Nel cuore di Londra, a pochi passi dalla Tower of London e dai centri nevralgici della finanza globale, un imponente complesso storico è diventato il fulcro di un’intricata partita a scacchi diplomatica. La Royal Mint Court (Rmc), un tempo sede della Zecca Reale britannica, è oggi l’epicentro di una contesa raccontata da Bloomberg come il test definitivo per la proiezione del potere di Pechino in Europa e per la tenuta della sicurezza nazionale del Regno Unito.
Un simbolo di riscatto per Pechino
La scelta del sito, acquistato dalla Cina nel 2018 per 255 milioni di sterline, è carica di un simbolismo quasi provocatorio. Per secoli, la Royal Mint ha coniato la sterlina britannica, la valuta di riserva mondiale all’epoca in cui l’Impero Britannico imponeva alla Cina quelli che Pechino ricorda come i trattati iniqui del suo “secolo di umiliazione”.
Trasformare questo luogo nel “Right Monument of China” (il Giusto Monumento della Cina), come lo ha ribattezzato l’ex ambasciatore Liu Xiaoming giocando con l’acronimo Rmc, significa per il presidente Xi Jinping dichiarare la fine definitiva di quell’epoca. Con una superficie di circa 20.000 metri quadrati, la nuova missione diplomatica è destinata a superare in dimensioni persino la colossale ambasciata statunitense nel quartiere londinese di Nine Elms, simboleggiando l’ascesa di Pechino come prima potenza diplomatica mondiale.

La “diplomazia immobiliare”: un ricatto incrociato
Lo stallo attuale non è solo ideologico, ma strutturale. Il quotidiano statunitense riporta che la Cina ha esplicitamente legato l’approvazione della sede londinese alla concessione dei permessi per la ricostruzione dell’ambasciata britannica a Pechino, un progetto da 100 milioni di sterline.
Quest’ultima, una struttura degli anni ’50, è stata descritta come “fatiscente” e “non più idonea” a gestire i rapporti con una potenza globale. Secondo quanto riferito da funzionari vicini alla vicenda, la Cina non fisserà le date per la prima visita ufficiale del primo ministro Keir Starmer a Pechino, prevista per questo mese, finché non si sbloccheranno entrambi i cantieri. È un caso di scuola di come la Cina utilizzi il proprio “footprint” diplomatico come leva politica.
Sicurezza e sospetti nel cuore della “City”
Il dibattito è acceso dalle preoccupazioni dell’intelligence. Rapporti citati da Bloomberg e dal Daily Telegraph indicano che il sito della Royal Mint Court si trovi sopra cavi in fibra ottica sensibili che trasmettono dati tra Londra e il distretto finanziario di Canary Wharf.
Il timore dei parlamentari britannici e degli alleati della rete Five Eyes (l’alleanza di sorveglianza che include Usa, Canada, Australia e Nuova Zelanda) è che la costruzione di seminterrati a soli 20 metri da queste infrastrutture possa facilitare attività di intercettazione.
“La Gran Bretagna non deve permettere alla Cina di costruire una super ambasciata-centro di spionaggio nel cuore della nostra capitale finanziaria – ha scritto su X Priti Sushil Patel, esponente del partito Conservatore inglese -. La posizione è proprio accanto alla nostra infrastruttura nazionale vitale, che trasporta le e-mail e i dati finanziari di milioni di cittadini britannici, il che consentirebbe al Partito Comunista Cinese di lanciare una guerra economica contro la nostra nazione. I nostri partner internazionali hanno espresso preoccupazione al riguardo perché questa ambasciata rappresenta una minaccia chiara e attuale per la sicurezza nazionale della Gran Bretagna. Il governo laburista deve respingerla subito”.
Pechino ha respinto queste accuse definendole “pure invenzioni”, ma esperti come Steve Tsang segnalano che il clima di “wolf warrior diplomacy” (la diplomazia del guerriero lupo) esercitata negli ultimi anni ha macchiato irrimediabilmente la percezione pubblica della Cina nel Regno Unito.
Britian must not let China build a super embassy spy hub in the heart of our financial capital.
The location is right by our vital national infrastructure which carries millions of British people's emails and financial data, which would enable the Chinese Communist Party to… pic.twitter.com/2IzdqFUvTV
— Priti Patel MP (@pritipatel) January 17, 2026
Un monito per l’Unione europea
Per l’Unione europea, la vicenda londinese rappresenta un precedente critico per diverse ragioni. In primis, la Cina possiede oggi la rete diplomatica più estesa al mondo, superando persino quella degli Stati Uniti. Le sue sedi a Islamabad, capitale del Pakistan (150.000 mq) e a Mosca, in Russia (110.000 mq) dimostrano che Londra è solo un tassello di una strategia di espansione monumentale.
Durante la passata “era d’oro”, inoltre, aziende cinesi hanno acquistato pezzi immobiliari importanti di Londra, come il Leadenhall Building (1,15 miliardi di sterline) e il Royal Exchange (per 45 milioni di sterline). Questo livello di penetrazione economica pone dilemmi simili a quelli affrontati dalle capitali dell’Ue nel bilanciare rapporti economici con tali Paesi e sicurezza interna.
Il primo ministro britannico deve decidere entro martedì se approvare il progetto. Come sottolineato dall’analista Kerry Brown a Bloomberg, se il governo dovesse respingere la mega-ambasciata solo per motivi politici, e non per provati rischi di sicurezza, il costo economico per le relazioni commerciali sarà inevitabile.
In un’epoca in cui gli Stati Uniti sono percepiti come un partner meno affidabile, la Cina offre opportunità economiche in cambio di una presenza fisica imponente. La decisione finale sulla Royal Mint Court segnalerà all’intera Europa quanto l’Occidente sia disposto a concedere spazio alla visione globale di Xi Jinping pur di mantenere aperti i canali del commercio.
