Uk valuta sequestro petroliera flotta ombra russa: le possibili ricadute su Mosca

Il precedente potrebbe autorizzare altri Paesi europei ad agire nelle proprie acque territoriali
3 ore fa
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Il Primo Ministro Keir Starmer (Justin Tallis/IPA/Fotogramma)
Il Primo ministro britannico Keir Starmer (Ipa/Ftg)

Il Regno Unito sta valutando il sequestro di una petroliera della “flotta ombra” russa. Secondo fonti della difesa britannica citate dal Guardian, l’operazione potrebbe scattare nelle prossime settimane contro navi che solcano il Canale della Manica con false bandiere. Dopo aver messo a punto il quadro legale per operazioni autonome e aver supportato Washington nel fermo della Marinera a gennaio, Londra vuole colpire direttamente le entrate petrolifere che finanziano la guerra in Ucraina.

Cos’è la flotta ombra russa

La “flotta ombra” è una rete di petroliere clandestine che Mosca ha costruito per aggirare le sanzioni occidentali dopo l’invasione dell’Ucraina. Si tratta di circa 400-1.000 navi (le stime variano), per cui la Russia ha investito 10 miliardi di dollari dal 2022 e che oggi trasportano 4,1 milioni di barili di petrolio al giorno, pari al 70% delle esportazioni marittime russe.

Queste imbarcazioni operano con proprietà opache e bandiere di comodo (Isole Cook, Panama, Gabon, Liberia), cambiano frequentemente bandiera per complicare i controlli, disattivano l’Ais (il sistema che trasmette posizione e identità della nave), come avevamo segnalato nel caso della nave russa al largo della Sardegna. Queste imbarcazioni non hanno un’assicurazione presso compagnie occidentali e in acque internazionali praticano trasferimenti ship-to-ship per nascondere l’origine russa del greggio prima dell’arrivo nei porti di destinazione.

Spesso si tratta di navi obsolete di 15-20 anni con standard di sicurezza ambientale desueti, che rappresentano un rischio anche per gli ecosistemi marini. Oltre a eludere il price cap del G7, alcune unità sono sospettate di sabotare cavi sottomarini e infrastrutture critiche occidentali, come avvenuto con la petroliera Eagle S che ha danneggiato il cavo Estlink-2 nel Mar Baltico a dicembre 2024.

23 navi nel Canale e nel Baltico

La preoccupazione di Londra nasce dagli ultimi avvenimenti. A gennaio 2026, secondo Lloyd’s List Intelligence, 23 navi della “shadow fleet” con bandiere contraffatte sono state avvistate nel Canale della Manica e nel Mar Baltico. Trasportano petrolio russo verso Cina, India e Turchia e riescono ad aggirare le sanzioni occidentali anche grazie a registrazioni di comodo in Paesi poco inclini a collaborare con l’Ue come le Isole Cook, Gabon, Panama.

Il precedente Marinera: quando Londra ha fatto da spalla a Washington

Sempre a gennaio, il Regno Unito ha affiancato Washington nel sequestro della Marinera (ex Bella-1): dopo oltre due settimane di inseguimento tra Atlantico settentrionale, Scozia e Islanda, la Guardia Costiera statunitense ha abbordato la petroliera. Londra ha messo a disposizione basi logistiche, intelligence marittima e copertura aerea per portare a termine l’operazione. La nave, inizialmente con falsa bandiera, si è registrata come russa durante l’inseguimento per tentare di reclamare protezione diplomatica.

Mosca aveva persino inviato navi militari di scorta, ma non è bastato. Gli Stati Uniti hanno giustificato il sequestro con l’accusa di violazioni di sanzioni su petrolio venezuelano e iraniano, validando l’operazione sotto il profilo giuridico e rendendola, quindi, replicabile.

Perché ora Londra può agire da sola

In questi giorni, il Regno Unito ha dichiarato pubblicamente, attraverso briefing a Bbc, Guardian e Times, di aver completato il quadro normativo per sequestrare navi della flotta ombra in autonomia, senza attendere Washington. La base legale poggia sulla dottrina delle “navi di fatto apolidi“: imbarcazioni che operano con false identità, senza assicurazione valida e in violazione delle convenzioni marittime internazionali.

Richard Meade, caporedattore di Lloyd’s List Intelligence, conferma che la Royal Navy potrebbe contestare lo status di alcune navi, ma sostiene che i rischi di escalation sarebbero elevati se l’operazione venisse guidata da Londra o da partner europei senza il coinvolgimento diretto americano. ​

Coordinamento atlantico e prove generali

Tra il 6 e l’8 gennaio, la sorveglianza Nato ha tracciato almeno 50 navi sospette della flotta ombra vicino alle coste britanniche, senza però compiere ulteriori abbordaggi oltre a quello della Marinera. La selettività di quella operazione suggerisce che sia stata una prova generale, mirata a testare reazioni russe e tenuta del coordinamento alleato. Anche la Francia ha collaborato con Londra nel monitoraggio di altre unità sospette, segnalando una disponibilità europea a seguire l’esempio britannico.

A gennaio, inoltre, la Royal Navy ha inviato un avvertimento diretto a Putin dopo aver individuato la nave spia russa Yantar sopra cavi sottomarini nel Canale della Manica. Il segretario di Stato per la difesa Uk, John Healey, ha schierato due fregate (Hms Somerset e Hms Tyne) per “far capire a Mosca che eravamo a conoscenza delle attività della nave“. A novembre 2025 un sottomarino britannico era emerso a pochi metri dalla Yantar, mandando un messaggio ancora più chiaro.​

Il ruolo della flotta ombra: petrolio e finanza di guerra

Secondo stime del governo britannico, l’export di petrolio rappresenta circa un quarto del bilancio russo e, quindi, colpire la flotta ombra significherebbe chiudere una delle valvole di elusione del price cap fissato dal G7, riducendo gli introiti che finanziano le operazioni militari in Ucraina. Le nuove sanzioni americane del 2026 e i sequestri di petroliere stanno già producendo effetti: l’India, uno dei principali clienti, sta riducendo significativamente le importazioni di petrolio dalla Russia. Secondo Donald Trump, con l’accordo Usa-India appena firmato, Nuova Delhi si è impegnata a non comprare altro petrolio da Mosca, anche se il premier indiano Narendra Modi ha glissato su questo punto.

Ciò che è certo è che Londra vuole essere in prima linea nel contrasto alla flotta ombra, per tornare ad essere considerata una potenza marittima nonché un alleato affidabile nella coalizione pro-Ucraina. Se il sequestro annunciato dal Guardian dovesse concretizzarsi, si tratterebbe della prima interdizione britannica autonoma contro Mosca, un precedente che potrebbe autorizzare anche altri Paesi europei ad agire nelle proprie acque territoriali.

Il ventesimo pacchetto Ue contro Mosca

L’indiscrezione arriva a poche ore dal ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, presentato dalla Commissione europea lo scorso 6 febbraio 2026, il più complesso dal punto di vista tecnico.
La novità principale è l’introduzione dell'”Anti-Circumvention Tool“, uno strumento anti-elusione che permette all’Ue di colpire direttamente aziende e banche di Paesi terzi (incluse quelle cinesi e indiane) che aiutano Mosca ad aggirare le restrizioni.

Sul fronte energetico, Bruxelles propone il divieto totale di servizi marittimi per il trasporto di greggio russo, da coordinare con i partner del G7. Altre 43 navi vengono inserite nella blacklist della flotta ombra, portando il totale a 640 unità sotto sanzione, con divieti generalizzati sulla manutenzione e i servizi per petroliere Gnl e rompighiaccio utilizzati per i progetti di esportazione nell’Artico.

Il pacchetto colpisce anche il commercio prevedendo nuovi divieti all’esportazione di beni verso la Russia per oltre 360 milioni di euro (gomma, trattori, servizi di cybersicurezza) e restrizioni all’importazione di metalli, prodotti chimici e minerali essenziali russi per oltre 570 milioni di euro. Vengono poi aggiunte sanzioni contro 48 persone e 35 entità russe, mentre si introduce un tetto massimo sull’ammoniaca per limitare le importazioni esistenti.

“La Russia si siederà al tavolo delle trattative con intenzioni sincere solo se costretta a farlo. Questo è l’unico linguaggio che la Russia capisce”, ha dichiarato Ursula von der Leyen presentando le misure. Il pacchetto deve ora essere approvato dai Ventisette per entrare in vigore.

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