Ue accusa TikTok: “Crea dipendenza, violato il Dsa”

La Commissione Ue contesta alla piattaforma cinese di aver progettato deliberatamente un sistema che favorisce la dipendenza comportamentale
3 ore fa
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TikTok
Logo TikTok (Ipa/Fotogramma)

La Commissione europea ha formalizzato le accuse contro TikTok per violazione del Digital Services Act (Dsa). Questa mattina, 6 febbraio 2026, Bruxelles ha stabilito che “Scroll infinito”, notifiche push e riproduzione automatica non sono solo caratteristiche di design, ma “meccanismi che sfruttano le vulnerabilità psicologiche degli utenti”.

L’esecutivo accusa la piattaforma cinese di aver progettato deliberatamente un sistema che favorisce la dipendenza comportamentale, mettendo a rischio la salute mentale di milioni di minori europei.

Design tossico e “tana del coniglio”

Al centro della procedura d’infrazione c’è l’architettura stessa dell’app di ByteDance. La Commissione ha rilevato in via preliminare che TikTok non ha adottato misure “ragionevoli, proporzionate ed efficaci” per mitigare i rischi del suo design additivo. Le funzionalità sotto accusa sono quelle che tengono l’utente incollato allo schermo: lo scorrimento infinito dei video, l’autoplay che elimina ogni frizione tra un contenuto e l’altro, e l’effetto “rabbit hole” (“tana del coniglio“), ovvero la spirale algoritmica che trascina verso contenuti sempre più estremi o polarizzanti.

Dopo i primi richiami, TikTok ha introdotto limiti di tempo e avvisi, ma l’esecutivo comunitario ritiene insufficienti queste misure accessorie. Per Bruxelles, questi paletti sono così facilmente aggirabili da non avere alcuna capacità di deterrenza rispetto ai comportamenti compulsivi indotti dall’app.

La vicenda Ue-TikTok va oltre il singolo caso e rappresenta un cambio di paradigma: l’Unione non si limita a chiedere trasparenza, ma entra nel merito di come è costruito il prodotto.

Cosa rischia TikTok

La posta in gioco è altissima. Se le violazioni venissero confermate al termine dell’indagine, TikTok rischierebbe una sanzione fino al 6% del suo fatturato annuo globale. Considerando i ricavi di ByteDance, si tratterebbe di una cifra miliardaria.

La Commissione potrebbe inoltre imporre modifiche strutturali obbligatorie all’algoritmo e all’interfaccia per gli utenti del mercato europeo, o addirittura sospendere il servizio in caso di rischi gravi e imminenti per la salute pubblica, come già minacciato in passato per la versione “Lite”.

Ora la palla passa a TikTok, che potrà rispondere per iscritto alle contestazioni e proporre rimedi. Parallelamente, Bruxelles consulterà il Comitato europeo per i servizi digitali. Se la violazione verrà confermata, l’esecutivo stabilirà il preciso importo dell’ammenda (fino al 6% del fatturato) in base alla natura, alla gravità, alla ricorrenza e alla durata dell’infrazione.

Timeline: il braccio di ferro UE-TikTok

Il rapporto tra Bruxelles e la piattaforma cinese è una storia di escalation normativa e tensioni crescenti. Ecco le tappe fondamentali:

  • 25 agosto 2023: Entra pienamente in vigore il DSA per le Very Large Online Platforms (VLOP), inclusa TikTok (oltre 45 milioni di utenti UE). Scattano obblighi rafforzati su rischi sistemici e tutela minori;
  • 19 febbraio 2024: La Commissione apre la prima indagine formale contro TikTok per presunte violazioni su protezione minori, trasparenza pubblicitaria e rischio dipendenza;
  • Aprile 2024: Bruxelles minaccia di sospendere TikTok Lite in Francia e Spagna per il meccanismo “Task and Reward” che pagava gli utenti per guardare video. TikTok sospende volontariamente la funzione in UE per evitare lo stop forzato;
  • Ottobre 2025: L’UE adotta conclusioni preliminari sull’accesso ai dati pubblici per i ricercatori, contestando a TikTok scarsa trasparenza;
  • 6 febbraio 2026: La Commissione formalizza le accuse sul design che crea dipendenza, aprendo la fase decisiva della procedura d’infrazione.

Questa è l’ennesima lettera che negli ultimi anni parte da Bruxelles verso le piattaforme digitali. Cambiano i contenuti specifici, le violazioni, i toni, ma c’è un chiaro messaggio comune: il modello di business dei social media, basato sulla cattura dell’attenzione a ogni costo, non è più compatibile con le leggi del continente.

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