Costa apre un canale diplomatico con Mosca: cosa significa per la fine della guerra?

Il presidente del Consiglio Ue apre al dialogo con il Cremlino, ma molti leader europei protestano: "Non siamo stati consultati"
2 ore fa
4 minuti di lettura
Antonio costa presidente consiglio ue ipa ftg
Il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, durante il Canada Ue summit di Bruxelles (Ipa/Ftg)

L’Ue riconsidera il dialogo con Mosca per la prima volta dal 24 febbraio 2022, giorno in cui è iniziata l’invasione russa dell’Ucraina. Nonostante le proteste di diversi leader europei, il presidente del Consiglio Ue, António Costa, ha difeso la sua scelta di aprire un canale diplomatico con il Cremlino per verificare se esistano le condizioni per futuri negoziati di pace sull’Ucraina.

La questione è emersa al vertice Ue di giovedì a Bruxelles, dove diversi leader hanno fatto sapere di non essere stati consultati prima della decisione, che ha riaperto le fratture tra gli Stati membri. Costa, che ha costruito la propria presidenza sull’idea di tenere uniti i Ventisette, si è ritrovato invece al centro di una discussione politica molto più ampia: chi parla con la Russia, con quale mandato e in nome di chi.

Il canale con Mosca

Secondo quanto ricostruito da Euronews, all’inizio della settimana è emerso che il capo di gabinetto di Costa, Pedro Lourtie, aveva avuto diverse telefonate con un alto funzionario vicino a Vladimir Putin; il nome più probabile, anche se non confermato ufficialmente, è quello di Yuri Ushakov.
Fonti Ue hanno descritto quei contatti come “brevi”, privi di scambi sostanziali e lontani da veri negoziati. L’idea, spiegano, era aprire un canale diplomatico per arrivare preparati al momento in cui l’Ue dovesse difendere i propri interessi in una possibile fase negoziale.

Due settimane fa, da Londra, Volodymyr Zelensky ha detto che non l’Unione europea deve avere un ruolo nelle trattative.

E infatti, Costa non avrebbe lanciato la mossa per iniziativa personale ma su un input legato anche alle richieste dell’Ucraina, che chiede agli europei di assumere un ruolo più incisivo nel processo di pace. Già a maggio, il presidente ucraino aveva detto che è necessario stabilire con chiarezza chi rappresenterà l’Europa in un eventuale tavolo con la Russia. Un tavolo che, finora, è molto più chiacchierato che imbandito.

Tra i papabili nomi per trattare con Mosca circolano quelli di Mario Draghi e di Angela Merkel.

Ue pronta a intensificare il proprio impegno nei negoziati

Il punto più controverso non è solo il contenuto dei contatti, ma il tempismo. Le conclusioni del vertice, approvate solo giovedì dai Ventisette, affermano per la prima volta che l’Ue è pronta ad “intensificare il proprio impegno” nei negoziati; ma i contatti diplomatici di Antonio Costa sono avvenuti giorni prima della formalizzazione di quel testo.
Questo ha alimentato il dubbio che il presidente del Consiglio europeo abbia agito senza un mandato chiaro oppure con l’appoggio soltanto di una parte degli Stati membri.

Euronews riferisce che vari funzionari di diversi governi hanno scoperto la notizia sui media e non tramite consultazioni preventive. Allo stesso tempo, però, almeno un diplomatico ha espresso apprezzamento per il tentativo di Costa, segnalando che il tema non divide solo tra favorevoli e contrari, ma anche tra chi considera utile preparare un canale diplomatico con il Cremlino e chi teme che qualsiasi apertura venga letta come una concessione a Mosca.

Chi approva e chi no

Tra i governi più favorevoli ci sarebbero Belgio, Slovenia e Austria; anche Slovacchia e Bulgaria vengono indicate come orientate a sostenere l’iniziativa.
Sul fronte opposto ci sono Polonia, Paesi baltici e nordici, che secondo i diplomatici sentiti da Euronews hanno sollevato obiezioni nette. Per questi Paesi, il problema non è solo il metodo, ma il messaggio: non tutti ritengono che questo sia il momento giusto per parlare con la Russia in qualunque forma.

La frattura è evidente anche sul piano del formato negoziale. Alcuni Stati membri preferirebbero che l’eventuale dialogo passasse dall’E3, cioè Germania, Francia e Regno Unito, che sta già esplorando un proprio canale di comunicazione con il Cremlino.

In altre parole, il tema non è se parlare con Mosca, ma chi ha il diritto politico di farlo per l’Europa.

La spinta di Zelensky

L’entourage di Costa insiste su un punto: la scelta sarebbe stata fatta anche in risposta a un’esigenza espressa da Kiev. Zelensky ha chiesto agli europei di assumere un ruolo più forte nel processo di pace, non solo sul piano militare ma anche su quello diplomatico. Per il presidente ucraino, l’Ue non può restare spettatrice mentre si definiscono le condizioni di una futura trattativa con la Russia. Da qui la necessità, per Bruxelles, di capire in anticipo chi possa sedersi eventualmente al tavolo e con quale legittimazione.

Questo è il passaggio che rende la mossa di Costa più rilevante di una semplice apertura informale. Se la guerra entra in una fase negoziale, l’Ue rischia di arrivarci senza una linea comune e senza un volto riconoscibile. Costa ha provato ad anticipare il problema, ma ha finito per renderlo pubblico prima ancora di risolverlo.

L’Ue tra dialogo e rigidità verso Mosca

La vicenda mette a nudo una divisione strutturale tra i membri dell’Unione sul rapporto con la Russia. Da un lato, c’è chi ritiene necessario creare ora una struttura diplomatica per non farsi trovare impreparati quando si aprirà lo spazio dei negoziati. Dall’altro, c’è chi teme che ogni canale con il Cremlino possa indebolire la pressione su Mosca e alterare il sostegno a Kiev.

Il premier olandese Rob Jetten, secondo la ricostruzione, ha ribadito la linea più prudente: Ucraina ed Europa hanno sempre detto che alla fine serviranno negoziati, ma finché la Russia non mostrerà disponibilità reale bisogna continuare a rafforzare Kiev sul campo di battaglia.
Il messaggio è chiaro: parlare di pace non basta. Per molti governi europei la sequenza resta la stessa, prima la pressione sulla Russia, poi l’eventuale trattativa.

Il punto per Bruxelles

Nel complesso, la mossa di Costa dice due cose. La prima è che l’Ue si sta preparando, almeno sul piano tecnico, a un futuro negoziale con la Russia. La seconda è che quel futuro resta politicamente conteso, perché i Ventisette non condividono ancora la stessa idea di quando, come e da chi debba essere aperto il dialogo con Mosca.

Il canale diplomatico aperto da Costa e le successive polemiche dimostrano che l’Europa non ha ancora una strategia unica sulla fine della guerra in Ucraina. Nonostante i tentativi di dialogo rilanciati da Zelensky anche durante il G7, i Paesi Ue sono ancora in bilico tra la logica della resistenza e quella del negoziato.

Da non perdere

Putin Zelensky Ftg Afp

G7, Zelensky: “Pronti a incontrare Putin durante il vertice”

Il presidente ucraino non ha dubbi: "Europei e americani insieme: è un'ottima
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky

Zelensky a Putin: “Negoziamo la fine della guerra da pari a pari”

Incontrando a Londra i vertici di Regno Unito, Francia e Germania, il