In occasione del quarto anniversario dell’invasione russa in Ucraina, la sede di “Esperienza Europa – David Sassoli” a Roma ha ospitato un fitto dibattito strategico sul futuro del continente europeo. L’evento dal titolo “L’Ucraina e la difesa dell’Europa”, organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia insieme alla Rappresentanza della Commissione europea e moderato dai giornalisti de Linkiesta Christian Rocca e Gabriele Carrer, ha riunito vertici istituzionali, diplomatici ed esponenti dell’intelligence per analizzare una crisi che, dopo 1.460 giorni, non è più solo un conflitto di confine, ma una sfida esistenziale per l’intera Unione europea.
Un collegamento dalla Plenaria dell’Europarlamento a Bruxelles con le voci della presidente Roberta Metsola e del leader ucraino Volodymyr Zelensky hanno ribadito ancora una volta quanto sia importante che l’Unione europea resti al fianco del Paese invaso: ma a quale costo? Quali i rischi?
Il ruolo delle istituzioni europee
L’Ue rappresenta, insieme ai suoi 27 Stati membri, il maggiore fornitore di sostegno finanziario, economico, militare e umanitario all’Ucraina. Dall’inizio della guerra di aggressione della Russia, sono quasi 195 i miliardi di euro forniti a sostegno del Paese e della sua popolazione. Un’assistenza che comprende circa 104 miliardi di euro in sostegno finanziario, economico e umanitario; quasi 70 miliardi di euro in sostegno militare; 17 miliardi di euro in sostegno ai rifugiati all’interno dell’Ue e quasi 4 miliardi di euro in proventi derivanti da beni russi bloccati.
Ad aprire i lavori, è Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia. Corazza ha spiegato che, a distanza di quattro anni, l’Europa ha saputo dimostrare il proprio impegno nei confronti del Paese invaso dalla Russia e che oggi “il nostro sostegno all’Ucraina è altrettanto forte come il primo giorno”. Tutte le istituzioni europee e gli Stati membri hanno dimostrato di avere a cuore la resistenza della popolazione invasa dal presidente russo Vladimir Putin e che finanziamenti “economici e militari” e la “direttiva sulla protezione temporanea”, hanno aiutato oltre 7 milioni di ucraini. Purtroppo, però, ha sottolineato Corazza, “il 20esimo pacchetto di sanzioni alla Russia è bloccato da un solo Paese”: l’Ungheria.
Se da un lato c’è chi guarda alla Russia ancora come un bacino da cui attingere fonti energetiche, libertà e indipendenza sono i valori che accomunano l’Unione europea e l’Ucraina invasa, e un percorso di adesione di Kiev al blocco dei 27 Stati membri diventa sempre più urgente. Una “guerra ibrida e cognitiva – ha spiegato Corazza -, pone l’Europa dinanzi a un progetto di pace che ha il dovere di difendere i propri cittadini. Per continuare a difendere l’Ucraina dobbiamo investire sulla difesa dei nostri cittadini. Noi oggi non saremmo in grado di resistere a una guerra di droni senza l’esperienza e l’aiuto dell’Ucraina stessa”.
“Il popolo ucraino non è stanco, ma combatte ancora per la propria libertà”, ha affermato Claudio Casini, direttore della Rappresentanza della Commissione europea in Italia. Casini si è detto “impressionato dai volti di molti uomini, donne e bambini su cui si leggeva l’angoscia per questa guerra che va avanti da troppo tempo” quando ha preso parte alla manifestazione per la pace in Ucraina a Roma. “Da quattro anni – ha aggiunto – gli Stati membri esprimono sostegno continuo per garantire sovranità, indipendenza, economia e difesa”. I 195 miliardi di euro investiti per la sicurezza del Paese invaso, “pari alla somma del Pnrr in Italia, si sommano al coraggio e al sacrificio del popolo ucraino che sta permettendo che il conflitto continui” senza una resa. Quei 7 milioni di ucraini che hanno ricevuto accoglienza in Europa, “hanno diritto di soggiorno, assistenza sanitaria e sociale, i figli possono andare a scuola. Una sola cosa è certa: noi saremo sempre a fianco dell’Ucraina. Assicureremo il nostro supporto. La guerra di aggressione in Ucraina molti la considerano locale, ma è cruciale per il futuro dell’Ue. Non ci potrà essere sicurezza in Europa senza salvare l’Ucraina”.
A unirsi al coro dei vertici delle istituzioni europee in Italia, anche la diplomazia con gli ambasciatori di Cipro, Repubblica Ceca, Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Svezia, Lussemburgo e Germania. L’Ambasciata ucraina, citando il numero di vittime – 15mila civili ucraini uccisi di cui 685 bambini e oltre 40mila feriti -. ha ricordato che se da un lato c’è chi negozia, dall’altro c’è chi, come la Russia, usa l’inverno come arma e i droni come fucili: “La pace non può essere basata sull’illusione, ma su garanzie concrete e responsabilità dell’aggressore. È una guerra esistenziale per gli ucraini, la cui unica colpa è stata quella d voler vivere seguendo la propria scelta senza guardare a Mosca, con dignità, voler costruire uno Stato in cui crescere i nostri figli: una colpa che la Russia non ci ha perdonato”.
Quattro anni di Ucraina a Bruxelles
L’evento “L’Ucraina e la difesa dell’Europa” a Esperienza Europa-David Sassoli ha ospitato anche la diretta della plenaria dell’Europarlamento a Bruxelles. La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha aperto la sessione plenaria straordinaria dichiarando: “A quattro anni di distanza, il Parlamento europeo non ha abbandonato l’Ucraina. Perché sappiamo che quando restiamo uniti, l’Ucraina e l’Europa sono forti. La sicurezza dell’Ucraina è la sicurezza dell’Europa, la libertà dell’Ucraina è la libertà dell’Europa e il futuro dell’Ucraina è in Europa”.
Rivolgendosi ai deputati in videocollegamento da Kiev, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso gratitudine per il continuo sostegno del Parlamento europeo all’Ucraina, affermando: “Sentiamo che molti europei si preoccupano di ciò che accadrà all’Ucraina (…) non abbiamo mai scelto questa guerra, non l’abbiamo provocata e stiamo facendo tutto il possibile per fermarla”. Ha sottolineato come la “dittatura mentalmente instabile” di Vladimir Putin a Mosca rappresenti una minaccia sia per i Paesi vicini sia per l’Europa, e che Putin stesso sia incapace di accettare “che da qualche parte le persone possano vivere in modo diverso e godere di una vita che non è quella che lui preferisce”.
Il Presidente Zelenskyy ha inoltre ribadito la necessità di garanzie di sicurezza credibili per l’Ucraina al fine di impedire alla Russia di proseguire la sua aggressione in Europa. Ha dichiarato di essere grato a tutti coloro che lavorano per preservare “l’unità e la cooperazione transatlantica nelle condizioni attuali”.
Fitto: “Difendere Ucraina è investire nella sicurezza europea”
“Da oltre quattro anni l’Ucraina è in prima linea per difendere la propria sovranità e quella del Continente europeo. L’esito di questo conflitto non riguarda soltanto il futuro di Kiev, ma il futuro dell’Europa, la sua stabilità, la sua credibilità geopolitica, la sua capacità di garantire pace e sicurezza per i cittadini”, inizia così il videomessaggio del vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, nell’ambito dell’evento “L’Ucraina e la difesa dell’Europa”, che si è tenuto a Roma a Esperienza Europa -David Sassoli.
L’Ue e gli Stati membri stanno rispondendo con determinazione assicurando sostegno continuo all’Ucraina. “L’Ukraine Facility ne è la chiara dimostrazione – ha spiegato Fitto – così come l’approvazione da parte del Palamento europeo del recente pacchetto legislativo proposto alla commissione per garantire un sostegno finanziario stabile nei prossimi anni rafforzando al tempo stesso le capacità difensive di Kiev e le riforme essenziali del Paese”. Oltre ciò, Fitto ha ricordato la mobilitazione delle risorse umanitarie attraverso il meccanismo europeo di protezione civile per assistere le comunità più colpite lungo le linee del fronte. Allo stesso tempo, la cooperazione tra Ue e Ucraina si è intensificata nell’ambito della politica di Coesione “attraverso i programmi Interreg, a beneficio diretto delle regioni e delle comunità ucraine”. È in questo quadro che si inserisce “il nostro impegno a rafforzare la difesa europea investendo nella capacità industriale e sostenendo l’Ucraina nelle sue esigenze di sicurezza e proponendo strutture resilienti per le sfide attuali e future, con particolare attenzione alle regioni europee che si trovano al confine con Russia, Bielorussia e Ucraina”, ha spiegato il vicepresidente esecutivo.
Un primo passo è stato compiuto con l’adozione della visione di medio termine della politica di coesione che ha dato la possibilità agli Stati membri su base volontaria di destinare fondi a priorità emergenti come le tecnologie a duplice uso: sicurezza e difesa. “Queste regioni – ha spiegato Fitto – rappresentano aree di primo piano per aiuti umanitari e sostegno ai rifugiati, logistica commerciale e infrastrutture. In questa direzione si inserisce la nuova strategia per queste regioni, volta a sostenerne l’economia e rafforzarne la coesione, non solo migliora le condizioni di vita, ma rafforza l’unione europea e il suo ruolo geopolitico”.
In sintesi, per Fitto, sostenere l’Ucraina “significa investire nella Sicurezza europea, in autonoma strategica e difesa di valori su cui si fonda il progetto europeo, sostenere le regioni di confine, significa rafforzare l’Unione nel suo insieme”.
Il ruolo dell’intelligence
Quattro anni fa l’Unione europea si scontrava con Stati Uniti e Regno Unito, perché non credeva possibile che la Russia invadesse l’Ucraina. Non un errore di valutazione, ma un problema di punto di vista. Lo ha chiarito Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. “È chiaro – ha spiegato Guerini – che l’invasione russa abbia rappresentato un cambiamento di scenario delle società e Paesi europei. Questo ha comportato un salto di qualità della sicurezza da un punto di vista concettuale, cioè il capire che è un tema decisivo e centrale per il futuro dei nostri Paesi”.
Con questo, Guerini, sottolinea che ciò non viaggia in controtendenza con la Nato, ma che – considerato il ruolo mutato degli Stati Uniti – “interrogarci su quale sia la visione strategica e quale sia l’impegno di questa alleanza” è più che necessario. Guerini ricorda l’ultimo summit Nato, durante il quale, “abbiamo tirato un implicito sospiro di sollievo” quando “si è riaffermata la validità dell’articolo 5” del Trattato Nato. “Ma se dobbiamo riaffermarlo ogni volta – spiega Guerini -c’è un problema che riguarda il futuro dei rapporti con gli Stati Uniti”.
È per questo motivo che ricorda che la vera sfida sarà trovare un punto di incontro tra l’intelligence nazionale e il coordinamento tra gli Stati membri, “come già avviene in ambito di terrorismo”, ha spiegato il presidente del Copasir. “E sul tema della guerra in Ucraina, c’è consapevolezza comune che richiede collaborazione comune. La guerra in società aperte incrocia aspetti delicati delle libertà di un Paese; incrocia interessi che appaiono divaricati e lontani, ma che in realtà possono trovare punti di incontro”, ha concluso.
