Ucraina, le garanzie dopo la tregua: il quadro delineato dai Volenterosi

Dalla gestione dell’emergenza a un quadro strutturato per il cessate il fuoco, con una divisione dei ruoli tra Usa ed Europa
1 giorno fa
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Coalizione dei Volenterosi
I leader della Coalizione dei Volenterosi, insieme ai rappresentanti di Ue, Nato e Stati Uniti, durante la foto di famiglia all’Eliseo, a Parigi, a margine del vertice sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. (AFP)

A Parigi è stata messa sul tavolo, per la prima volta in forma scritta, l’ipotesi di un sistema di garanzie di sicurezza per l’Ucraina da attivare dopo un eventuale cessate il fuoco. Il vertice della Coalizione dei Volenterosi ha delineato una possibile architettura post-tregua fondata su una divisione dei compiti tra Stati Uniti ed Europa, con impegni graduati e condizioni di attivazione esplicite.

L’iniziativa nasce mentre il conflitto è ancora in corso. Nelle stesse ore in cui i leader occidentali si riunivano all’Eliseo, le forze russe colpivano Dnipro e l’oblast di Zaporizhzhia. Il lavoro di Parigi non riguarda quindi una trattativa di pace con Mosca, ma la gestione politica e militare di una tregua qualora dovesse essere raggiunta, con l’obiettivo di evitarne una rapida erosione.

Dal sostegno a Kiev alle garanzie di sicurezza: il perimetro dei Volenterosi

Il vertice ha riunito 35 Paesi tra Stati membri dell’Unione europea, alleati Nato e partner dell’Ucraina con l’obiettivo di coordinare il sostegno a Kiev e, ora, di preparare un quadro di garanzie di sicurezza per il periodo successivo a un cessate il fuoco. Il vertice di Parigi ha segnato un cambio di passo rispetto ai precedenti incontri perché introduce una divisione dei compiti formalizzata. Secondo la bozza di dichiarazione, gli Stati Uniti guiderebbero un meccanismo continuo di monitoraggio e verifica della tregua. All’Europa spetterebbe la responsabilità di una forza multinazionale da schierare in Ucraina dopo l’accordo, con compiti di rassicurazione in aria, mare e terra.

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha definito l’incontro “chiave” per far avanzare contributi verso garanzie di sicurezza politicamente e legalmente vincolanti, chiarendo che l’attivazione sarebbe subordinata all’entrata in vigore del cessate il fuoco. Una distinzione che delimita il perimetro dell’iniziativa ed esclude un’estensione automatica delle tutele Nato.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di “progresso considerevole” e annunciato l’istituzione di una cellula di coordinamento incaricata di integrare le forze armate coinvolte e di assicurare il collegamento operativo con Stati Uniti e Ucraina. L’obiettivo dichiarato è ridurre la frammentazione che ha caratterizzato finora il sostegno occidentale, spesso articolato su iniziative nazionali.

Sul piano europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha sottolineato l’unità emersa dal vertice. Un’unità che non elimina le differenze operative. L’Italia, rappresentata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha confermato il sostegno alla sicurezza dell’Ucraina, ribadendo l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno e richiamando il principio della volontarietà nella partecipazione alla forza multinazionale. Una posizione condivisa da altri governi, che segnala la distanza tra consenso politico e disponibilità militare.

Cosa prevedono le garanzie di sicurezza e cosa resta fuori

Il contenuto delle garanzie è definito in modo puntuale. La bozza dei Volenterosi elenca strumenti di risposta che includono capacità militari, supporto di intelligence e logistica, iniziative diplomatiche e l’adozione di ulteriori sanzioni in caso di un nuovo attacco russo dopo il cessate il fuoco. Non è prevista una clausola di difesa collettiva sul modello Nato, né un obbligo automatico di intervento.

Il ruolo degli Stati Uniti è centrale nel monitoraggio. Washington guiderebbe il sistema di verifica del cessate il fuoco e parteciperebbe alla missione con risorse di intelligence e logistica, impegnandosi a sostenere la forza multinazionale in caso di aggressione. Non è contemplato un dispiegamento diretto di truppe americane sul terreno ucraino.

All’Europa viene attribuita la guida della forza multinazionale, con un mandato che comprende anche il sostegno alla rigenerazione delle forze armate ucraine. La sicurezza dell’Ucraina viene così affrontata su due piani: deterrenza esterna e rafforzamento delle capacità militari interne nel medio periodo.

A questo si affianca il sostegno finanziario. Costa ha richiamato l’impegno dell’Unione europea a coprire i bisogni di Kiev per i prossimi due anni attraverso il prestito da 90 miliardi di euro approvato dal Consiglio europeo, precisando che una parte delle risorse sarà destinata alle forze armate ucraine. La tenuta militare del Paese entra quindi nel perimetro delle garanzie come elemento strutturale.

Nel complesso, l’impianto discusso a Parigi definisce con chiarezza il perimetro dell’impegno occidentale: niente automatismi, nessuna equiparazione dell’Ucraina a un membro Nato, ma un quadro operativo pensato per ridurre l’incertezza in caso di tregua.

I colloqui con Kiev e Washington e l’ipotesi di cessate il fuoco

Subito dopo il vertice, Parigi è diventata il centro dei colloqui bilaterali. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha tenuto nuovi incontri con l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, dedicati alle garanzie di sicurezza e ai parametri di un possibile cessate il fuoco con la Russia.

Witkoff, affiancato da Jared Kushner, ha parlato di progressi significativi e ha ribadito il sostegno del presidente Donald Trump ai protocolli di sicurezza concordati con la Coalizione. Le dichiarazioni americane mantengono un profilo politico elevato, senza entrare nel dettaglio delle concessioni richieste alle parti, che restano il principale ostacolo a una tregua.

Dal lato ucraino, il capo dell’amministrazione presidenziale Kyrylo Budanov ha parlato di risultati concreti già raggiunti, precisando che non tutte le informazioni possono essere rese pubbliche. Una cautela che riflette la sensibilità dei temi in discussione e l’impatto immediato che ogni segnale potrebbe avere sul fronte militare.

Il cessate il fuoco resta un’ipotesi condizionata. La Coalizione lavora su uno scenario possibile, non imminente, mentre Mosca non ha modificato le proprie posizioni di fondo. È su questa incertezza che si innesta il lavoro sulle garanzie.

Pressione su Mosca e responsabilità europee

Nel quadro delle garanzie, i partecipanti hanno ribadito la necessità di mantenere alta la pressione sulla Russia. Palazzo Chigi ha sottolineato come questo punto sia stato condiviso da tutti i membri della Coalizione, confermando che sanzioni e isolamento politico restano strumenti centrali della strategia occidentale.

Il fattore tempo pesa sulle scelte europee. Ogni mese di guerra aumenta il rischio di un congelamento del conflitto senza una soluzione politica. Il lavoro di Parigi mira a fissare impegni che vadano oltre l’immediato e a legare la sicurezza dell’Ucraina al suo percorso di integrazione europea, richiamato da Costa come elemento centrale della prospettiva di lungo periodo.

La forza multinazionale prevista dalla bozza rappresenta il banco di prova più impegnativo per l’Europa. La sua credibilità dipenderà dalla capacità degli Stati membri di sostenerla politicamente e finanziariamente nel tempo. Il vertice non ha prodotto una svolta diplomatica, ma ha delimitato il perimetro entro cui un’eventuale tregua verrebbe gestita, riducendo lo spazio per soluzioni improvvisate.

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