durante la produzione e a reinserirlo nella catena di approvvigionamento per l’acquisto. Tra l’altro l’Unione Europea sta proprio lavorando ad una proposta concreta anche in vista della Conferenza sul Clima che si terrà a Baku alla fine di quest’anno.  Ma ci aspettiamo che – se attuato a dovere nella prossima legislatura – il nuovo regolamento sulla riduzione delle emissioni di metano consentirà all’UE di assumere una leadership globale in questo campo.

 Quali effetti avrà il regolamento sull’Italia?

Parlando del nostro Paese, oltre ad aver partecipato attivamente ai negoziato per il regolamento UE, ha inserito le emissioni di metano nelle strategie del suo Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), indicando la riduzione delle emissioni di metano come un importante contributo alla lotta ai cambiamenti climatici e un elemento chiave per allineare la sicurezza energetica con le politiche di mitigazione delle emissioni. Negli ultimi 30 anni, l’Italia ha ridotto le emissioni di metano di oltre il 66% e se questo impegno continuerà e se sarà migliorato con l’inserimento di termini specifici all’interno del Piano Mattei, il nostro Pese potrà diventare un esempio di sicurezza energetica e ambientale riducendo al minimo le emissioni del settore energetico per l’importazione, il trasporto e la distribuzione. 

Il governo ha il piano di trasformare l’Italia in un hub energetico per l’Europa e il Mediterraneo, all’interno (e non solo) del piano Mattei

Sì, e per questo bisogna creare un collegamento centrale tra gli obiettivi climatici dell’Europa e gli interessi economici e ambientali del Nord Africa. L’Italia può fare da ponte tra l’Europa e i Paesi del Nord Africa con il doppio obiettivo di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti per l’UE e supportare i Paesi produttori nelle azioni di mitigazione. Per questo sarà necessario mettere in campo tutti i mezzi a disposizione, dalla regolamentazione agli strumenti tecnici e di monitoraggio, oltre alla costante attività di cooperazione, per trasformare gli impegni presi in azioni concrete a beneficio di tutti.

Parliamo adesso di idrogeno: quali sono le sfide e le opportunità per il futuro?

Le molecole pulite saranno cruciali nella decarbonizzazione dei sistemi produttivi e, tra queste, l’idrogeno rappresenta la soluzione più promettente. Quando parliamo di idrogeno però una premessa è d’obbligo. Si tratta di una molecola molto piccola, difficile da contenere e con un potenziale climalterante estremamente alto. L’idrogeno può svolgere e svolge un ruolo determinate per la transizione energetica dell’UE, soprattutto in quei settori hard to abate come l’industria pesante in cui l’elettrificazione non è una strada percorribile. Ma trattandosi di un gas serra indiretto è necessario che vengano prese tutte le misure per produrre e utilizzare l’idrogeno nella maniera giusta riducendo il più possibile le emissioni.  

L’idrogeno sembra sempre la risorsa del giorno dopo. Ci sono degli obiettivi concreti di adozione?

Con il Green Deal, l’Unione Europea si è impegnata a diventare il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050 e l’idrogeno in quanto vettore energetico e materia prima industriale, non può che essere al centro della strategia europea che ha adottato obiettivi ambiziosi e target settoriali per la produzione e l´uso con regole dettagliate che si applicano ora sia all’idrogeno verde prodotto internamente che a quello importato nell’Unione Europea con l’obiettivo di produrne 10 milioni di tonnellate e importarne 10 milioni entro il 2030. Con la recente finalizzazione delle riforme per sviluppare il mercato dell’idrogeno è stato messo a punto uno degli ultimi tasselli della normativa europea sull’idrogeno di questo mandato. Queste regole non solo daranno forma al percorso verso il raggiungimento degli obiettivi di assorbimento e diffusione, ma definiranno, in ultima analisi, la misura in cui l’idrogeno aiuterà l’UE a raggiungere i suoi obiettivi climatici, o potenzialmente ci porterà nella direzione opposta.  

In Italia siamo pronti?

Non abbiamo ancora una strategia nazionale per l’idrogeno, ma ci troviamo in un momento storico cruciale in cui abbiamo l’opportunità di sviluppare un’economia dell’idrogeno come soluzione energetica pulita con un grande potenziale per la decarbonizzazione dei nostri sistemi produttivi. Tenere conto delle implicazioni climatiche dell’idrogeno, come le emissioni, è importante per assicurarsi che vengano prese oggi le migliori decisioni politiche per una transizione energetica realmente sostenibile per l’Italia in linea con gli obiettivi climatici dell’Unione europea.

E nel mondo?

Secondo le stime dell’Hydrogen Council, entro il 2030 si realizzeranno in tutto il mondo oltre 350 nuovi progetti per un valore di 500 miliardi di dollari. Abbiamo il dovere di garantire che gli enormi investimenti nell’idrogeno producano i benefici desiderati, evitando conseguenze climatiche indesiderate e promuovendo la creazione di una catena di approvvigionamento e un’industria sostenibili in ogni sua parte. Solo in questo modo sarà possibile trasformare l’idrogeno da risorsa promettente a strumento efficace per la transizione energetica.  E l’Unione Europea sta lavorando e continuerà a lavorare nel prossimo mandato per costruire delle basi solide. 

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