L’Ungheria ha violato i principi europei di collaborazione e unità dell’azione esterna. Lo ha stabilito ieri la Corte di giustizia dell’Ue con riferimento a una votazione sulla riclassificazione della cannabis in sede Onu nel 2020: in quell’occasione sede l’’Ungheria votò contro la “posizione comune” dell’Unione decisa dal Consiglio, violando in questo modo il diritto comunitario. Un fatto aggravato dalle successive dichiarazioni del rappresentante di Budapest, contrarie alla linea comune.
La decisione, contenuta nella sentenza del procedimento C-271/23, accoglie il ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione e ribadisce un principio chiave dell’ordinamento europeo: quando l’Unione esercita una competenza esterna esclusiva, gli Stati membri non possono discostarsi dalla linea comune.
La decisione Onu e la posizione dell’Ue
La vicenda risale a fine 2020, quando il Consiglio dell’Unione europea ha adottato una decisione che definiva la posizione comune degli Stati membri da sostenere, a nome dell’Ue, all’interno della Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti (Cnd). Al centro del voto di quest’ultima vi era la riclassificazione della cannabis e delle sostanze correlate nelle convenzioni Onu, sulla base di raccomandazioni formulate dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Nonostante la decisione fosse vincolante, l’Ungheria votò in senso contrario.
La violazione del diritto dell’Unione
Secondo la Corte, il comportamento di Budapest ha violato tre pilastri fondamentali del diritto comunitario:
- la competenza esterna esclusiva dell’Unione;
- il rispetto delle decisioni del Consiglio;
- il principio di leale cooperazione tra Stati membri e istituzioni europee.
I giudici ricordano che il diritto dell’Unione, in particolare la normativa europea sulle sostanze stupefacenti, rinvia direttamente alle convenzioni Onu per la definizione di ‘droga’. Di conseguenza, ogni modifica della classificazione internazionale può produrre effetti immediati sull’applicazione del diritto penale europeo. Proprio per questo motivo, la definizione della posizione da assumere in sede Onu rientrava nella competenza esclusiva dell’Ue e non lasciava margini di autonomia ai singoli Stati.
Cos’è il principio di leale cooperazione
Il principio di leale cooperazione impone agli Stati membri di facilitare il perseguimento degli obiettivi dell’Unione e di astenersi da comportamenti che possano comprometterli. Nel caso specifico, votare contro una posizione comune in un organismo internazionale ha prodotto un duplice effetto negativo: ha infranto il principio di collaborazione e ha minato l’unità della rappresentanza esterna dell’Unione.
Secondo la Corte, infatti, questa scelta ha indebolito la forza negoziale dell’Unione, compromettendo l’efficacia della sua azione internazionale, oltre alla credibilità e alla reputazione dell’Ue nei confronti degli altri attori globali.
Nessuna giustificazione ex post
Nella sua difesa Budapest ha sostenuto che la decisione del Consiglio fosse illegittima. La Corte è però chiara: un Paese membro non può sottrarsi all’applicazione di un atto dell’Unione invocandone l’illegittimità solo dopo averlo violato. Ciò significherebbe infatti consentirgli di violare prima il diritto dell’Unione e poi di attendere che la Commissione promuova un procedimento per mancato adempimento: tale situazione sarebbe incompatibile con il principio dello stato di diritto e con gli obblighi di solidarietà che incombono agli Stati membri, sottolineano i giudici.
Un precedente politico-giuridico rilevante
La sentenza va oltre il tema specifico della cannabis, perché rafforza il principio dell’unità dell’azione esterna dell’Unione e sottolinea ai governi nazionali che il dissenso non può tradursi in una violazione delle decisioni comuni quando l’Unione agisce in via esclusiva.
Inoltre, è un segnale anche per Budapest, che da tempo è una spina nel fianco per il blocco con il suo mettersi spesso di traverso nelle decisioni comuni usando o minacciando di usare il suo potere di veto. Tanto che Bruxelles sta pensando di usare l”opzione nucleare’, cioè la clausola di sospensione del diritto di voto, giustificata dal rischio di gravi violazioni da parte dell’Ungheria dei valori su cui si fonda l’Unione.
Di fatto la sentenza della Corte di Giustizia, anche se se un tema specifico, riconferma e sottolinea i più generali principi di leale cooperazione e dell’unità del blocco: due capisaldi in un momento geopolitico turbolento, dove l’unione è (o dovrebbe essere) requisito indispensabile per non soccombere.
