Nel cuore dei Balcani, un “ministro” virtuale che non accetta mazzette doveva essere il biglietto da visita dell’Albania per accelerare l’ingresso nell’Unione europea. Ma il sogno digitale di Diella, l’avatar anticorruzione creato dal governo Rama, si è appena scontrato con una realtà fin troppo umana: i vertici dell’agenzia che l’hanno progettata sono finiti agli arresti con l’accusa di aver manipolato proprio quegli appalti pubblici che l’intelligenza artificiale avrebbe dovuto rendere trasparenti.
Un paradosso che trasforma quello che doveva essere un miracolo tecnologico in un imbarazzante “corto circuito” politico sulla strada verso Bruxelles.
Chi è Diella e perché l’Ue la osserva
Diella, il cui nome significa “Sole”, non è solo un software, ma un avatar con le fattezze di un’attrice locale che indossa abiti tradizionali albanesi. Il suo compito principale è gestire i servizi governativi online e analizzare le offerte per gli appalti pubblici, eliminando il contatto umano che spesso, nel Paese, apriva la strada a mazzette e favoritismi.
Per il primo ministro Edi Rama, Diella rappresenta il simbolo di una modernità capace di superare i limiti di quello che lui definisce un “Paese di cugini”, dove i legami personali rendono difficile la trasparenza.
L’obiettivo di questa rivoluzione digitale è chiaramente rivolto a Bruxelles: l’Albania punta a chiudere i negoziati per l’adesione all’Unione europea entro il 2030. La lotta alla corruzione rimane però lo scoglio principale, come confermato dai rapporti dell’Ue che, pur riconoscendo progressi, evidenziano come il fenomeno resti diffuso in molti settori chiave.
I creatori di Diella sotto inchiesta
Il paradosso albanese è esploso quando l’unità speciale della procura ha messo agli arresti domiciliari il direttore e il vicedirettore dell’Agenzia nazionale per l’informazione, l’ente che ha sviluppato Diella. I vertici dell’agenzia, come riporta il New York Times, sono sospettati di aver truccato gare d’appalto pubbliche attraverso intimidazioni e legami con organizzazioni criminali. Questa vicenda ha sollevato dubbi inquietanti: se gli sviluppatori di un’intelligenza artificiale sono corrotti, è possibile che abbiano programmato il sistema per ignorare certe prove o per favorire determinati attori attraverso dati manipolati?
Tra innovazione e rischi di sovranità
Oltre allo scandalo giudiziario, l’uso massiccio dell’Ai in Albania pone questioni etiche e di sicurezza. Diella e gli altri strumenti digitali utilizzati per tradurre migliaia di pagine di legislazione europea sembrano basarsi su modelli tecnologici americani, come ChatGpt di OpenAi. Questo solleva preoccupazioni sulla dipendenza tecnologica da giganti stranieri proprio mentre l’Ue cerca di rafforzare la propria autonomia digitale. Esiste inoltre un rischio di cybersecurity: un ministro virtuale che gestisce dati governativi sensibili diventa un bersaglio primario per attacchi informatici.
Una sfida politica ad alta tensione
Mentre il governo difende Diella come uno sforzo sincero per cambiare il Paese, le piazze di Tirana si scaldano. Le recenti proteste contro il governo Rama sono alimentate da una serie di indagini che hanno colpito figure di altissimo livello, tra i quali l’ex presidente Ilir Meta; il sindaco della capitale albanese Tirana, Erion Veliaj e un vice primo ministro, Belinda Balluku, che è anche ministra delle infrastrutture e dell’energia, indagata per cattiva gestione dei fondi statali in importanti progetti infrastrutturali e vicina al presidente Rama.
Nonostante le ombre, il primo ministro Rama sostiene che il fatto stesso che queste indagini colpiscano i vertici dello Stato sia un segno di salute democratica. Resta da vedere se il “Sole” di Diella riuscirà davvero a illuminare il percorso verso l’Europa o se rimarrà una sofisticata maschera digitale sopra vecchie abitudini umane.
