Anche l’Austria invoca la “clausola di salvaguardia” per le spese militari

È il 17esimo Paese Ue
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Anche l’Austria ha invocato la “clausola di salvaguardia” per le spese militari. In un contesto geopolitico sempre più teso, l’Unione europea conferma la sua linea di flessibilità per permettere agli Stati membri di rafforzare le proprie capacità difensive. Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una raccomandazione che consente al Paese di deviare dai limiti di spesa netta stabiliti dalle regole fiscali comunitarie per favorire gli investimenti nella Sicurezza nazionale e del blocco dei 27 Stati membri.

La “clausola di salvaguardia”: come funziona

La decisione si basa sull’attivazione della cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale, prevista dal nuovo quadro di governance economica dell’Ue (Regolamento 2024/1263). Questa norma permette una certa flessibilità in caso di “circostanze eccezionali” al di fuori del controllo dello Stato membro che abbiano un impatto rilevante sulle finanze pubbliche.

L’aggressione della Russia contro l’Ucraina e la necessità di proteggere la sicurezza europea sono state riconosciute come tali. Per questo motivo, l’Austria, che ha presentato la richiesta l’11 dicembre 2025, ha sottolineato come il deterioramento del quadro internazionale abbia reso necessario l’acquisto di equipaggiamento militare supplementare.

I numeri dell’Austria

Secondo i dati forniti dal Consiglio europeo, la spesa per la difesa dell’Austria è rimasta stabile allo 0,6% del Pil nazionale tra il 2021 e il 2023, ma è destinata a salire significativamente: le stime indicano uno 0,8% per il 2025 e l’1,0% per il 2026. Il via libera di Bruxelles non è però un assegno in bianco. La deviazione concessa per il periodo 2025-2028 segue regole precise:

• La spesa extra non deve superare l’1,5% del Pil.

• La flessibilità deve essere giustificata dall’effettivo aumento della spesa per la difesa rispetto al 2021.

• Non deve essere compromessa la sostenibilità fiscale a medio termine.

Un fronte comune: 17 Paesi oltre i limiti per la difesa

L’Austria non è un caso isolato. Con questa decisione, sale a 17 il numero degli Stati membri che hanno ottenuto l’attivazione della clausola per motivi di difesa. Tra questi figurano Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.

Anche se l’aumento della spesa comporterà inevitabilmente un incremento del debito e del deficit (le proiezioni della Commissione stimano un impatto sul deficit dell’1,2% del Pil entro il 2028), l’Austria si è impegnata a implementare i necessari aggiustamenti fiscali nei prossimi piani strutturali per garantire il rispetto dei parametri europei nel lungo periodo.

Questa strategia coordinata punta a massimizzare l’impatto sulla sicurezza collettiva europea senza però far saltare i conti pubblici degli Stati membri.

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