“100mila soldati per difendere un’Europa sotto pressione”: Kubilius chiede “decisioni coraggiose”

Parlando a Stoccolma il commissario ha sostenuto la necessità di sviluppare un 'Big Bang' della difesa e di creare un Consiglio di Sicurezza europeo che prenda rapidamente le decisioni
8 ore fa
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Andrei Kubilius
Il commissario europeo alla Difesa e allo Spazio in un'immagine di repertorio (© European Union 2024 - Fonte: EP)


Un esercito di 100mila soldati e un Consiglio di Sicurezza europeo, allargato al Regno Unito quando necessario. Ecco quello che serve all’Europa, “sotto pressione a causa delle sfide della difesa“, ha avvisato ieri il commissario alla Difesa Andrius Kubilius alla Conferenza Nazionale Società e Difesa 2026 in Svezia.

Le pressioni vengono da più parti, ha spiegato Kubilius: dalla Russia ma anche dal ritiro americano dal Vecchio Continente verso l’Indo-Pacifico, condito quest’ultimo con una Strategia Nazionale di Sicurezza poco rassicurante per l’Unione.

La richiesta Usa, sempre più forte, che l’Unione si assuma la responsabilità della propria “difesa convenzionale”, non è una richiesta su cui possiamo dissentire, ha continuato il commissario. E questo apre tantissime questioni, divenute ormai urgenti.

“Un esercito europeo da 100mila uomini”

A partire da “come sostituiremo la forza militare permanente americana, forte di 100mila uomini, che rappresenta la spina dorsale della forza militare in Europa?“, ha chiesto Kubilius. Certo “non con una collezione di 27 ‘eserciti bonsai’“, ha specificato usando una definizione coniata dall’ex Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Joseph Borrell, definizione che mette in luce la debolezza degli Stati presi singolarmente. Il commissario lo ha detto chiaro: “Il nostro problema è la mancanza di unità”.

Gli Usa sarebbero più forti se avessero 50 eserciti, 50 politiche di difesa e 50 bilanci di difesa invece di un solo esercito, una sola politica e un solo bilancio, a livello nazionale?, ha domandato retoricamente, concludendo che “se la nostra risposta è ‘no’, allora cosa stiamo aspettando”?

Nemmeno la Germania, che pure punta a creare l’esercito più grande in Europa, può assumersi un tale ruolo. L’alternativa è per l’appunto “la creazione di una potente e permanente forza militare europea di 100mila uomini”.

“Un Big Bang della difesa”

Un cambio di paradigma enorme, ecco perché il blocco deve “puntare a un “Big Bang in difesa“, che coinvolga risorse, idee e “decisioni coraggiose”. Cosa ancora più chiara adesso, dopo lo spartiacque segnato dalla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro ad opera degli Stati Uniti e le sempre più concrete minacce alla Groenlandia da parte del presidente Usa Donald Trump. “I tempi della ‘Pax Americana’ sono finiti”, ha detto recentemente il cancelliere tedesco Friedrich Merz, parole ricordate da Kubilius per sottolineare che “dobbiamo costruire l’indipendenza dell’Europa“.

Ma come? Il punto di partenza è il programma Defence Readiness 2030 presentato dalla Commissione lo scorso ottobre. Le direzioni-pilastro su cui lavorare invece sono tre: prontezza materiale (denaro, produzione, armi), prontezza istituzionale (come organizzarci), prontezza politica (“la volontà di dissuadere e difendere. Se necessario, di combattere“).

Investire più soldi in vecchie strutture di difesa, ha sottolineato infatti Kubilius, non basta e “non porterà alla necessaria trasformazione qualitativa della nostra difesa”. Il Big Bang della difesa dunque non riguarda solo le risorse economiche (il commissario ha ricordato i prestiti Safe e gli impegni sul 5% della spesa per la difesa), ma è anche “intellettuale”, ovvero “portare nuove idee e decisioni coraggiose”.

A cosa serve un Consiglio di Sicurezza europeo

E le questioni da affrontare sono tante: ad esempio, Kubilius ha ricordato che l’articolo 42.7 del Trattato Ue prevede l’obbligo di assistenza reciproca per gli Stati membri che subiscono un’aggressione armata. Ma chi coordinerà la risposta in caso di una crisi del genere, ammesso di essere in grado di darla?, ha chiesto. Finora questa domanda è stata ignorata, ma se gli Usa davvero procedessero con una annessione forzata della Groenlandia, e considerando gli avvertimenti dell’intelligence sulle mire della Russia verso il Baltico, l’Europa potrebbe essere costretta a dover rispondere molto in fretta.

Serve perciò, ha sostenuto il commissario, un Consiglio di Sicurezza europeo – una proposta e discussa già tra il 2017 e il 2019 dal presidente Macron e dall’allora cancelliera tedesca Angela Merkel – che funga da “piattaforma di leadership unita e adeguata” in materia di difesa.

L’organo potrebbe essere composto da 10-12 membri, tra “membri permanenti chiave” e “diversi membri a rotazione, tra cui lo Stato che detiene la Presidenza del Consiglio, oltre ai vertici dell’Ue – i presidenti della Commissione e del Consiglio – e, quando si parla di sicurezza europea in senso più ampio, anche del Regno Unito”.

Il suo compito sarebbe quello di “discutere le questioni più importanti in materia di difesa e preparare rapidamente decisioni importanti”. E al primo punto ci sarebbe l’Ucraina. “Non ci sono segnali che Putin intenda puntare alla pace”, ha avvisato Kubilius aggiungendo che, anche se questa venisse raggiunta, il Cremlino “continuerebbe a seguire un’economia di guerra”. Il confronto con Mosca, insomma, non si esaurirà molto presto. E con il vecchio alleato Stati Uniti che è passato a essere anch’esso una minaccia, per l’Ue è urgente un cambio di passo che coinvolga sì le risorse ma anche, a monte, nuove politiche e nuove strategie.