Prestito Ue da 90 miliardi all’Ucraina: ecco come Kiev dovrà usare i fondi

La Commissione presenta il piano per ripartire il prestito deciso a dicembre per il 2026–2027: due terzi per la difesa, 30 per il bilancio e le riforme. Rimane sul tavolo l'ipotesi di usare gli asset russi congelati in Europa
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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen insieme ai commissari Valdis Dombrovskis (Economia) e Marta Kos (Allargamento)
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen insieme ai commissari Valdis Dombrovskis (Economia) e Marta Kos (Allargamento) – (Afp)

Due terzi per l’assistenza militare, un terzo per il sostegno al bilancio generale. Così l’Ucraina dovrà ripartire il prestito da 90 miliardi di euro deciso in suo favore al Consiglio europeo dello scorso 19 dicembre per coprire le esigenze finanziarie nel 2026 e 2027. La proposta è stata presentata oggi dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen insieme ai commissari Valdis Dombrovskis (Economia) e Marta Kos (Allargamento), e intende “riaffermare l’impegno incrollabile dell’Europa per la sicurezza, la difesa e la futura prosperità dell’Ucraina”.

Alla viglia del quarto anniversario dall’invasione russa dell’Ucraina, “la Russia non mostra alcun segno di cedimento. Nessun segno di rimorso. Nessun segno di ricerca della pace. Al contrario”, ha sottolineato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. “Vogliamo tutti la pace per l’Ucraina. E per questo, l’Ucraina deve essere in una posizione di forza“, ha aggiunto spiegando la decisione di sostenere economicamente Kiev, un compito ricaduto quasi interamente sulle spalle del blocco dopo il disimpegno americano.

Un prestito con delle condizioni

Il finanziamento, bastato su debito comune, è stato concordato proprio per questa ragione, dopo il fallimento dell’ipotesi di usare i beni russi congelati in Europa per garantire a Kiev un ‘prestito di riparazione’. La decisione è stata presa da 24 capitali, con l’esclusione di Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia.

Il prestito da 90 miliardi di euro, come anticipato, dovrà essere diviso così: due terzi, pari a 60 miliardi di euro, per l’assistenza militare, dunque per rafforzare la propria difesa sul campo, e un terzo, ovvero 30 miliardi di euro, al sostegno del bilancio generale, in modo da garantire la continuità dello Stato e dei servizi pubblici essenziali.

Lo stanziamento è però condizionato, hanno sottolineato von der Leyen e Kos, al proseguimento delle riforme, in particolare su democrazia, stato di diritto e lotta alla corruzione, con l’obiettivo di avvicinare ulteriormente l’Ucraina all’adesione all’Ue.

Come ha spiegato Dombrovskis, i fondi potranno essere erogati tramite assistenza macrofinanziaria o attraverso lo Strumento per l’Ucraina, entrambi caratterizzati da condizionalità stringenti, soprattutto in tema di corruzione. Un’impostazione che, secondo il commissario, ha già dimostrato di funzionare e che integra i programmi del Fondo Monetario Internazionale.

Kos ha aggiunto che, sebbene le riforme siano difficili, “ancora di più quando un Paese è in guerra”, l’attuazione del Piano Ucraina “ha avuto un ampio successo, con 63 fasi completate sulle 68 previste dalle ultime richieste di pagamento” .

Comprare solo europeo?

Quanto invece alle armi, quali comprare? Da tempo la questione se Kiev debba ‘acquistare europeo’ alimenta un confronto politico tra gli Stati membri: la Francia spinge per regole più rigide per evitare che i fondi finiscano ai produttori di armi statunitensi, mentre Germania e Paesi del Nord chiedono maggiore flessibilità, sottolineando che alcuni sistemi chiave necessari all’Ucraina non sono prodotti in Europa.

La Commissione propone che “in linea generale i fondi siano utilizzati per acquistare equipaggiamenti principalmente dall’Ucraina, dall’UE e dai partner SEE/EFTA (ovvero lo Spazio economico europeo e l’Associazione europea di libero scambio: un’area che unisce i paesi dell’Unione e Islanda, Liechtenstein e Norvegia)”.

Tuttavia, ha proseguito von der Leyen, “se le attrezzature necessarie non fossero disponibili in questa regione o in tempo utile, potrebbe essere occasionalmente possibile acquisirle al di fuori dell’Unione Europea e al di fuori della regione geografica menzionata”.

È dunque previsto un principio “a cascata”: preferenza europea ma con la possibilità, in certi casi, di acquistare armamenti al di fuori dell’Ue. Tra i sistemi interessati potrebbero rientrare i sistemi missilistici a lungo raggio e di difesa aerea Patriot degli Stati Uniti, di cui Kiev ha bisogno.

Inoltre, come già stabilito nelle precedenti iniziative europee, prima su tutti il programma Safe, un’arma non è considerata “europea” se oltre il 35% dei suoi componenti proviene da Paesi extra-Ue.

Lo spauracchio dei beni russi congelati

Parallelamente al pacchetto da 90 miliardi, von der Leyen ha precisato che resta sul tavolo anche la proposta di un prestito per la riparazione dei danni, legata ai beni russi immobilizzati in Europa. Proposta controversa e naufragata contro l’irremovibile contrarietà del Belgio, che ospita la grande maggior parte di tali asset e teme le ritorsioni di Mosca.

La Commissione oggi ha ribadito che i beni immobilizzati resteranno congelati fino alla fine della guerra e al pagamento delle riparazioni, e che l’Ucraina non sarà tenuta a rimborsare il prestito finché le riparazioni non saranno versate. Cosa che con tutta probabilità la Russia non farà mai. L’Ue dunque, ha ricordato Dombrovskis, “si riserva il diritto di utilizzare i saldi di cassa derivanti dai beni russi immobilizzati per rimborsare il prestito“.

Ora la palla passa al Parlamento europeo e al Consiglio, chiamati a trovare rapidamente un accordo. Venerdì sono già previsti incontri tra i funzionari del Tesoro e della Difesa dell’Ue, mentre l’Europarlamento potrebbe accelerare già nella plenaria della prossima settimana. L’obiettivo è consentire un primo esborso ad aprile, praticamente appena in tempo: a fine marzo Kiev finirà i propri fondi.

Rimane però il fatto che, secondo le stime del Fmi, il pacchetto di sostegno presentato oggi copre due terzi del fabbisogno finanziario complessivo dell’Ucraina per il prossimo biennio. Motivo per cui la Commissione ha sottolineato che rimane essenziale “un sostegno continuo e coordinato” da parte dei partner internazionali, a partire dagli impegni assunti dal G7 per il 2026.

Una scelta che pesa sul futuro dell’Europa

Cifre a parte, per la Commissione il supporto all’Ucraina è molto più di una misura finanziaria. È, ha sottolineato Dombrovskis, “una cartina tornasole per l’Europa“. Perché “l’esito della brutale guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina determinerà il futuro” del Continente. Di conseguenza, l’Ue continuerà a sostenere Kiev. E Kos ha avvisato: “Il tempo non è dalla parte della Russia“, come sembra credere il capo del Cremlino, Vladimir Putin.