Dazi sulla pasta, Trump fa marcia indietro (per ora)

Ridotte le tariffe per 13 produttori italiani, in attesa dell'esito di un'indagine antidumping previsto per il l'11 marzo. Rinviata all'ultimo minuto la stangata sull’arredo
4 ore fa
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Dai tacos alla pasta. Nella fase più calda delle minacce tariffarie lanciate dalla Casa Bianca la scorsa primavera, Donald Trump si era guadagnato l’ironico soprannome ‘taco’, che prendeva in prestito la famosa tortilla messicana per descriverne la tendenza ad annunciare misure drastiche salvo poi ridimensionarle. Taco è in effetti l’acronimo della frase ‘Trump always chickens out’, ovvero ‘Trump fa sempre marcia indietro’. E ieri, per la gioia dei produttori italiani, Trump è di nuovo tornato sui suoi passi, stavolta riducendo le tariffe doganali per la pasta proveniente dal Bel Paese.

A poche ore dall’inizio del nuovo anno, il Dipartimento del Commercio statunitense ha infatti comunicato una revisione al ribasso dei dazi antidumping inizialmente ipotizzati nei confronti di alcuni marchi italiani. Una decisione arrivata prima della conclusione formale di un’indagine chiesta da alcuni industriali americani, attesa per l’11 marzo.

La marcia indietro sui “super-dazi”

L’amministrazione Usa aveva annunciato il 4 settembre scorso l’intenzione di imporre tariffe particolarmente elevate sulla pasta importata dall’Italia, accusando tredici aziende – tra cui nomi di primo piano del comparto – di vendere a prezzi troppo bassi, a danno dei produttori locali. Le aliquote prospettate arrivavano fino a sfiorare il 92%, con un impatto potenzialmente pesantissimo su uno dei mercati extraeuropei più rilevanti per il Made in Italy alimentare.

Dopo le proteste delle imprese coinvolte e l’attivazione dei canali diplomatici italiani, l’amministrazione americana aveva però fatto sapere che sarebbero state svolte verifiche supplementari. La svolta è arrivata nella notte di Capodanno, quando il DoC ha comunicato gli esiti di una “analisi post-preliminare” che riduce drasticamente le tariffe ipotizzate in via provvisoria il 4 settembre.

Le nuove aliquote

Secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri italiano in una nota, le nuove percentuali scendono a “livelli significativamente più bassi”, e nello specifico: “Dal 91,74% al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati”. Tra questi ultimi, figura Barilla.

Il Ministero ha interpretato il ricalcolo come un segnale positivo, sottolineando sia il fatto che le autorità statunitensi hanno riconosciuto “la volontà costruttiva delle nostre aziende di cooperare”, sia “l’efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive”.

Le cifre indicate si sommano, chiarisce ancora la nota, al 15% di dazi ‘orizzontali’ concordati a fine luglio 2025 con l’accordo di Turnberry.

Un mercato da centinaia di milioni di dollari

Quello della pasta è un settore importante per l’Italia, con esportazioni verso gli Stati Uniti che valgono circa 770 milioni di dollari l’anno che rendono il mercato americano uno dei più strategici per il comparto. Da qui la preoccupazione diffusa per l’ipotesi di tariffe punitive, che avrebbero potuto alterare profondamente gli equilibri commerciali e favorire la diffusione di prodotti ‘Italian sounding’.

Secondo le stime delle associazioni agricole, un aumento dei dazi ai livelli inizialmente annunciati avrebbe avuto un effetto diretto sui consumatori americani, con un sensibile rincaro del prezzo finale di un piatto di pasta e una penalizzazione della qualità autentica rispetto alle imitazioni.

Attesa per l’esito finale dell’indagine

La partita, tuttavia, non è ancora chiusa. Il Dipartimento del Commercio ha precisato che la decisione finale sul livello dei dazi sarà presa solo al termine dell’indagine antidumping, previsto per l’11 marzo. Solo allora sarà chiaro se la riduzione annunciata resterà tale o se verranno introdotti correttivi. In ogni caso, ogni misura si applicherà eventualmente solo dopo questa data.

Soddisfazione di governo e produttori italiani

La premier italiana Giorgia Meloni ha ringraziato personalmente Trump per la decisione, in una telefonata per gli auguri di fine anno, mentre il governo ha manifestato grande soddisfazione. “Abbiamo seguito sin da subito la vicenda, a ottobre a Chicago insieme all’ambasciatore Marco Peronaci avevamo dato un segnale importante: le istituzioni italiane non avrebbero abbandonato i produttori di pasta italiani. Oggi sappiamo di aver scelto la strada giusta e le tariffe sono fortemente ridimensionate. Ancora una volta abbiamo dimostrato che il lavoro di squadra paga e l’Italia è forte e rispettata nel mondo”, ha commentato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

Apprezzamento è arrivato anche da Coldiretti e Filiera Italia, che hanno accolto positivamente “l’azione del governo italiano ed in particolare dei ministri Tajani e Lollobrigida e della nostra struttura diplomatica, che ha portato ad una prima temporanea riduzione dei dazi Usa sulla pasta italiana”.

Rinvio delle tariffe sull’arredamento

Buone notizie infine anche per il settore dell’arredamento. Il 31 dicembre Trump ha infatti deciso di rinviare di un anno l’inasprimento dei dazi su mobili imbottiti, cucine e arredi da bagno, firmando un decreto esecutivo a poche ore dall’entrata in vigore delle nuove tariffe. Il comparto resta comunque gravato da dazi del 25%, in vigore dallo scorso ottobre, ma ha scampato l’aumento a al 50% per i mobili da cucina e al 30% per quelli imbottiti che sarebbe dovuto scattare l’1 gennaio.

 

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