A Roma, nello spazio Esperienza Europa – David Sassoli, l’incontro “Quali riforme per un’Europa più libera e solidale” ha intrecciato memoria e politica. A quattro anni dalla scomparsa, il ricordo del presidente del Parlamento europeo è diventato la lente per leggere le fratture di un contesto geopolitico che fino a poco tempo fa era inimmaginabile, soprattutto per l’Unione europea che della pace e del dialogo ha fatto i suoi pilastri portanti.
Durante l’incontro, introdotto dal capo della Rappresentanza in Italia del Parlamento europeo, Carlo Corazza, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni (per la maggior parte ex colleghi), hanno riflettuto sugli insegnamenti lasciati da David Sassoli, perché non siano solo un ricordo, ma una via da seguire mentre gli equilibri collassano. Anzi, soprattutto mentre le certezze vengono meno, sosteneva l’ex presidente del Parlamento europeo, bisogna difendere i principi democratici, che non sono “un lusso per i tempi sereni”, ma una bussola che deve orientare la politica di Bruxelles. Perché “l’Europa non è un incidente della storia”.
Il paradosso del dialogo e la “lista” del Cremlino
C’è un’immagine che, più di tante altre, ha definito il peso politico di David Sassoli, vicedirettore del Tg1 dal 2007 al 2009, quando ha lasciato il ruolo per candidarsi al Parlamento europeo, di cui è stato presidente dal 3 luglio 2019 all’11 gennaio 2022, giorno della sua scomparsa.
Giornalismo e politica, due strade diverse che Sassoli rendeva omogenee con una naturalezza disarmante, come hanno ricordato nell’intervento di oggi coloro che hanno lavorato fianco a fianco. O anche uno di fronte all’altro, sul fronte opposto degli schieramenti, ma con la stessa voglia di preservare il futuro dell’Europa e degli europei.
David Sassoli era sempre stato convinto che il dialogo fosse meglio del conflitto: sia da giornalista che da rappresentante del Pe non ha mai attaccato per alimentare tensioni politiche o geopolitiche. Eppure, fu inserito nella blacklist del Cremlino, prima ancora che Vladimir Putin desse il via all’invasione dell’Ucraina. Un paradosso che Gianni Riotta (direttore della Scuola di Giornalismo Luiss e collega di Sassoli ai tempi del Tg1) ha trasformato in cartina tornasole della sua cifra politica. “Quando è stato dichiarato persona non grata in Russia dal presidente Vladimir Putin… chiamai David e gli dissi: ‘tu non hai mai voluto fare conflitto con nessuno tranne che ti sei scelto il nemico numero uno…'”, racconta il giornalista, che spiega perché Mosca avesse messo nel mirino l'”elegante fiorentino di educazione cattolica progressista”. Sassoli aveva compreso prima di altri che “se l’Europa non si dava un passo di sostenibilità diplomatica, di sicurezza, di difesa, sarebbe finito per essere un supermercato in balia delle grandi piattaforme americane e degli eserciti della vecchia Europa dell’Est“.
A tenere il filo tra la memoria personale e l’urgenza politica è stata Camilla Laureti, eurodeputata del Partito Democratico, che ha sottolineato come il tempo stia dando ragione alle intuizioni dell’ex presidente. “Tante delle cose che poi David aveva detto, tante delle cose per cui aveva lottato, ora ci sembrano ancora più importanti”, ha osservato Laureti, quasi a voler misurare la distanza tra la visione di Sassoli e l’attuale affanno delle istituzioni.
“Certe volte penso che tante delle cose che stiamo vivendo lui le aveva previste e aveva cercato di far sì che la risposta dell’Europa potesse arrivare un po’ più forte, un po’ più unita rispetto a quello che stiamo vedendo oggi“. Ed è proprio partendo da questa “profezia” politica che Laureti ha lanciato l’affondo più pragmatico della giornata: il ricordo non basta se non diventa strumento di cambiamento. “Un impegno che noi parlamentari dovremmo prenderci è continuare a lottare per il superamento del veto e dell’unanimità”, ha scandito, indicando il vero freno a mano dell’Ue nella difficoltà di riformare. “Se non saremo in grado di partire da lì, non saremo in grado di creare un’Europa più forte”.
Il metodo Sassoli: “Saggezza e audacia”
Raffaele Fitto (vicepresidente esecutivo della Commissione europea) ha sintetizzato l’eredità di Sassoli citando il titolo di una raccolta dei suoi discorsi: “Saggezza e Audacia”. “Due parole che potrebbero apparire in contraddizione, che invece sono molto significative: da una parte un approccio saggio, equilibrato, dialogante; dall’altra la necessità di mettere in campo un’azione più coraggiosa, talvolta anche un po’ più al di sopra delle righe”.
Partendo dal diverso schieramento con il democratico Sassoli, il rappresentante di Fratelli d’Italia ha collegato questa doppia natura all’energia dei padri costituenti e alle sfide del presente: “Abbiamo bisogno di superare le differenze. Le differenze non necessariamente vogliono dire distanza, perché in questo momento dobbiamo costruire un ruolo che possa rafforzare il progetto europeo”.
Dalla frontiera lituana con la Bielorussia, in collegamento video, Pina Picierno (vicepresidente del Parlamento europeo) ha tradotto questa audacia in pratica: “David ci ha insegnato a difendere l’Europa non attraverso comunicati, ma a farlo davvero sul campo, sporcandosi le mani, sporcandosi gli scarponi”. Per lei, quel confine di filo spinato “segna la distanza tra le autocrazie e il nostro spazio comune, la democrazia”.
Intervenendo sul palco, Roberto Gualtieri (sindaco di Roma) ha aggiunto una riflessione sulla mutazione del contesto geopolitico, invitando tutti a riflettere sul lascito di Sassoli: “Oggi alcuni dei fondamenti su cui si è edificato il processo di costruzione dell’Europa sembrano erosi. Il rapporto con gli Stati Uniti, che è stato fondativo, è stato trasformato profondamente e non per volontà dell’Europa”. Sassoli, ha detto Gualtieri, “aveva capito molto bene che questa Unione non sarebbe sopravvissuta senza la capacità di dare risposte efficaci”.
L’Europa “casa” e l’apertura agli ultimi
Accanto al ricordo dei principi che hanno indirizzato le scelte dell’ex presidente del Parlamento europeo, emergono scelte coraggiose, prese in periodi bui. Salvatore De Meo (Ppe-Fi) ha ricordato quando Sassoli “Ha aperto le porte del Parlamento durante la pandemia, ha fatto in modo che questa istituzione non perdesse il suo ruolo ponte“. De Meo ha citato i viaggi condivisi verso Bruxelles: “Il presidente Sassoli diceva sempre che essere italiano ed essere europeo non sono concetti in contrapposizione, ma rafforzativi l’un dell’altro”.
De Meo ha parlato di “riforma culturale”: “I cittadini, nella Conferenza sul futuro dell’Europa, ci chiedono che ci debba essere più Europa, un’Europa diversa, capace di attendere le aspettative dei cittadini”.
Ilaria Salis (The Left-Avs) ha declinato il ricordo sul fronte dei diritti: “L’europeismo di Sassoli era concreto, fondato sui diritti sociali, la solidarietà tra Stati, l’attenzione al lavoro, all’informazione libera. Sassoli ci ha insegnato che l’Europa o è uno spazio di giustizia, oppure perde la sua ragion d’essere. Perde se stessa quando tollera che la dignità umana diventi negoziabile”.
Per Salis, oggi serve “difendere lo Stato di diritto contro ogni forma di autoritarismo, anche quelle presenti all’interno dell’Europa stessa, senza doppi standard”.
Anche Susanna Ceccardi (Pfe-Lega), in videomessaggio, ha riconosciuto terreni comuni nonostante le distanze di partito: “Sassoli credeva davvero nel Parlamento europeo, lo considerava il cuore democratico dell’Unione. È una convinzione che condivido pienamente”. Ceccardi ha aggiunto: “Un’Unione che non ascolta i popoli è destinata a perdere legittimità, qualunque sia il colore politico di chi la governa”.
In collegamento da Bruxelles, Nicola Zingaretti (S&D-Pd) ha ricordato un concetto più volte sottolineato da David Sassoli: “Se l’Europa è un luogo migliore, lo dobbiamo all’Unione Europea e alle conquiste che ha saputo ottenere”. “L’Europa per migliaia di anni è stata cultura e civiltà, ma è stata anche guerra, morte, dittature. L’Unione Europea è ciò che ha trasformato questa storia”, ricorda l’ex Segretario del Pd.
Il nodo delle riforme: “Superare l’unanimità o non vinceremo”
Cosa possono portarsi a casa le istituzioni comunitarie dal percorso di David Sassoli e dal suo impegno incrollabile per tutelare i valori e gli interessi europei?
Camilla Laureti ha posto la questione senza appello: “Un impegno che noi parlamentari dovremmo prenderci è continuare a lottare per il superamento del veto e dell’unanimità. Se non modifichiamo i trattati, la sfida delle crisi globali potremmo non vincerla“. Raffaele Fitto ha ricordato quanto si potesse essere “amici” e avere dei punti in comune nonostante le distanze, soprattutto quando bisogna difendere un bene superiore: “Oggi siamo di fronte alla necessità non di scoprire le emergenze quando scoppiano, come accaduto con la dipendenza energetica dalla Russia, ma di prevenirle. Dobbiamo costruire una dimensione interna ed esterna che rafforzi il progetto politico”. Il vicepresidente della Commissione ha citato l’accordo Ue-Mercosur come esempio di “nuove opportunità” che l’Europa deve sapersi dare per non restare isolata.
Anche Roberto Gualtieri ha voluto lasciare un messaggio di metodo, più che di celebrazione: “La resa dei conti è arrivata già da un po’. David Sassoli aveva capito che questa governance istituzionale è datata, a volte pachidermica”. Per il sindaco di Roma, il rischio oggi è l’inerzia: “Non possiamo costringere l’Europa a essere “o tutto o niente”, ma David ci avrebbe aiutato a unire la nettezza della visione federalista con la capacità ‘dolce’ di costruirla partendo da quello che abbiamo”.
Ma le parole più nitide, quelle che hanno riportato l’Europa alla sua dimensione umana, sono state quelle di Beatrice Vitale, studentessa del liceo Catullo di Monterotondo che ha aperto l’incontro: “Quando David Sassoli è venuto a mancare, l’Europa non ha perso solo un presidente, ha perso una voce calma in un tempo che urla. Ha perso qualcuno che non parlava sopra le persone, ma con le persone”.
La studentessa ha raccontato un Sassoli capace di prendere sul serio i giovani non come “futuro”, ma come “presente”: “Viviamo in un’epoca di acque agitate, guerre, pandemie. In mezzo a tutto questo, essere giovani significa sentirsi persi e sospesi. Ecco, David Sassoli per noi era questo: non un eroe rumoroso, ma un ponte tra politica e umanità, tra un’Europa che sembra complicata e un’Europa che invece può essere casa“.
Ricordando l’impegno dell’ex presidente del Parlamento europeo per gli scambi culturali, la studentessa liceale ha ricordato che “viaggiare in un altro Paese ci insegna che l’altro non è una minaccia, che le differenze non sono muri, ma strade. In tempi difficili, chi costruisce strade serve di più di chi alza muri. Oggi a noi giovani rimane una responsabilità: non quella di essere perfetti, ma quella di percorrere queste strade”.
