L’obiettivo dell’Unione europea di mettere l’energia nelle mani dei cittadini sta incontrando ostacoli inaspettati. Secondo una recente relazione speciale della Corte dei conti europea sulle comunità energetiche, la strada per trasformare i consumatori in produttori di energia pulita è ancora in salita e molti dei traguardi prefissati rischiano di restare sulla carta.
In parole semplici, le comunità energetiche sono gruppi di cittadini, piccole imprese o autorità locali che si uniscono per produrre, gestire e consumare la propria energia (solitamente da fonti rinnovabili come i pannelli solari). L’idea dell’Ue è ambiziosa: entro il 2050, metà dei cittadini europei potrebbe produrre fino al 50% dell’energia rinnovabile del continente.
Obiettivi lontani e stime troppo ottimistiche
Per dare una spinta a questo modello, la Commissione europea ha fissato un obiettivo politico: avere almeno una comunità energetica in ogni comune con più di 10.000 abitanti entro il 2025. Tuttavia, i revisori della Corte hanno rilevato che, all’inizio del 2025, l’Europa aveva raggiunto solo il 27% di questo traguardo.
Il rapporto evidenzia anche che le previsioni iniziali erano eccessivamente rosee. Se nel 2016 si pensava che queste comunità potessero possedere circa il 20% della capacità eolica e solare entro il 2030, i dati attuali suggeriscono che la quota reale potrebbe fermarsi a un misero 4%.
I principali ostacoli: burocrazia e reti sature
Perché questo “sogno green” non decolla? La Corte individua diverse criticità:
- Definizioni confuse: le regole europee non sono chiare nel distinguere tra i vari tipi di comunità, creando incertezza tra i cittadini e le autorità nazionali.
- Problemi nei condomini: quasi la metà della popolazione europea vive in appartamenti, ma creare una comunità energetica in un condominio è complicato. Spesso non si possono usare le associazioni condominiali esistenti e bisogna creare nuove entità legali, un passaggio percepito come un inutile peso burocratico.
- Reti elettriche “intasate”: molte comunità affrontano attese lunghissime per collegarsi alla rete elettrica. In alcuni casi, i tempi di attesa possono arrivare addirittura a tre anni a causa della congestione della rete.
- Mancanza di sistemi di accumulo: per accelerare i collegamenti, servirebbero incentivi per le batterie (sistemi di accumulo) che permettano di usare l’energia quando serve, ma tali sostegni sono ancora scarsi.

Promesse tradite e cittadini assenti
Un altro aspetto critico sollevato dai revisori riguarda la reale natura “democratica” di queste iniziative. Se sulla carta le comunità energetiche dovrebbero essere guidate dai cittadini per aumentare l’accettazione locale dei progetti green, la realtà mostra una dominanza di enti pubblici e imprese. In Polonia, ad esempio, le comunità hanno in media solo 3 o 4 membri, a dimostrazione del fatto che i cittadini privati sono spesso i grandi esclusi. Anche il pilastro della solidarietà appare fragile: il 60% delle comunità analizzate dalla Corte non offre alcun beneficio specifico, come sconti o consigli sul risparmio energetico, alle famiglie che vivono in condizioni di indigenza. Mentre la Romania ha già approvato leggi per proteggere i consumatori vulnerabili e l’Italia ha introdotto alcuni incentivi in merito, in gran parte dell’Ue mancano ancora obblighi chiari per garantire che nessuno resti indietro.
La situazione in Italia: luci e ombre
L’Italia viene citata nel rapporto con alcuni punti di forza. È l’unico dei quattro Paesi esaminati (insieme a Paesi Bassi, Polonia e Romania) ad aver recepito correttamente tutte le norme Ue sulle comunità energetiche entro luglio 2025. Inoltre, il nostro Paese ha registrato una crescita rapidissima nei primi sei mesi del 2025, con un incremento del 75% delle configurazioni attive.
Tuttavia, anche in Italia ci sono ritardi: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica non ha ancora presentato un rapporto formale che analizzi le barriere specifiche e il potenziale reale di sviluppo sul territorio nazionale.
Le raccomandazioni della Corte dei conti europea
Per superare le criticità evidenziate, la Corte dei conti europea ha formulato delle raccomandazioni chiave. In primo luogo, si chiede alla Commissione di pubblicare linee guida per facilitare la partecipazione dei residenti nei condomini e di definire obiettivi “Smart” (specifici, misurabili, raggiungibili, pertinenti e vincolati nel tempo) che riflettano i benefici sociali e ambientali attesi. Viene sollecitato un miglioramento dei sistemi di registrazione e monitoraggio a livello europeo, richiedendo specificamente a Italia e Romania di completare le valutazioni obbligatorie sulle barriere e sul potenziale del proprio territorio.
Infine, la Corte raccomanda di promuovere attivamente l’inclusione dei cittadini e delle famiglie vulnerabili e di incentivare lo sviluppo di sistemi di accumulo dell’energia per mitigare i problemi di congestione delle reti e accelerare i tempi di allacciamento.
Senza un sostegno concreto e una semplificazione burocratica, la transizione energetica “dal basso” rischia di perdere la sua spinta propulsiva.
