Guerra in Iran, choc dei prezzi del gas e la “trappola di Putin”: convocato il G7

I ministri dell'Energia del G7 si riuniscono d’urgenza a Parigi
2 giorni fa
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Il commissario europeo per l'Economia, Valdis Dombrovskis (Afp)
Il commissario europeo per l'Economia, Valdis Dombrovskis (Afp)

Il conflitto in Medio Oriente sta entrando in una fase cruciale che minaccia di travolgere l’equilibrio economico globale. Oggi, martedì 10 marzo 2026, i ministri dell’Energia del G7 si riuniscono d’urgenza a Parigi per discutere misure concrete contro l’impennata dei prezzi del greggio. Al centro del tavolo c’è la possibilità, caldeggiata dall’Unione europea, di un rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio per stabilizzare un mercato in fiamme.

Il G7 e la sfida dell’energia

La presidenza francese del G7 ha accelerato il coordinamento tra i leader per affrontare una sfida energetica provocata da “una guerra che non abbiamo voluto”, come dichiarato il presidente Emmanuel Macron. Con lo Stretto di Hormuz di fatto bloccato, un passaggio vitale per un quinto del petrolio e del gas mondiale, l’impatto sull’economia europea rischia di essere devastante.

Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha avvertito che, anche se l’economia dell’Ue è solida, il persistere delle tensioni espone il continente a un rischio di stagflazione: una combinazione pericolosa di prezzi energetici alle stelle, calo della fiducia e interruzione delle catene di approvvigionamento.

La “trappola” russa e il fronte diplomatico

In questo scenario si inserisce il tentativo di Mosca di rompere l’isolamento internazionale. Il presidente russo Vladimir Putin si è detto pronto a riprendere le forniture di gas e petrolio all’Europa, a condizione che vengano sospese le sanzioni legate alla guerra in Ucraina. Una proposta che ha trovato sponda nel premier ungherese Viktor Orbán, ma che l’Ue guarda con estrema diffidenza.

Dombrovskis è stato categorico: “Non dobbiamo allentare la pressione sulla Russia”. Il timore di Bruxelles è che il Cremlino utilizzi i proventi dell’energia, rincarati dal conflitto iraniano, per finanziare la propria macchina bellica, considerando che “la Russia gioca nella stessa squadra dell’Iran”.

Cosa succede sul campo

Mentre la diplomazia cerca una via d’uscita, la situazione militare resta incandescente:

  • Israele e Libano: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le azioni israeliane stanno “spezzando le ossa” al regime iraniano, mentre le sue forze armate, le Idf, continuano a colpire duramente le infrastrutture di Hezbollah in Libano.
  • La risposta di Teheran: le Guardie rivoluzionarie iraniane, i Pasdaran, hanno respinto le aperture del presidente Usa Donald Trump, che aveva ipotizzato una fine rapida del conflitto, affermando che saranno loro a decidere quando la guerra finirà.
  • Nato e Turchia: Ankara ha schierato i missili Patriot nella Turchia centrale dopo che la Nato ha intercettato un secondo missile balistico iraniano nel suo spazio aereo.

Le prossime tappe per l’Europa

Per l’Unione europea, la partita non si gioca solo sul fronte del petrolio. Macron ha ribadito l’impegno per la libertà di navigazione attraverso l’operazione marittima Aspides. Al contempo, Bruxelles spinge per accelerare l’indipendenza energetica e rafforzare la sovranità monetaria, accelerando il lavoro sull’euro digitale per proteggere l’autonomia strategica dell’Unione in un mondo sempre più imprevedibile.

La decisione finale del G7 sul rilascio delle scorte petrolifere, attesa nelle prossime ore, sarà il primo segnale della capacità dell’Occidente di fare fronte comune contro lo choc energetico. Se l’intervento sarà rapido e coordinato, gli analisti sperano in un raffreddamento dei prezzi; in caso contrario, l’Europa si prepara a una primavera di estrema incertezza economica.