Oggi, 29 agosto, mentre il mondo celebra la Giornata Mondiale contro i test nucleari, l’Iran si trova al centro di una nuova e pericolosa escalation nella crisi del suo programma atomico. Con una mossa che riflette la gravità del momento, il parlamento iraniano ha iniziato a redigere un piano per ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp).
Questa decisione arriva come diretta conseguenza dell’attivazione del meccanismo di “snapback” da parte di Francia, Germania e Regno Unito (il gruppo E3), volto a reimporre le sanzioni internazionali contro la Repubblica Islamica.
L’attivazione dello “Snapback”
La decisione cruciale è stata comunicata ufficialmente il 28 agosto, quando Germania, Francia e Gran Bretagna hanno consegnato una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, annunciando l’attivazione dello “snapback”. Questo meccanismo consente il ripristino dell’insieme delle sanzioni internazionali contro la Repubblica Islamica. I tre Paesi europei hanno spiegato di aver agito ora per evitare di perdere, a metà ottobre, la possibilità di reintrodurre le sanzioni previste dall’accordo sul nucleare del 2015, dal quale gli Stati Uniti si erano ritirati nel 2018 sotto la presidenza Trump.
La motivazione principale dietro questa mossa è stata la mancanza di “impegni sufficientemente concreti” da parte dell’Iran per sospendere il meccanismo, nonostante diversi round di negoziati, inclusi quelli di Ginevra.
Negoziati a Ginevra: “Un fallimento senza risultati concreti”
Solo pochi giorni prima, il 26 agosto, si erano svolti a Ginevra attesi colloqui tra delegazioni di Iran, Francia, Germania e Regno Unito sul controverso programma nucleare iraniano. L’obiettivo degli interlocutori europei era spingere la Repubblica Islamica a un accordo diplomatico, avendo minacciato il ripristino delle sanzioni Onu tramite lo snapback se non si fosse raggiunta una soluzione entro la fine di agosto.
Tuttavia, l’incontro si è concluso senza risultati concreti, a soli cinque giorni dalla scadenza dell’ultimatum europeo. Fonti informate hanno rivelato che “l’Iran non ha messo sul tavolo alcuna proposta di passi concreti” riguardo al programma nucleare, dando “pochissimo su cui lavorare” per evitare le sanzioni. L’ultimatum europeo prevedeva che Teheran accettasse di riprendere i negoziati con gli Stati Uniti sull’accordo nucleare e consentisse agli ispettori Onu l’accesso a impianti nucleari danneggiati e al deposito di uranio arricchito al 60%. I rappresentanti europei hanno riferito ai rispettivi ministri degli Esteri, che hanno poi deciso di attivare lo snapback.
Prima dei colloqui, l’Iran aveva assicurato il massimo impegno diplomatico per “bloccare” l’attivazione dello snapback, pur affermando che gli europei “non hanno né l’autorità legale né morale” per ricorrere a tale meccanismo, sebbene pienamente consapevoli delle “conseguenze negative”.
Le reazioni internazionali
La decisione dell’E3 ha scatenato un’ondata di reazioni a livello internazionale. Il ministero degli Esteri iraniano ha definito la mossa una “escalation provocatoria e inutile” e ha ribadito che il ripristino delle sanzioni “comprometterà seriamente il processo di interazione e cooperazione in corso tra l’Iran e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea)“. L’Iran aveva già avvertito che tali sanzioni avrebbero “completamente compromesso e probabilmente cessato” gli scambi con l’Aiea. Teheran ha anche minacciato una “risposta dura”.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha accolto favorevolmente la mossa dell’E3, definendola una “svolta a lungo sostenuta dall’ex presidente Donald Trump”. Ha ribadito l’impegno a garantire che l’Iran non sviluppi armi nucleari, pur lasciando aperta la possibilità di un “coinvolgimento diretto con l’Iran, per favorire una soluzione pacifica e duratura”.
Il viceambasciatore russo all’Onu, Dmitry Polyanskiy, ha dichiarato che la mossa europea “non ha assolutamente alcuna base giuridica”. Mentre l’ambasciatore di Israele presso l’Onu, Danny Danon, ha elogiato la decisione come un “passo importante sulla strada per fermare il programma nucleare iraniano e aumentare la pressione sul regime di Teheran”.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha invitato Iran e le principali potenze a cogliere l’opportunità di raggiungere un accordo sul nucleare nei prossimi 30 giorni, prima che la re-imposizione delle sanzioni diventi effettiva. Il portavoce del segretario generale Antonio Guterres ha dichiarato che “c’è una finestra di opportunità per evitare un’ulteriore escalation e trovare una via d’uscita che favorisca la pace”. A seguito della decisione, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu terrà una riunione di emergenza a porte chiuse.
Mentre la Giornata Mondiale contro i Test Nucleari ci ricorda l’importanza della non proliferazione, le recenti tensioni tra Iran e potenze europee, con la minaccia iraniana di ritirarsi dal Tnp, segnano un momento critico che potrebbe portare a un’ulteriore instabilità nella regione e compromettere gli sforzi globali per un futuro senza armi atomiche.